Victor Jara, 1932-1973, è stato uno dei massimi cantautori latinoamericani. Vicino a Salvador Allende, venne torturato e ucciso allo stadio di Santiago del Cile nel settembre del 1973, durante il golpe militare di Pinochet. Propongo qui di seguito le sue ultime parole, i versi per una canzone senza musica, i suoi ultimi versi dallo stadio infernale, composti prima di essere fatto a pezzi dai militari. FK.
Canto que mal me sales
cuando tengo que cantar espanto!
Espanto como el que vivo
como el que muero, espanto,
de verme entre tanto y tantos
momentos del infinito
en que el silencio y el grito
son las metas de este canto.
Lo que veo nunca vi.
Lo que he sentido y lo que siento
hará brotar el momento…
Estadio Chile (1973)
Canto, che cattivo sapore hai
Quando devo cantar la paura!
Paura come quella che vivo,
Come quella che muoio, paura.
Di vedermi fra tanti e tanti
momenti di infinito
in cui il silenzio e il grido
sono i fini di questo canto.
Quello che vedo non l’ho mai visto.
Ciò che ho sentito e che sento
Farà sbocciare il momento.


Prima di tutto gli spezzarono le mani.
Franz: per aver postato questo sei un grande e basta.
Molto interessante!Conosco poco i cantautori sudamericani, a parte quelli celebrati anche qui in Europa. Un’occasione per approfondire. Grazie e complimenti per la scelta!
Un caro saluto
Aggiungo questa che adoro (Auli Kokko la cantante finlandese del mega-gruppo di Daniele Sepe la interpreta in modo straordinario).
Te recuerdo Amanda
la calle mojada
corriendo a la fábrica
donde trabajaba Manuel.
La sonrisa ancha
la lluvia en el pelo
no importaba nada
ibas a encontrarte con él
con él, con él, con él
son cinco minutos
la vida es eterna
en cinco minutos
suena la sirena
de vuelta al trabajo
y tu caminando
lo iluminas todo
los cinco minutos
te hacen florecer.
Te recuerdo Amanda
la calle mojada
corriendo a la fabrica
donde trabajaba Manuel.
La sonrisa ancha
la lluvia en el pelo
no importaba nada
ibas a encontrarte con él
con él, con él, con él
que partió a la sierra
que nunca hizo daño
que partió a la sierra
y en cinco minutos
quedó destrozado
suena la sirena
de vuelta al trabajo
muchos no volvieron
tampoco Manuel.
Te recuerdo Amanda
la calle mojada
corriendo a la fábrica
donde trabajaba Manuel.
TI RICORDO AMANDA
Ti ricordo Amanda
la strada bagnata
mentre correvi alla fabbrica
dove lavorava Manuel
Il sorriso aperto
la pioggia nei capelli
non importava niente
correvi a incontrarti
con lui con lui con lui con lui con lui
sono cinque minuti
la vita è eterna
in cinque minuti
suona la sirena
si torna al lavoro
e tu camminando
illumini tutto
quei cinque minuti
ti hanno fatto fiorire
Ti ricordo Amanda
la strada bagnata
mentre correvi alla fabbrica
dove lavorava Manuel
Il sorriso aperto
la pioggia nei capelli
non importava niente
correvi a incontrarti
con lui con lui con lui con lui con lui
Con lui che partì per la sierra
che non aveva fatto niente
che partì per la sierra
e in cinque minuti
è morto ammazzato
suona la sirena
si torna al lavoro
molti non tornano
neanche Manuel
Ti ricordo Amanda
la strada bagnata
mentre correvi alla fabbrica
dove lavorava Manuel
torturato e ucciso. torturati e uccisi.
Dentro questi versi tutta la passione
la forza e lo spirito
– il sangue –
“Lo que veo nunca vi.
Lo que he sentido y lo que siento
hará brotar el momento…”
Grazie Franz!
Grazie infinite a voi!
Francesca M., incredibile, “Te recuerdo Amanda” la sto ascoltando proprio ora!
Ha il coraggio di ammettere la propria paura, ma nonostante ciò resta forte un pensiero di speranza, se non per se, per il futuro degli altri.
E’agghiacciante pensare a queste persone assassinate e vivere in un futuro così diverso e libero da quello che immaginavano i loro schifosi assassini…
è agghiacciante pensare alla gratuità di tante sofferenze inflitte…
Non so come sia stato possibile pensare e scrivere dentro quello stadio; ma sappiamo che anche i lager hanno visto coraggiosi che si ostinavano a pensare e a scrivere. In casi come questi la grandezza è già tutta, comunque, in questo coraggio e nell’esemplare, estrema fiducia nell’arte (ultimo valore umano davanti a Dio?).Che mai si dimentichi.
Antonio
sono d’accordo con Iperio. GRAZIE, senza altre parole
m
Come dice Antonio. Straordinario quest’uomo che prima di morire scrive in versi la sua paura, del sapore di questa paura, davanti allo spettro della morte certa.
Mi ha sempre impressionato. Una testimonianza di grande coraggio. La poesia come atto estremo.
“Te recuerdo Amanda” è una canzone meravigliosa; nella musica, nel testo, nell’interpretazione di Jara. Un’altra bella versione è quella del brasiliano Ivan Lins, incisa alla fine degli anni 70.
caro Franz intanto grazie per queste parole e per il ricordo terribile dallo stadio infernale,
poi la musica che indichi: sto ascoltando ora dei pezzi di Victor..
Bella voce, eh? Un grande. Ciao Emanuele!
Victor Jara of Chile
Lived like a shooting star
He fought for the people of Chile
With his songs and his guitar
His hands were gentle, his hands were strong
Victor Jara was a peasant
He worked from a few years old
He sat upon his father’s plow
And watched the earth unfold
His hands were gentle, his hands were strong
Now when the neighbors had a wedding
Or one of their children died
His mother sang all night for them
With Victor by her side
His hands were gentle, his hands were strong
He grew up to be a fighter
Against the people’s wrongs
He listened to their grief and joy
And turned them into songs
His hands were gentle, his hands were strong
He sang about the copper miners
And those who worked the land
He sang about the factory workers
And they knew he was their man
His hands were gentle, his hands were strong
He campaigned for Allende
Working night and day
He sang “Take hold of your brothers hand
You know the future begins today”
His hands were gentle, his hands were strong
Then the generals seized Chile
They arrested Victor then
They caged him in a stadium
With five-thousand frightened men
His hands were gentle, his hands were strong
Victor stood in the stadium
His voice was brave and strong
And he sang for his fellow prisoners
Till the guards cut short his song
His hands were gentle, his hands were strong
They broke the bones in both his hands
They beat him on the head
They tore him with electric shocks
And then they shot him dead
His hands were gentle, his hands were strong
[words by Adrian Mitchell, music by Arlo Guthrie]
Mani forti e tese.
Grazie Franz
Grazie a te Chiara, di nome e di fatto!
Grazie a Francesca: penso tu abbia ragione:-)
(Scherzo).
ci sono versi affacciati sul nulla: guardano dal balcone, come se oltre il balcone fosse tutto finito, la strada, e il resto. e ora anche il balcone.
grazie, Franz.
Non lo conoscevo. Grazie Franz.