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da qui
Si parlava di chi ci insegnerà, o chi ci ha insegnato. L’eredità, la tradizione, la consegna di una saggezza, il dono di una chiave per capire, cogliere, apprezzare. Non si vive a caso, vogliamo dirlo? Non si può andare avanti cancellando la sensazione che sto dimenticando qualcosa di essenziale, che sto anestetizzando la sensibilità, ignorando un potenziale di acume, delicatezza, disponibilità a incontrare la realtà, combatterla o abbracciarla, rifiutarla, amarla, bestemmiarla. Chi ci insegnerà a coinvolgerci nell’esistenza, a non risparmiarci, a lasciare le sicurezze e le comodità per condividere i cinque pani e i due pesci e raccogliere dodici ceste piene di avanzi da distribuire ancora, in un dare instancabile e infinito, perché cosa sono questi anni che ci sono stati affidati se non un ricevere e restituire, cos’è questa cosa strana fatta di respiri e tensioni ed estasi e conflitti, questo sangue e questa carne se non un mettersi nelle mani degli altri, rischiando di non prendersi più indietro? Se mi conservo, mi difendo, se rimando a un domani indefinito la mia consegna, dimmi, cosa ne sarà di me?