14 pensieri su “Anche la tua ombra chiamavo maestà

  1. a.

    son QUELLE parole a esigere la linea rossa. in certi casi la prudenza non è mai troppa. concordo con la scelta [della sbarra].

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  2. robertorossitesta

    Caro Emanuele,
    quella delle cancellazioni “imperfette” del testo (come quella dei dialoghi teatrali disturbati dalle martellate dei macchinisti in scena)è una maniera beninteso vecchia, ma qui felicemente riesumata all’insegna dell’emozione.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  3. R.

    Se la poesia meritava d’esser ritoccata, forse non l’avresti nemmeno fatta leggere…Forse quella spiagga non ti appartiene più, come forse il senso di questi versi che in definitiva vengono annullati, più che cancellati. La barra è un segno di negazione, come nel contenuto del resto si rinnega un’immeritata riverenza: ma non hai nascosto con la cancellazione i versi e dunque nemmeno quello stato d’animo che la scelta grafica addirittura rafforza.

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  4. Emanuele Kraushaar

    Credo che l’attuale non appartenenza, più che altro stilistica, si intrecci con il significato stesso della poesia (e ci giochi visto anche il riferimento al “sono pochi per dare senso…”). La barra poi in effetti non cancella, ma funge quasi da richiamo. Ho vissuto realmente nell’indecisione la pubblicazione di questi versi così lontani, che però in qualche modo volevo recuperare.

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  5. alessandro ghignoli

    spazio sinottico della poesia e lettura verbo-visiva.
    bisognerà farci i conti.
    bello.

    un abbraccio

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  6. Giovanni Nuscis

    Ci vedo anche un richiamo alla selettività -salutare- dell’artista riguardo ai lavori, propri, che non lo convincono.

    Grazie, Emanuele

    Giovanni

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