Lasciami sanguinare
Lasciami sanguinare sulla strada
sulla polvere sull’antipolvere sull’erba,
il cuore palpitando nel suo ritmo feriale
maschere verdi sulle case i rami
di castagno, i freschi rami, due uccelli
il maschio e la femmina volati via,
la pupilla duole se tenta
di seguirne la fuga l’amore
per le solitudini aria acqua del Bràtica,
non soccorrermi quando nel muovere
il braccio riapro la ferita il liquido
liquoroso m’inorridisce la vista,
attendi paziente oltre la curva via
l’alzarsi del vento nel mezzogiorno, fingi
soltanto allora d’avermi udito chiamare,
entra nella mia visuale da un giorno
quieto di settembre, la tavola apparecchiata
i figli stanchi d’attendere, i figli
giovani col colore della gioventù
esaltato da una luce che quei rami inverdiscono.
La rosa bianca
Coglierò per te
l’ultima rosa del giardino,
la rosa bianca che fiorisce
nelle prime nebbie.
Le avide api l’hanno visitata
sino a ieri,
ma è ancora così dolce
che fa tremare.
E’ un ritratto di te a trent’anni,
un po’ smemorata, come tu sarai allora.
Ritratto di uomo malato
Questo che vedete qui dipinto in sanguigna e nero
e che occupa intero il quadro spazioso
sono io all’età di quarantanove anni, ravvolto
in un’ampia vestaglia che mozza a metà le mani
come fossero fiori, non lascia vedere se il corpo
sia coricato o seduto: così è degli infermi
posti davanti a finestre che incorniciano il giorno,
un altro giorno concesso agli occhi stancatisi presto.
Ma se chiedo al pittore, mio figlio quattordicenne,
chi ha voluto ritrarre, egli subito dice
“uno di quei poeti cinesi che mi hai fatto
leggere, mentre guarda fuori, una delle sue ultime ore.”
E’ sincero, ora ricordo d’avergli donato quel libro
che rallegra il cuore di riviere celesti
e brune foglie autunnali; in esso saggi, o finti saggi, poeti
graziosamente lasciano la vita alzando il bicchiere.
Sono io appartenente a un secolo che crede
di non mentire, a ravvisarmi in quell’uomo malato
mentendo a me stesso: e ne scrivo
per esorcizzare un male in cui credo e non credo.
Paese d’inverno
Che il sole dopo la neve
appaia, e le nuvole si tingano di rosso
come schiave: la neve sui tetti
un rossore colorirà, guancia di principessa.
S’alzi un leggero vento
e spenga l’acqua, che s’era addormentata,
con assonnata voce di pastore;
escano fanciulle con scialli,
lampeggiando gli occhi neri,
e improvvisamente corrano punte dall’aria
simili a uccelli che s’alzino a volo.
E gli zingari rubino ragazzi.
Vento
Come un lupo è il vento
che cala dai monti al piano,
corica nei campi il grano
ovunque passa è sgomento.
Fischia nei mattini chiari
illuminando case e orizzonti,
sconvolge l’acqua nelle fonti
caccia gli uomini ai ripari.
Poi, stanco s’addormenta e uno stupore
prende le cose, come dopo l’amore.
A Ninetta
Con le guance di fuoco
e gli occhi ridenti
camminavi per una selva.
Il sole scherzava
con l’acqua
che fuggiva via.
C’erano il ginepro aromatico
e le grandi felci fiere
e i misteriosi licheni…
Sorse la luna chiara
fra i rami.
Il poeta e la sua città
Se dai ponti di Parma il bel mattino
scopre campagne azzurre e colli lievi
nel mistero delle case distanti,
se un giorno d’ombre lunghe e di tremanti
pioppi promette il quieto fuoriporta,
anche tu che da una giornata morta
mi chiami del tuo secolo, deluso,
accompagna i miei passi nella lieta
vacanza, malinconico poeta
della città che chiude la mia vita.
Così chiuse la tua nella sopita
dolcezza degli intonachi dorati,
sotto le altane aperte alle nevose
invernate, al brio di nuvolose
sere d’autunno ormai rosse di fuochi.
È questa la pianura poi che i rochi
venditori si sono affievoliti
alle spalle nei borghi suburbani
in cadenze e richiami più lontani
sempre e perduti,
e questa la stradetta
dove la primavera già ci aspetta.
Qui a una svolta di magre gaggìe
un ponticello offre il suo corroso
muretto, il suo riposo
alla prima spossatezza dell’anno.
Qui dove non dura gioia o affanno
al silenzio delle acque e delle foglie
stormenti di continuo sulla via,
ombre tenere che si porta via
il meriggio arrivato all’improvviso
sulla città sospesa nel sorriso
del tempo e della gente incamminata.
Felice gente di oggi e di ieri
che ti porti col passo dove speri
di godere più a lungo il fresco sole,
gente ignara di mie e sue parole.
(tutte le poesie sono tratte da: Opere, Milano, Mondadori, 1997.)
Attilio Bertolucci (Parma, 18 novembre 1911 – Roma, 14 giugno 2000).
Pubblicò molto giovane le sue prime raccolte di poesie, ovvero “Sirio” (1929) e “Fuochi in novembre” (1934), iniziando a collaborare con importanti periodici culturali e letterari, come “Circoli”, “Letteratura” e “Corrente”. Allievo di Roberto Longhi, in seguito collaborò alla rivista “Paragone”.
Insegnante di storia dell’arte, documentarista, collaboratore televisivo, ha anche diretto l’importante collana di poesia “La Fenice” dell’editore Guanda. È inoltre traduttore dal francese e dall’inglese dell’opera di autori quali Honoré de Balzac ed Ernest Hemingway. Il suo “Viaggio d’inverno” del 1971 raccoglie i testi poetici databili 1955-1970, mentre “La camera da letto” (1984 la prima parte, 1988 la seconda) è un interessante poema di carattere narrativo.
I più recenti volumi pubblicati sono “Le poesie” (1990), “Al fuoco calmo dei giorni” (1991), “Aritmie” (sempre del 1991), “Verso le sorgenti del Cinghio” (1993), “Imitazioni” (1994), “I versi nel tempo” (sempre del 1994) e “La lucertola di Casarola” (1997), ultima opera che il poeta ci ha lasciato prima di morire.
Attilio Bertolucci, che nel 1975 (dopo la morte di Pier Paolo Pasolini) venne chiamato a dirigere la prestigiosa rivista “Nuovi argomenti”, è padre dei registi cinematografici Giuseppe e Bernardo.
(tratta da: http://it.wikipedia.org/wiki/Attilio_Bertolucci)

Luca, una curiosità, l’avevi già in programma o l’hai deciso dopo che ti ho confidato questa mia grave lacuna? Cmq grazie: il tuo lavoro, come sempre, è più che meritevole. Forte Bertolucci! ora capisco perché lo ami.
Un abbraccio.
Pasquale
Luca,
quarda un pò chi vai a postare, io lo so che lo ami molto e da tempo, ma così ci offri un aulentissimo mazzo di quelle rose che stordiscono, per luci e movimenti..tutte assieme
Una “città sospesa nel sorriso/ del tempo, ma pure ” gente ignare di mie e sue parole”,
e noi cosa dovremmo aggiungere?”
(Poi ci sono le epopee di lui, padre patriarca, “ultimo figlio dell’età impressionista”, malato di nostòs, e di aritmie amorose, di pittura e dolore panico nel mondo..alla ricerca delle sue madeleines più taglienti,e petrose a volte.
Lasci che io vi pensi oggi, ( come il vocativo/imperativo “Lasciatemi sanguinare..”)iniziare il rito del bel festival quest’oggi, a Parma, ed io che sarò letta, insieme ad altri poeti, sotto il Portico del grano alle 18 e alle 19 ,da Alma Saporito, DOVRO’ invece andare, premiata, alla Città di Assago, Fondazione Rudh, etc etc.
sono destini tra Parma a Milano che si incrociano un pò troppo, ma tu che mi conosci, salutamela tanto tanto! e con l’ affetto più sincero, la mia bella città amante, e bellissima..
fallo davvero, col pensiero.
Maria Pia
@Pasquale a dire il vero Bertolucci l’avevo programmato con il timer da un po’, l’ho messo la settimana del ParmaPoesiaFestival a celebrare il più grande poeta di Parma…però in effetti la coincidenza telepatica è curiosa… 😉 Sono contento tu abbia apprezzato!
@Certo Maria Pia Parma te la saluto sempre molto volentieri. Io quest’anno per motivi lavorativi sarò meno presente al Festival però qualche appuntamento me lo farò visto che poi leggono anche una mia poesia, al tuo stesso incontro (domenica pomeriggio però).
Scusate l’OT involontario ma questa settimana Parma trabocca di poesia…
Grazie!
Un caro saluto
Gradito e di prima scelta l’omaggio ad Attilio Bertolucci.
Ricordo che ‘La rosa bianca’ fu letta al suo funerale (mi pare dal figlio Bernardo), e poi quel ‘sanguinare’….
Visto che si è parlato del Festival di Parma, segnalo a tutti i fortunati che ci potranno andare che sabato prossimo 23, al Palazzo della Musica, c’è un poeta grandissimo, Angelo Mundula. Chi non lo conosce può leggere qualcosa su di lui in Wikipedia e su internet.
Un caro saluto a Luca e Maria Pia
Antonio
Sì Antonio, come sai, Bertolucci è uno dei miei poeti preferiti…Il 23 sono a Pozzolo sennò ci sarei andato tra l’altro Casa della Musica (Palazzo Cusani) è una stupenda cornice. Poeta che non conosco e sicuramente merita…Tu sarai a Parma?
Grazie!
Un caro saluto
Purtroppo non potrò essere a Parma, Luca. Ma per fortuna Mundula (che dovrebbe ‘duettare’ con Elisa Biagini, salvo smentite) è un mio concittadino. E ho avuto l’onore e il piacere di conoscerlo.
Antonio
La cuspide della grande piramide dei Poeti di Parma, la città dove la poesia è iniziata con Francesco Petrarca (Parma è uno dei luoghi petrarcheschi, chi ne ha voglia legga il bellissimo libro di Ugo Dotti per la Diabasis “Petrarca a Parma”, presenze evanescenti più antiche contano poco) e non morirà mai.
Grazie Luca, come sempre…stavolta ogni commento sarebbe banale, oltrechè superfluo.
Grazie a te Berto di essere passato!Eh sì su Bertolucci c’è poco da dire, ovvero ci sarebbe moltissimo da dire ma lasciamo quel silenzio carico di poesia e di evocazione che i suoi versi ci trasmettono…
Un caro saluto