L’espresso del molo

Liguria di settembre
costone bruciato
fetta d’anguria morsa
con un sole di pietraia
e orli di bosco
muri crollati contro il cielo
era all’ alba che dovevi salvarmi
dal furore del mare
Liguria

Rauco respiro di cicala
e fronda di ulivo con dinnanzi
il barbaglio, oh se durante
lunghi pomeriggi azzurri
passati a inseguire
l’ombra del rio
solitudine fresca sotto gli olmi
fosse riuscita a fermarti

Liguria che la sera ti sorprende
mentre scendi a rotta di collo
per le mulattiere fin da ora
bagnate di rugiada
Liguria che non decidi mai
chi essere e sbandi
nelle curve e scivoli tra
canneti fruscianti
una magra corrente
ti trascina in città

Per ultimo il mare
sali sull’espresso del molo
e al fascio luminoso
all’orizzonte il faro fa seguire
luce sulla Liguria percorsa

Intorno é un rantolo cavernoso
e lassù lassù
tra percussioni di campane a festa
sono ancora sepolti i tuoi ciottoli
morso il tuo costato
trapanato il tuo cranio e
frantumato il carruggio
per altre case e per attraversar
con questa vena di asfalto che
si drizza si drizza e mena
nel baratro finale di un molo
che non é già più terra
né ancora mare

6 pensieri su “L’espresso del molo”

  1. Gaja

    Meravigliosi quesi versi, Marino. Come ho già scritto altrove, in un commento a un tuo post, sei in grado di creare immagini vivide, e di far sentire i profumi, di far vedere i colori… C’è un universo per ciascuno di noi lettori nei tuoi cosmi. “Il baratro finale di un molo che non è già più terra né ancora mare”. Emozionante. Nelle tue parole vive il mio amore per la Liguria.

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  2. cletus1

    so che a dire “bella” si corre il rischio di banalizzare. Ma è proprio così che ho pensato, appena finita di leggerla.

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  3. fabry2007

    Marino, non sapevo che scrivessi poesie.
    le scrivi bene.
    preferirei “per altre case, per attraversare”.

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