“La vita esige che traiamo forza dalle nostre debolezze”
Annemarie Schwarzenbach
I versi di Valentina Calista, neolaurenda in lettere moderne a breve all’università della Tuscia, con una tesi su Alda Merini, posseggono rifinita e matura eleganza in evoluzione com-plessa tra buio e luce in fitte maglie e con proprietà linguistica mai ridondante; una metronimia poetica flessuosamente dolente senza tentativi di macrocristallizzarsi, ma variante con il confliggersi continuo proprio dell’intimo umano.
Valentina ricorre, nelle poesie presentate, all’uso di figure simboliche e alchemiche come il mare: morte – libertà in un significato di salto oltre lo scoglio, non morte terrena ma libertà conquistata dopo accettazione della finitezza degli attimi e le scale, conduttrici al distaccamento dal caos una volta superati gli ostacoli, gradino dopo gradino, percezione dopo percezione.
Nella quartina seguente è interessante come questi due simboli appaiano addirittura insieme come a volersi annullare uno con l’altro in un sopruso onirico di disillusione (almeno terrena) completa :
” Fuori la porta ancora noi
e per le scale acqua salata,
mare, mare inquieto di forti voleri,
onda perfetta distrutta allo scoglio”
Così l’autrice spiega parte del suo personale percorso poetico:
“Una poesia che si rispecchia nella ricerca di un’identità stabile e non più labile, nascosta e soffocata dalla potenza virtuale di un’esteriorità bugiarda. Il divino, il rapporto e il dialogo con Dio, con le figure sacre e mitiche, Gesù, come simbolo dell’ arcana passione dell’essere umano, cavia del processo di dolore e resurrezione. rinascita.
Una scrittura esorcizzante, che non è non un percorso ininterrotto ma legato per frammenti di emotività frastagliata e ruvida, dove il lavorio ancora deve prendere il sopravvento sulla forza dell’impressione dell’immagine.
Gli oggetti diventano, in una visione animista, consapevolezza del vissuto delle storie raccontate, protagonisti delle immagini, animati, partecipanti al tutto.
Il tempo è cupola, recipiente, dove il dialogo con la natura e questa forma di spiritualizzazione dell’universo invadono il quadro di un tono tendente sempre all’oltre.”
***
Era dopo il pranzo
quel momento d’incrocio negli occhi,
mare di dispersione e cuore.
Eravamo noi dietro il tempo
sopra le albe e i tramonti opachi,
poi lunghe distese di niente.
Dove conduce la tua mano?
Giocano questi giorni di finzione
sul tempo che non è tempo, lamento,
introspezione dimenticata.
Fuori la porta ancora noi
e per le scale acqua salata,
mare, mare inquieto di forti voleri,
onda perfetta distrutta allo scoglio.
Sotto l’acqua, abisso, è deserto umido,
queste notti indelebili di te, io fingo:
è nascondere il cuore all’ombra del tentativo,
la prova del donarsi ancora, fallita
al capolinea di questo certo ricordare.
È ancora quel tempo di pomeriggi tenui,
passeggiate di laghi e promesse, sogni e disperazione
dove foglie d’autunni tristi ti baciavano la bocca.
***
C’è un attimo
dove Gesù è rimorto,
non più risorto al cuore,
quando, dalle scale dell’inferno
giace la vita posata in terra:
poveri amori dolciastri di ricordi,
scivolano come acqua,
ghiacciati in scale d’avorio,
poveri romantici che giocano
sempre attenti alle parole,
al calore dell’estasi fortunata
quando fuori piove, piove, piove.
E l’amore scende al sepolcro,
cuore e invidia del bene, tu,
che t’inginocchi sotto la mia mano
per chiedere aiuto, da sempre cercato.
***
L’amore esaurisce, tutto.
Perla nella sabbia e rogo
di condanna al sentimento,
il mare e l’inferno.
Eri mare, amore, quando
dal tuo viso luce rischiarava
e ti osservavo felice,
del mio cuore estasiata,
dopo tempo riemersa.
La solitudine era sparita
dietro le nostre ombre attorcigliate.
L’amore di nascosto,
l’eleganza del suo prezzo
che sottile attaglia i cuori
dal desiderio di libertà.
***
Dio creatore delle mie disfatte misure
agisci in lontananza posando
l’incudine al petto di vergogna.
E sono nulla al crearsi del giorno
sopita nella verticale volontà
di alberi risoluti nel vigore
verso il cielo in discrepanza
con la mia nuova e tenera usanza.
***
Non sono nata in questa città
eppure il suo ventre è per me la casa.
Dapprima furono amore e pace
poi l’eterna lotta del cercare,
che sia vana la mia volontà,
resisto al precipitare del tempo
e alla noia, puttana della mia tristezza.
È così che cerco l’orizzonte velato
quando il sole s’inchina alle bugie del giorno.
Cosa sapere del tormento
posato come piombo sul petto?
Non dimenticate l’umana tensione
che detesta vanità di esasperazione.
***
Odio i miei soliti tramonti in cui
le notti ti preannunciano, ed io
sola come il mare a largo ti chiamo,
così forte che anche Dio mi compiange.
Sembro povera e affamata di nulla:
così poco è lo spazio tra me e te, sottile
quella terra di mezzo che ci delimita.
Mi hai abbandonata nella tristezza del cielo
che si lascia adorare dal mio dolore cieco.
***
Irripetibile orizzonte
che stanco dilegui forme
e astratto lasci le fantasie,
chiedimi se resisto al tempo
e al martello di Dio, batte
su questo incudine di cuore,
imbuto nel progredire verso
quei molti dove, quando tu,
lente di rivelazioni abissali
assapori così lontano i versi.
NOTE:
– Versi di Valentina Calista sono pubblicati in due antologie della casa editrice Pagine di Roma (L’eco del vento 2006) (Poeti e Poesia nelle scuole 2001/2002)
– Collaboratrice del mensile romano What’s up, per i giovani scritto dai giovani.
– Testi poetici recensiti da Maurizio Cucchi in La Stampa Web (2006)
– Novembre 2006: intervista ad Alda Merini, Milano. Verrà inserita nella tesi e ora in fase di pubblicazione per Stilos, La Sicilia.
– Premio letterario Poeti e Poesia nelle scuole(2001), vincitrice e selezione poesie incluse in omonima antologia (casa editrice Pagine, Roma 2001)
– Premio letterario Claudia Fioroni (2003), vincitrice poesia inedita
– Premio letterario Palmaria giovane(2006), terzo posto poesia inedita
Il suo sito in rete:
http://blog.libero.it/Nuvoledisfatte/view.php?reset=1&id=Nuvoledisfatte

Grazie per avermi offerto questo spazio..
valentina calista
mi sono stampata le tue poesie.
Ti farò sapere le mie impressioni!
un saluto anche a Paola.
ciao
carla
grazie all’ottima e sempre attenta Carla di cui ricambio il saluto.
paola
C’è molta intimità in queste liriche, come giustamente Paola ha rilevato nella sua analisi accurata, e questo è un punto di Forza.
Il verso può acquistare più spessore, altezza – a mio modesto parere – se ancora limato, reso più essenziale.
La sfida con la nostra poesia è anche questo, non temere un confronto, aprirsi con generoso coraggio ad ogni sfumatura, ad ogni sguardo.
Le basi sono forti!
ottima scelta, Paola. Valentina promette davvero bene.
sempre grazie a te, Fabrizio, della cura.
penso anch’io che la passione per lo studio unito alla ricerca personale di Valentina siano una promessa.
grazie ancora a Carla per l’impegno nella lettura e davvero a tutti i lettori passati di qui.
paola lovisolo
grazie a tutti di questi meravigliosi complimenti, in me c’è tutta l’energia e la forza del voler scrivere, certamente è duro lavoro e è vero che bisogna lavorare sulla poesia come fa un falegname sul suo legno, limare e ritrovarsi all’essenziale.ma insomma!piano piano!un sorriso a tutti!
vale
La tarda ora mi concilia una frase di Marguerite Duras: “lo scritto arriva come il vento, è nudo, è inchiostro,è lo scritto, e passa come niente altro passa nella vita, niente di più, se non la vita stessa”…buonanotte.
Valentina