INSTANT FICTION E DROGHE PESANTI

di Valter Binaghi

mentana

Finalmente l’instant fiction approda anche da noi, grazie all’avanguardismo mediatico dell’ottimo Mentana che, per la puntata di Matrix del 18 giugno, ci promette una ricostruzione filmata con tanto di attori della strage di Erba. A paragone di questa, il plastico dello chalet di Cogne approntato a suo tempo da Bruno Vespa per i telespettatori di Porta a Porta sembrerà una scacciacani di fronte a un bazooka, o uno spinello rispetto a una pipata di crack.

Non sembri esagerata la similitudine: mantenere desto il livello di eccitazione del pubblico televisivo richiede ormai, da parte degli addetti ai lavori, la padronanza di categorie psicologiche come assuefazione e tolleranza, nate dallo studio delle tossicodipendenze.
Ci si abitua a tutto: dettagli raccapriccianti, perversioni argomentate dagli stessi protagonisti o dai loro avvocati difensori, nemmeno un talk show modaiolo è più sopportabile se non ci sono uno Sgarbi e una Mussolini messi in posa per menarsi. Così va il mondo: dopo un po’ anche i miasmi più ammorbanti diventano respirabili, come sa chi per la pagnotta deve adattarsi a pulire latrine.
Lo sa bene anche Mentana, indiscusso pioniere della morte in diretta con quella famosa cronaca da Vermicino (il bambino nel pozzo, ricordate?). Mancava l’istantanea della strage, la possibilità di spiare sul volto di attori consumati il guizzo demoniaco che precede l’affondo del coltello, ma ecco che l’ineffabile Mentana provvede.
Un’opinione pubblica che pratica quotidianamente la rimozione della morte propria, e tra cosmesi e chirurgia insegue il sogno dell’eterna giovinezza, deve poterne esorcizzare anche il pensiero sostituendolo con il suo simulacro spettacolare: anzi questa è condizione essenziale perchè la lieta insipienza di quella possa perpetuarsi.
“Noi non vogliamo speculare sulla morte di quelle povere persone” assicura Donelli, direttore di Canale5: “solo raccontare attraverso le immagini”.
Non sia modesto, Donelli, voi farete molto di più: un autentico servizio sociale.
Come somministrare il metadone al tossico boccheggiante che avete creato.

15 pensieri su “INSTANT FICTION E DROGHE PESANTI

  1. beccalossi

    bravo. bel pezzo e mi hai dato un’idea. un centro di recupero per teletossici tra le robinie del parco agricolo sud. con maneggio e laboratori di falegnameria.

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  2. manuelfg

    Ottimo commento.
    Su Vermicino è uscito recentemente un libro che parla appunto dell’evento mediatico che si è sviluppato attorno al caso.
    In quell’occasione c’era la giustificazione dell’ingenuità di chi operava e di chi assisteva davanti al video, c’era insomma la buona fede.
    Oggi quella situazione si è trasformata nella consapevolezza che il pubblico che “abbocca” è lo stesso che si ferma ai bordi delle strade dopo un incidente per “vedere il morto” e magari filmarlo con il telefonino, e chi lo adesca lo fa coscientemente perchè sa che quel pubblico è in una percentuale così alta che sicuramente farà fare bella figura nelle statistiche.
    Naturalmente un pubblico analfabeta fa molto comodo: si porta a casa pubblicità e si spende poco.
    E poi, non lo ha detto anche il Sig. Berlusconi che il livello mentale del pubblico televisivo è pari a uno scolaro (negligente) di seconda media ?
    Sfruttiamo la vene quindi……
    Saluti a tutti.

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  3. Fabio Brotto

    Lo spettacolo è essenzialmente connesso al sacrificio. Origina dal sacrificio, e ne mantiene inevitabilmente le caratteristiche. Ogni spettacolo esige una o più vittime. L’informazione-spettacolo, di cui Mentana è furbo officiante, è un’informazione che ha bisogno assoluto di vittime, e se l’ambiente non gliele fornisce, se le crea da sé. Non ne può fare a meno. Occorre dunque uscire dal moralismo ed entrare nella moralità, ovvero in una comprensione antropologica della realtà umana, che è SCENICA fin dal suo esordio.

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  4. manuelfg

    Ma non tutte le pulsioni che sono all’origine dell’umanità sono, nella nostra cultura, di per sè valide……altrimenti il cammino verso la civiltà è stato inutile.
    Certo, quello che noi riteniamo essere civiltà, ma che mi sembra ancora oggi valido, ancorchè messo a rischio e snaturato.

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  5. Fabio Brotto

    Non dobbiamo accettare tutte le pulsioni, è ovvio. Ma dobbiamo comprenderne l’origine, le cause, le trasformazioni nel tempo e le manifestazioni. Altrimenti rimarremo disarmati di fronte ad esse. Se non si comprende che le società umane ancora non hanno superato il loro originario bisogno di vittime, queste continueranno ad essere sacrificate.

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  6. beccalossi

    “L’originario bisogno di vittime”.

    A pensarci bene, periodicamente in Italia spunta un capro sacrificale: attraverso di lui -la sua morte – la società si monda, si riunifica, si inorgoglisce patriotticamente, si fa pronta per rinascere moralmente, per farsi “Seconda”.

    Da Ricucci a Moggi, dalla Franzoni a Berlusconi, da Craxi a Benito Mussolini: sono soltanto capri espiatori, la cui colpa è assommare, meglio di altri, le colpe di un popolo intero.

    L’ariete del sacrificio è pronto per essere sventrato sulla pubblica piazza. E nelle sue budelle gli Italiani sono certi di trovare un futuro migliore, preconfezionato e marchiato Bio.

    Ma dopo il sacrificio il popolo è pronto per redimere: al bisogno di vittime segue il bisogno di riabilitare. Solo riabilitando – e nel più squallido e mediatico dei modi, facendo del capro un’icona della TV o dei giornali – il popolo italiano conclude il processo catarsi.

    E ci si sente tutti meglio, mentre i colpevoli -quelli veri – tutti noi? – a piangere lacrime, scomodando il perdono cristiano, e a pronunciare omelie e ricordi.

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  7. mariapia

    Sono proibizionista..

    sulle droghe pesanti, quelle mediatiche sono poi la lobotomizzazione coatta più mortale..per cui o diventi omologo o esci…di casa.
    Il recupero dei teletossici deve’essere obbligatorio, ma chi lo finanzia, Vespa?

    Maria Pia

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  8. merisi

    ore 12,45 e leggo il tuo post, valter, e non ho proprio niente da aggiungere se non un sorriso amaro che non vale niente. poi mi viene quella notizia di giorni fa, di quel tipo che dona il rene, credo, e deve scegliere tramite un reality televisivo la persona a cui fare il dono, e mi viene in mente quel film con romy schneider in fin di vita e il reporter con la telecamera nell’occhio che la segue dovunque, che mi pareva vera fantascienza e non mi ponevo domande di etica e moralità televisiva perchè mai ci saremo arrivati. ecco, ci penso e mi comincio a incazzare, valter.
    poi penso che ho due figli piccoli e mi domando che fine faranno.
    c’è da aver paura.

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  9. enrico de lea

    condivido “toto corde” – il problema è che in questo uniformarsi al ribasso, nella monnezza generale, nessuno pensi che fare una (dico “una”!) rete televisiva che rappresenti un’alterità di informazione e cultura, effettiva, potrebbe persino essere interessante sotto il profilo dell’audience e quindi dei bilanci della medesima – no, si insiste col copia-incolla della facilità rappresentativa e spettacolare, senza filtri, eretta a sistema

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  10. Fabio Brotto

    Da Ricucci a Moggi, dalla Franzoni a Berlusconi, da Craxi a Benito Mussolini eccetera eccetera. Questi non sono SOLTANTO capri espiatori, sono ANCHE capri espiatori. Con la pratica del capro espiatorio ci si libera delle proprie responsabilità, ci si sente innocenti e puri.

    Vorrei ricordare una cosa, per cui rimando al bellissimo volume di Alessandro Spina “I confini dell’ombra”. Gli Italiani hanno occupato la Libia nel 1911. Hanno combattuto per anni i patrioti libici, la Resistenza libica. Hanno fucilato moltissime persone prima del fascismo e durante. Non i fascisti, gli uomini dell’esercito italiano. Però di questi eventi gli Italiani hanno dimenticato tutto, compresi i connazionali cacciati dalla Libia dopo la Guerra. Poi hanno glorificato la propria Resistenza, quasi che tutto il male fosse stato fatto dal Duce con le sue sole mani. Nel libro di Spina un libico chiede ad un’italiana, dopo aver visto un film sulla nostra Resistenza, cosa avessero fatto i suoi eroi prima dell’8 settembre. Dimenticato tutto?

    Del resto, anche la Destra berlusconiana non ricorre ampiamente alla pratica del capro espiatorio, dando ad esso la forma di inesistenti “comunisti”? Questo non significa che non vi sia il male reale. Un assassino punito non è un capro espiatorio. Lo diventa se con la sua esecuzione noi pensiamo di liberarci del male ed essere innocenti e felici.

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  11. vbinaghi

    Questo intervento di Fabio mi ricorda che da molto tempo ho promesso a me stesso una riflessione seria sulla “spettacolarità” della storia, cioè su quanto storia e cronaca siano soprattutto, per noi, ciò che del passato e del presente CHI NARRA decide di farti vedere. L’allerta permanente nei confronti del “nemico” è eccitato dalla cronaca nera, che in effetti è un’infinitesima parte di ciò che globalmente accade nella vita corrente. Finchè l’ideologia poteva esercitarsi solo nelle cronache di regime o nei libri di storia, il suo potere pedagogico era limitato.
    Con la tv è immenso.

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  12. Giorgio

    Bella domanda. Cosa c’è dietro la facciata? Qual è il volto nascosto della storia?

    In ogni epoca, mi pare, le parole d’ordine più sbandierate tradiscono un’assenza. Anche il cortigiano era la maschera di un’epoca di delitti.

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  13. marcosimonelli

    Io sono un tossico televisivo ma mi faccio di roba più leggera: la massima fattanza televisiva l’ho sperimentata con albano all’isola dei famosi 2004.

    Stasera la docufiction me la sono vista. Mi è sembrata macchiettistica. Il processo Mentana è ancora in corso e ti scrivo dalla pubblicità.

    Un appunto: a Vermicino la telecronaca era di Emilio Fede, non di Mentana (attenzione ai particolari: come ci insegna csi sono i particolari a inchiodare gli assassini).

    L’altro giorno sulla rivista da shampo “GENTE” che compra mia madre ho visto Azouz e Lele Mora che cenavano insieme e sembravano divertirsi.

    Sarà che sono teledrogato ma quella foto con la scritta “Azouz nel mondo dello spettacolo” mi inquieta.

    Aspetto la fine di Matrix e poi faccio l’unica cosa che mi sembra opportuna in questo caso: rimanere in silenzio.

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  14. eziotarantino

    No, scusate (anche il tono surreale di questi commenti), a Vermicino la telecronaca era di tale Maurizio Vallone (che poi divenne vicedirettore, forse lo è ancora, non so), che si alternava con altri (fra cui M.Beretta futuro capo ufficio stampa della FIAT). Ci mise del suo anche Giancarlo Santalmassi (così ho trovato in Rete).
    Su YouTube cisono due filmati, uno dei quali con un giovanissimo Badaloni.
    Così, per la precisione.
    Ezio

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