17. L’opera incompiuta

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da qui

Leopoldo si ritrova in una stanza buia e silenziosa. Quanto tempo è passato da quando l’uomo è entrato in casa sua senza chiedere permesso? Di quello che è successo dopo non ricorda nulla: forse è stato addormentato, forse colpito con un corpo contundente. Prova a toccarsi il volto, per cercare un’abrasione, una ferita, ma non trova alcuna traccia di violenza. Pensa a Maria: possibile che si sia lasciata sfuggire la trama in modo così ingenuo? Oppure i consigli di Musil l’hanno convinta a confondere le carte, a scombussolare le coordinate dell’intreccio per farlo coincidere col groviglio inestricabile del mondo? Comincia ad alterarsi; trova inammissibile che il personaggio sia in balia di tutti: autore, consulenti, lettori; nessuno pensa di prendere le sue difese? La letteratura è un processo in cui si riceve una sentenza di condanna senza lo straccio di un motivo? Ripensa all’uomo che ha bussato alla porta, alla situazione surreale, angosciosa, alla mancanza di pezze d’appoggio e finalmente comprende: è l’inizio del Processo! Non bastava Musil ad aprire una voragine nella ragnatela paziente che il romanzo aveva appena cominciato a tessere; ci mancava il Praghese; la perdita di ogni speranza, ora, è assicurata. La stanza s’illumina di colpo: in fondo c’è un uomo dal volto affilato, capelli corti, ben ravviati, con la riga al centro; indossa un vestito grigio scuro, una giacca dal bavero imponente sormontato da un collo di camicia altrettanto imponente, immacolato. Ha le braccia conserte e lo sguardo fisso; dietro di lui una tenda a fasce, investita dal chiaroscuro creato da una lampada nuda pendente dal soffitto.
Franz! Leopoldo non crede ai suoi occhi.
Lo scrittore è impassibile. Sembra assorto in pensieri che non hanno nulla a che fare con la situazione. Forse ha un problema in sospeso e deve risolverlo al più presto. Leopoldo ha un pensiero assurdo, in sintonia con il contesto: ricorda che Il processo è un’opera incompiuta, e che l’autore ordinò di distruggerla dopo la sua morte. Che abbia deciso di portarla a compimento utilizzando lui come soggetto, al posto del defunto Joseph K.? Si sente invaso dal terrore: lontano da Maria, segregato in una stanza in un luogo sconosciuto, in balia di una mente imprevedibile: che stia sognando, che abbia bevuto una birra di troppo e stia per risvegliarsi nel pub pieno di fumo, vicino casa sua?

8 pensieri su “17. L’opera incompiuta

  1. f&r

    mi pareva di aver colto un che di kafkiano nel post di ieri!

    l’attesa si fa sempre più stringente

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  2. M&C

    FaberMariaLeopoldo = ScrittoreAutoreProtagonista. La storia dentro la storia, il romanzo dentro al romanzo (metaromanzo)!!! E’ molto avvincente questo intreccio di trame e di personaggi, nonchè questi continui rimandi a grandi opere: nulla è scontato, e tutto è così reale e surreale allo stesso tempo…

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  3. Stella Maria

    Parafrasando Battisti/Mogol questa opera prende forma intonando il canto libero/romanzo di Fabrizio.
    Un’opera che nasce dalle ceneri di quel che del romanzo, come lo conosciamo noi, rimane ma che piano piano prende nuova forma mostrandosi nuda verità di un nuovo voler scrivere. Si erge su uno stile che ormai sembra non interessare più nessuno, sulle accuse della critica, su personaggi e opere incompiute o meno, di chi il romanzo lo ha scritto e reso immortale nella storia dell’uomo. Nella sua verità e semplicità va anche oltre l’intento dello scrittore, forse, rigenerandosi di nuova luce man mano che le parole si susseguono sullo schermo. “La veste dei fantasmi del passato” lascia le basi da cui partire per creare qualcosa di nuovo, limpido e puro come il vento tiepido… del rinnovamento, anelito d’amore per l’arte in sè.
    🙂 i grandi ispirano sempre!
    SM

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  4. alfonso

    continua l’attesa dell’evento.
    frattanto, incroci e interferenze
    in un andare non si sa bene dove.
    nell’attesa dell’evento risolutivo, decisivo

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  5. la funambola

    quale colore sceglierà leopoldo per la sua attesa
    in attesa, gli dedico questi

    “non sappiamo di andare quando andiamo
    noi scherziamo nel chiudere la porta
    dietro, il destino mette il catenaccio
    e non entriamo più
    ma…
    l’acqua è insegnata dalla sete
    la terra, dagli oceani traversati
    la gioia, dal dolore
    la pace, dai racconti di battaglia
    l’amore, da un’impronta di memoria
    gli uccelli, dalla neve”

    un caro abbraccio
    la fu

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  6. Anonimo

    Eccomi qua, per non lasciare Alfonso In una stanza buia e silenziosa, beato fra le donne 😉
    Ormai Leo, e noi con lui, navighiamo a vista e pendiamo dalle decisioni dello scrittore Fabrizio e dell’autrice Maria: Franz Kafka e’ svanito nel nulla come Calvino e Musil o tornera’ portando rinforzi? Fare riunire un collegio dei saggi, affinche’ non si dica con Dante “lasciate ogni speranza o voi che entrate”. 
    P.S
    A Vecchioni ho preferito il video de Il mio canto libero 🙂

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