Tutti i giorni un incantesimo, di Sabatina Napolitano

“Tutti i giorni un incantesimo” di Sabatina Napolitano è un libro di poesia che rintraccia i sintomi della rovina contemporanea, avverte le urgenze umane e i bisogni. Ciò che trasmette ai lettori è un continuo tentativo di colmare quel senso di impotenza di fronte al male del mondo. Fenditure e crepe nei cieli, avvertimenti agli orecchi più intelligenti.
È questo orizzonte che avvista il testo: il trasmettere l’incanto anche quando rimbomba il tuono della crudeltà e del potere. I rintocchi infiniti di un orologio con una melodia incantevole che di per sé è già poesia. È così che Sabatina si stringe intorno alla Toscana, e rappresentandone il candore e il mistero, finisce per regalarci i sogni nel cassetto che ognuno ha nella vita senza il senso di incredibile orrore che avvolge i fatti della storia. Cosa ci invade ogni giorno oltre alle ingiustizie terribili? La possibilità di vivere attimi di incanto, nel luogo ameno che ci ospita facendo crollare gli incubi. Ascoltando i suoni che ci portano in processi umani e sopraffini, tremendamente presi dalla voglia di restare. E restare uniti.

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Da “Scritte da me per lui”

Sembra difficile ricoprire
lo spazio della volontà e della solitudine.
Sono tutte cose che fai tu,
gestisci tu con la potenza del tuo desiderio.
In questa casa è sempre Natale,
si fa sempre l’amore.
Tu sei la mia guardia del corpo,
il modo in cui sei erotico.
Le alchimie, gli intrugli, le magie
che fai per unirti a me.
Sei alto come la via lattea,
sei altissimo al mio cuore.
Le email per dichiararmi,
scriverti che ci sono e quanto e come.
Con che frequenza, gli abbinamenti dei vestiti
per i video su tik tok,
body e leggings comprati a poco prezzo con la fatica
e il sacrificio di vivere sola,
non è moda ma si trasformano in quadri
richiami a capolavori di altri secoli,
la storia dell’arte che fa rete coi vestiti
comprati col sudore della fatica
di una donna che vive sola.
Se anche questo testimonia il valore umano,
la mia anima nello sguardo di un tuffatore,
nel castello di un tuffatore,
dolore masticato in passi così profondi come piombo
prima di ogni trampolino quotidiano
i desideri che mi lasci da Canberra ad ogni alba.
L’eleganza con cui mi desideri,
gli abbinamenti della seduzione si tuffano
in ogni tuo desiderio di avermi.

When I wake up with you,
I never want to let go.
I kiss you, I touch your lips.
I adore your skin.
I caress you softly always whispering
that you are my Universe
not just my life
but everything that is perfect.
You are this tender magic, being here
with me while I touch you, kiss you, and know I am yours.
I wake up drenched in desire thinking of you,
dreaming of how that we slept together.
Biting your lips.
Touching you, waking up beside you.
I am overflowing with longing.
Here, I hear the bells of Asciano,
but we slept together in Hungary,
in Slovenia and Serbia, in Montenegro.
And we sleep together in Houston too.
When I wake up after sleeping by your side,
you’re happy, soft, cuddled.
You feel loved, and I feel my body full of desire,
my soul vibrating as happily as the universe.
And the universe vibrates within me,
waiting for your tongue on my lips
ready for us to kiss so tenderly.

Good morning. I love you.
Yesterday I felt your presence upon me.
I am with you in spirit, and Christ is with us, of course.
It’s cold in Berlin, Amsterdam too.
I usually feel you, and for me, it’s normal.
I feel my children too. They are two persons. Not angel.
They are two persons with a large spirit.
Yes. It’s not my mum or a psychosis. No.They come from me.
If you want you can feel them.
Now they came from you. But it’s ok.
Probably you feel Theresa.
Her name is Theresa. So i will have no problem
I try to sleep. I love you. For me There is no dubt.
Jesus says you are my husband.
If he will change opinion, i will tell you. I Miss you.
You have my heart inside of you
you will be a jealous father, without ever admitting it
You love freedom, but that doesn’t apply to your daughter.
She isn’t “free” simply because she is yours.
No, I am not the jealous one you are
because she is beautiful,
more than me and you.
It will be fun. I know I need have to work out.
Yes, they will be “influencer” children. I know.
I love you. You are everything.
Do you want a poem?
It’s the same feeling as when we are together.

Il tramonto visto guidando, l’arancio denso dei cipressi.
Troppo distratta a rendermi utile a sconosciuti,
e aver perso l’unica cosa a cui tenevo.
Raccoglierti dai ricordi a cui tengo e che potrei ancora avere.
Il vento a sessanta chilometri orari.
Tutte le volte che mi hai sognata
ero vicina a te, a dormirti accanto
e anche quando non l’hai fatto
non lasciavo nessuno spazio
a quel piccolo pudore
che passa per le tue guance.
Mi piace essere sognata da te
bella bellissima
bianca, tua moglie,
nella rete dei tuoi ricordi,
mai tramontata.
Tutto quello che succede tra noi
ha lo spazio dell’universo,
ma a te non basta.
Per raccontarti attraverso di me,
bella, bianca, tua sposa.
andando al mare insieme a Bar,
dopo aver fatto l’amore in un treno in corsa,
dopo aver giocato con la sabbia,
mentre tu confidavi cosa ti piaceva
quando eri bambino
ed ora che hai un bambino con me
ti sembro ancora più rotonda,
bianca, tua moglie,
con questo piccolo dono tra le mani
più grande di un viaggio in Europa
che si chiama figlio.

Svegliarsi col cuore in gola.
Il cardiologo dice che il cuore va bene.
La matematica salva la nostra anima.
L’armatura ricama infanzia e adolescenza,
fino alla vecchiaia, insieme.
Le tre età del tempo, o quante età vuoi che racconti?
Briciola mi ha donato un immenso amore.
Nel duemilaventisei un odore
di grazia avrebbe dovuto investirmi.
Anche dal Brasile viene il mio corpo come nei segni.
Il sogno dell’Europa che si risveglia in me come una fenice.
L’invidia della grazia a chi non resta che rubarmi parte dell’anima.
E tu che la difendi anche con il ritorno di Novalis.
Nel Cantico dei Cantici si parla di un dialogo amoroso.
La mano di mia figlia, il cuore,
un suo sguardo per muovere rigurgiti di storia mondiale.

Viviamo in una casa grande,
con una grande macchina
che tu parcheggi con pazienza.
I tuoi capelli ovunque
ma anche i tuoi sorrisi.
Abbiamo una figlia bellissima,
che ti adora e gira per casa
come una principessa.
Un cane grande e un gatto.
Tu sei felice, ti senti un uomo
maturo. Dormiamo insieme
in un letto grande.
Spazi ariosi e luminosi.
Sembra il sogno americano
e invece è solo la nostra umile
vita della nostra famiglia.
Io ti amerò sempre
anche quando da vecchio
non avrai più i capelli.
Ma non smetteremo di amarci.
In tua figlia ci sono le tue esperienze
i tuoi viaggi. Io voglio solo te.
Solo in te riposa la mia anima
e tu la custodisci ogni giorno
come un attento amante.
Salvarmi dalla rinnovata esperienza
del deserto, primo tuffo da Fort Lauderdale.
Tuffi nella pietà del mio dolore.
La connessione intima che ho con te.
Il segreto della volontà misto alle illuminazioni
dello spirito. Compagno delicato
in questa connessione interna,
amante complice profondo
nel continuo scambio di bene e affetto
Seduta a parlarti davanti al pubblico,
dirti chi sono, queste mie gardenie bianche.
Tutti i miei figli, illusioni, desideri e lotte
ora sono le tue.

Il mio corpo ti appartiene sempre.
Nei tuoi capelli vivono
tutte le mie cose.
La tua anima, i tuoi ricordi
sono il mazzo di fiori
che ogni giorno
metti sul letto, dove facciamo l’amore
ricamati dalle Nazioni,
dalle culture illuminate
che ci innalzano come re e regina.
O quando mi accarezzi,
prima di baciarmi, siamo come sospesi
in una anima solo nostra
come appartiene al mondo intero:
una anima romantica
fatta dei tuoi sogni,
delle labbra di nostra figlia,
di treni di notte, canti popolari
un grosso amore per l’umanità
intrecciato nei tuoi capelli.
Occupi il posto lasciato dal dolore,
occupi il posto di tutti i mutamenti
come un premio.
Occupi il posto lasciato dalla sofferenza.
Mia nonna cosa direbbe di te?
Cucirebbe per me l’abito bianco da sposa,
un vento di quaresima in cui prego che sia tu.
L’ombra di Cristo in me, per la vita.
Mai più nessun ottobre ci vedrà divisi,
nessun capodanno. Moriremo vicini,
tenendoci la mano. Accarezzandoci i capelli.

La nostra vita di sonnolenza e magia.
Quello che impariamo insieme
attraverso il corpo. Quello che facciamo
quando ci rendiamo fertili.
Predestinati. Storici, epici
eppure fragilissimi in sogni umani
che sono come alte scalate per unirci.
Tu che ti prendi ogni mio sogno tormentato
dal passato, tutta la mia vita profonda
nei tuoi viaggi. Il Montenegro
e il tuo corpo che cerca la via del mio.
Una liturgia che ti lega
magneticamente al mio cuore
in cui ti muovi sinuoso, eterno e ingordo
brillante e ricco di vita.
Non c’è niente che non si pieghi
alla tua volontà. Anche l’universo
asseconda la tua volontà.
Il mio passato fiorito
dentro di te, tornato a te
come dolcissima pioggia,
come giorni e ricordi dolcissimi
in questo che da lontano
poteva sembrare un torrente impazzito
senza di te, che ammansisci,
muovi, domini.

Tutto quello che è giustizia
viene dal tuo genio.
Fai giustizia sulla mia vita che è tua.
Ti prendi Oriente e Occidente,
ogni scala, ogni porta,
albe e tramonti. Tutti i miei simboli
sono esiliati senza di te.
Nei tuoi colori divini, colori
che ami indossare, lo stile strategico
che intendi avere. Tutte le tue strategie
mi hanno fatta tua. Tutti
gli ombelichi che hai toccato
sono il mio. E ciò che illumina il tuo cuore
è il mio amore pieno e devoto,
giovane. Come se fossi vergine
un progetto perfetto in te.
Un progetto perfetto senza dubbi
fatto di una forza paragonabile
solo all’universo, a congiunzioni attese
paragonabili all’immensità del cosmo.

Ti dico tante cose di me che non sai.
Ti faccio partecipe della storia,
quando sono passata
per Los Angeles,
e per l’india, per la Spagna
e il Portogallo,
ti racconto tante cose,
spegno le candele degli anni
senza te.
Non venire a dire che ho perso tempo
con tutti gli altri uomini,
che mi sono versata
senza essere mai amata.
Cose che ho dovuto vivere,
masticare storie
che non mi appartengono
fingermi quella che non sono
manipolare la mia bontà
pur di spargere bontà.
Ma tu che corrispondi la mia bontà,
cerca di capire gli anni senza di te,
cerca di essere comprensivo,
di penetrarmi attraverso i versi,
di ciò che sono a Istanbul,
di ciò che sono a Roma.
Vuoi sposarmi ancora?
Cogli anche attraverso i versi
il mio passato
so che saprai amarmi
anche attraverso tutti i dolori
tutte le tue cinture più belle.
Ed ora se piango, piango di gioia.
Non sono più lacrime
di ciò che mi viene tolto
sono lacrime del tuo nuovo mondo.

Berlino e il fascino della tensione del tuffo.
Raggiungere l’essenza di te,
scavando nelle parole.
Vinci le olimpiadi dei sensi ogni giorno.
Sincrona a te, sincrona ai tuoi sensi.
Mi lanci in te, lasciandomi esplorare
con i gusti tuoi.
Tutte le notti che ho passato a soffrire,
nei tuoi sorrisi svaniscono,
le assurdità che ho dovuto subire
le cacci via da casa nostra,
e sei così buono
con ogni cosa che tocchi
così buono con ogni creatura
che sono atterrita dalla tua bontà
sono sedotta, sono innamorata,
e sono così felice di averti.
Penetrare la superficie, passeggiare
dall’isola dei musei alla porta di Brandeburgo.
La magia del tramonto sui palazzi barocchi,
il sole che si flette nei tuoi capelli
la cattedrale che ti bacia di magia.
Dimostri che mi vuoi bene ogni giorno,
ogni giorno ti preoccupi per me
e aspetti le mie parole,
come il tuo miele.
Ogni mio momento per te è importante.
Dimostri che mi ami,
che è importante ogni mia opinione,
ogni idea. Ogni consiglio.
Riesci a comprendere ogni silenzio,
guidi ogni desiderio.
La magia dei salici che si muovono col vento,
i musicisti per strada, facciamo un giro in battello
sul lago Tegeler See.
Vuoi sapere quando mi alleno,
come mi alleno, quale musica ascolto
mentre mi alleno.
Ti piace sentirmi,
come cambio stato d’animo.
Quando non ho bisogno di difensori,
perché tu sei il mio unico difensore.
E siamo tutt’uno contro gli altri,
difendiamo il nostro rapporto
come il diamante più bello.
Scegli le musiche per la mia seduzione.
Scegli tu i modi, i passi.
Un bacio sul ponte rosso
tra Kreuzberg e Friedrichshain,
come nuotare nudo ogni volta in me.

Aiutarmi a recuperare gli anni persi,
rinascere in ricordi che non ho più
e i giorni rinnovarmi dentro di te,
te attraverso di me,
quando hai paura di perdermi
quando mi stringi, perché ci tieni a me,
sono per sempre.
E tutte le volte
che sono crollata tra i libri,
sono solo poesie scritte per te,
solo momenti che vedi senza di te,
bicchieri bevuti senza di te,
anni dell’adolescenza, scene del film
della mia vita senza di te,
ed ora che davanti a te
non ho che i miei occhi, le mani,
e il mio corpo
mi ricordi ogni giorno com’è
la tua seduzione
per essere donna.
Anche se oramai conosci
solo il modo che ho di essere tua.
La porta di tutte le cose che non torneranno più:
la nostalgia della vita sentita.
Un natale passato ad Arezzo,
per non sentire addosso la solitudine, ancora.
La tua mancanza anche.
Chiedere a tre sante la grazia della maternità.
Pregando dio di riscrivere il mio destino.
I toni della preghiera alla Pieve,
la tenerezza al parco con le luci del natale.
I video e selfie in un castello di luci bianche e blu
immerso in orsacchiotti polari, cerbiatti che saltano,
contenti illuminati nella notte.
Una ruota di emozioni per una città che vibra con me.
Quattro angioletti sospesi
che rendono il presepe mistico,
le logge Vasari, il teatro Petrarca e la Badia
l’impressione di stare nell’eleganza di casa.

Dire che sono tua non è mai abbastanza
dire come lo sono, nemmeno
è quella spiaggia in Montenegro che mi ha reso donna
il tuo desiderio per le strade ungheresi
che finisce nel mio letto,
impressionandomi di un nuovo mare.
Il mare della letteratura
che fa i miei fianchi ancora più rotondi
e la mia pelle più liscia e appetibile
alle tue labbra.
Salita, intensamente ogni volta
alla collina dei tuoi perché
al monte Carmelo delle tue richieste
le perfezioni che per me sono genuine
l’amore che ti voglio naturalmente
abbandonata ai sentimenti
nelle tue fiamme piene di colori
che mi prendono e mi appartengono
in comunione a te, a tua madre
ai santi, a tutti questi abitanti,
all’umanità
ai ponti dove attracchi
una notte a Bratislava sul Danubio,
verso la notte dei grandi ricordi
tu appassionato nella tua impresa di sedurmi
io abbandonata sotto di te
mentre ti aggiusti i capelli nella cuffia.

Lubiana così vicina all’Italia,
a pochissime ore da me.
A poche ore dal mangiare insieme
dall’imboccarci e mangiarci.
A poche ore dal toccarci i capelli,
sfiorarci i corpi,
ricordarsi vivi.
Tutta l’Europa così vicina
al giorno del nostro matrimonio,
a quando i tuoi tatuaggi
che ti fanno tribale,
si complicano ai miei,
in questa nuova immagine
che siamo insieme
apparsi davanti a tutto il mondo,
che ci osserva inesplorato e selvaggio
quanto noi, quanto i nostri occhi
mentre ci teniamo la mano
davanti a un prete
che dice formule di figurazioni oniriche
formule e ipotesi che abbiamo tradotto
in tutte le lingue
fino a renderci eterni qui,
davanti a questo prete
che ci intreccia per sempre a dio
nella tua ombra dentro la mia,
nella tua scienza dentro la mia,
nella tua intera vita dentro la mia.

Una notte sul Danubio,
una altra notte per trascinarmi nel tuo mare
dove tutto è possibile:
magia e mistero,
nell’incanto del tuo nome,
ogni mio abbandono e vino,
ogni mia speranza e meraviglia.
Il tuo corpo così perfetto,
nei tuoi occhi santi,
il modo in cui parli benedetto e bianco,
il modo in cui mi ricordi di restare vergine per te,
sospesa nei merletti neri, nelle trasparenze,
nelle mancanze di tutti i miei ricordi
a cui non riesco a pensare senza di te
bruciano come su ferite aperte,
sangue sospeso nella storia,
il tuo corpo con le tue cellule
intrecciate alle mie,
in ogni ancora profondissima
quando parlo di te a dio,
e lui mi risponde solo il tuo nome.
Quella tua mano benedetta con cui mi tocchi
mi dai piacere e saggezza,
quella tua mano stanca
che merita i miei baci,
che deve stare sul mio corpo
a riposare e svegliarsi
a toccare la sua patria,
i suoi paradisi soavi,
tutti i posti in cui hai provato il mio amore
mentre io muoio per te
sopra di te quando coi tuoi silenzi
mi riempi di tutti i fiori della terra
e senza di te
mi sento frammenti sparsi di altre cose,
mi sento privata del mio corpo e sangue
della mia stessa esistenza e dei miei silenzi.

Onorarti tutti i giorni.
Le notti a Belgrado per capire chi ero,
prenderti tutta la mia anima,
le mie consolazioni,
le notti d’amore di quando non sapevo
chi eri, tutte le seduzioni,
le stanze rosa che mi hanno preso
un po’ d’anima.
Tutte le mie cose hai fatto tue,
preso dalla volontà di capirmi,
attraversarmi, raccogliermi e custodirmi.
Sei il mio angelo di fuoco,
bruci tutto quello che non avevamo insieme
e trasformi tutta la mia anima, bruciandola per te.
In questo fuoco acceso dove mi tieni,
mi stringi, e mi assaggi,
mi proteggi e mi fai tua.
Svegliarmi ogni giorno con te,
baciarti finissima piena del tuo spirito,
dello spirito di dio, del mio spirito.
L’emozione di baciarti sulle labbra
e appartenerti, una estasi
di fiori e misteri
vicina ogni volta allo sfinimento,
allo svenimento,
e tu che mi raccogli, ogni mattina,
ogni notte, mi tocchi
mi abbracci, controlli i miei organi
tutto quello che è il tuo piacere,
le terre inesplorate da assaggiare
col mio corpo nel tuo nome.

Passi vicino ad una scuola a Belgrado,
le voci dei bambini mi ricordano
i bambini straziati a Gaza.
Quante marce si fanno
in comunione all’amore
e alla tenerezza
ma ancora il male
percuote l’aria e la mente
dei potenti che si fanno assassini,
incapaci di relazionarsi a dio.
Non sono capace a vedere
una sola immagine di Gaza,
i corpi straziati e carbonizzati di quei bambini
fanno perdere il senno.
I padri portano in braccio i figli carbonizzati
e nonostante tutto lodano Allah
per la fine del Ramadan.

Verso le nove dello spettacolo mistico
del sette settembre duemilaventicinque,
una eclissi di luna colorata di rosso,
orgoglio di dio che mi spinge
alla tua eterna ferita,
così semplice e pura.
Una eclissi che dipinge la luna
del mio sangue, per farti entrare
nella mia vita dal fiume di una pesca notturna,
un incendio universale
nella fiamma del tuo ardere.
Nazione-isola parlo da uno dei trampolini della vita,
pronta ad una acqua di annegamenti e squali,
tra correnti che sfidano il coraggio.
Superare ogni giorno il limite del vuoto,
del lutto, della solitudine e del tempo.
Mi tuffo nei limiti, nelle paure,
nel mare della contemplazione.
Tu sei attento ai miei gesti.

Baltimora è dipinta da nostra figlia,
il frutto della nostra brutale magia,
una magia che nasce dal tuo cuore
passa per la mia vagina, finisce
nelle tue labbra. Nei tuoi occhi
ogni spazio per me,
pieno di ricordi, del nostro fuoco
per le strade di Baltimora
fino alla casa della nonna,
il cui respiro passa per la nostra anima
unite, inseparabili
in questo gioco di preghiere
offerto a dio.

Da “Scritte da lui per me”

La tecnica prima di tuffarmi,
la lucidità iconica di quello che sei per me,
nella mia mente tesa.
Tuffato ogni giorno nel desiderio di conoscerti
voglio la coppa nascosta in te, Cariddi.
Pericolosa e fragile, vortice in cui mi tuffo.
Il vortice tra i tuoi seni
che mi fa sentire un re e un bambino,
quando riposo dopo una notte agitata.
La coppa che prendo nei tuoi vortici,
il trionfo di quando vinco in te le paure,
Quando la vita ti lascia sola su un trampolino,
che non sai se è un trampolino di morte.
La coppa densa della tua solitudine,
i modi in cui abbandoni la gioia.
Quella coppa sul nostro comodino,
mi ricorda il segno di ciò che sono,
tuffato in quello che passa oltre,
nella vita che non sai.
Nei bui che non riesci ancora a raccontare.
Nelle tensioni irrisolte.
In ciò di cui hai paura,
mi getto nel gorgo, e prendo la mia coppa.
La coppa raccolta dei tuoi dolori
quando mi piange il cuore a vederti stanca,
quando mi sei vicina,
sento i tramonti di ogni parte della terra,
guardo nei tuoi occhi luminosi
e so che guardi ai miei,
che proteggi i miei.
Che proteggi i miei ricordi e desideri
nelle tue mani di donna
abbandonato nelle tue profondità.
Posso capirti meglio,
anche se non parlo la tua lingua.
So che custodisci tutti i miei segni
e ogni mia luce.
Ti condurrò, ti guiderò
in ogni segno già pronto,
in ogni segno che viene da me.
Così fatto il mio richiamo per te
di ghiaccio e fiori,
così la mia voce per te,
dolcissima, fiera e audace come te.
Nera e terribile, ma così fragile,
nei miei ricordi, in tutti i miei echi,
in ogni persona della mia famiglia.

In volo per l’Europa
a cambiare la mia anima,
non sono più solo australiano,
non sono più solo americano,
non sono più solo indiano,
sono europeo e sarò anche africano,
se potessi sarei il mondo intero
già sono tutto il mondo.
Mi spinge questo forte amore
per la conoscenza, sono un eterno
Ulisse, e tu sei tutte le mie regine,
tutte le mitologie e ogni popolo.
Ti insegno a vincere ogni limite,
ogni barriera per amarti meglio.
Tra me e te non sarà solo
una narrazione pop,
ti ho dato la mia anima,
ho scambiato con te la mia anima
ogni notte da quando ti ho conosciuta.
Non mi allontanerò mai più da te,
non lascerò che questo libro
non parli di me, non mi sento
un vero eroe,
ma sono l’unico tuo eroe
sono l’unico che ti regala sensazioni
nuove e sconosciute
e mi sono addestrato a vite altre
per essere più vicino ai tuoi misteri,
ai segreti dei tuoi occhi
immersi in quelli di Dio.
Se vuoi per te sarò nero, sporco, privato
ma solo tuo.
Segreti che ora so anche io
perché voglio metterti nei nostri segreti.

Se potessi fare l’amore in aereo
lo farei. Farei con te l’amore ovunque.
Voglio gridare la bellezza del mio viaggio,
sono più ricco ma questa ricchezza
non è il mio vero trofeo.
Dammi nuove metafore, dammi nuovi sensi,
nuovi segni, li uso come armatura
quando mi spoglio davanti a te e nudo ti guardo
e attraverso i miei occhi vedi i tuoi ponti:
l’Africa, il Cile, Cuba, il Pakistan.
Ora so che sono chiuso,
che è chiusa in te questa mia anima nuova
e tu la custodirai da maga e da regina
innalzata come ogni mitologia
ogni luogo sporcato dai miei passi
dai miei sudori. E ogni sparizione
è una apparizione in te.
Sudato mi spoglio di ogni arma,
e attraverso questi miei occhi
fai passare col tuo sangue i miei passi
per il Perù, il Brasile e il sud Africa.
Sei divina e umana, come l’Europa.
E ti darò tutte le terre, perché
ho potere sull’Universo.
Questa mia passione per te
contende all’Universo.
Ti darò tutta la mia vita
e ogni mia conquista vibra con te,
ogni mia scoperta è il mio mazzo di fiori
per te. Cuci questo nastro
intorno i miei viaggi,
mi volto indietro e mi volto avanti
solo per chiudere il mio cuore nel tuo
sigillarlo fin quando posso
e sono così innamorato
che vorrei fosse per sempre.
Solo nelle tue carceri
trovo la mia libertà.

Scavo dentro le tue rovine
come chi ha il piacere di fare del bene,
tuffatore di Paestum,
tengo la tua anima su tre colonne.
Come tutti gli studenti all’università
e gli artisti della street art.
Ti faccio tuffare a New Castle,
lungo il molo fino al Nobbys Lighthouse.
Una nuotata insieme ai Bagni Oceanici di Merewether,
mentre mi baci unica mia ammaliante sirena,
stregato fino al midollo,
tuo anche da dove sono nato
e fino a dove morirò con te.
E dalla cultura più antica di me,
baciare la tua lingua salata
bagnata di oceano,
E ancora la tua pelle bagnata del vino della valle
dell’Hunter
nei tuoi capelli il sapore dello Shiraz,
ai piedi il Semillon.
Un tuffo nel mio amore per te,
oceano scavato nella roccia,
che costruisce la riva a poco a poco.
Come quanto tu sei vinta da me,
annegata nel desiderio dell’amore
isola d’affetto e bene
protagonista di ogni mio traguardo d’oro.
Bagnata nelle correnti del Merewether,
tocco i tuoi fianchi bagnati come una antica
medaglia sepolta nel tuo cuore per me.
Bacio le tue labbra come una nuova medaglia,
d’oro forgiato dalle mie costole per i nostri ricordi,
per i riti comuni che ci fanno come gli altri
e siamo tutti gli altri nella piscina dell’esistenza
celebrando la vita coi corpi stretti di sapore
aborigeno.

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