da SELVA D’AMORE (Sibilla Aleramo – Tutte le poesie, Mondadori)
Fumo di sigarette
Fumo di sigarette.
Accenno di sorriso.
E di nuovo fumo,
spire leggere,
dalle mie labbra,
tutte le sere
qualche minuto,
dal suo balcone,
dalla mia finestra,
spire leggere,
sbocciar di sorriso,
e non sa la mia voce
e non so la sua,
solo,
traverso le spire di fumo
i suoi occhi mi piacciono,
gli piacciono i miei occhi,
tutte le sere
qualche minuto,
un saluto
di spire di fumo,
lievità graziosa di gesto,
silenzioso punto di fuoco
alto su l’addormentato cortile,
e niente più,
così,
mentre presso la lampada
il lavoro attende,
qualche minuto
tutte le sere
per qualche sera,
spire leggere
spire leggere.
Ancora ascolto una rosa
Ancora ascolto una rosa
per me sola nella notte.
Quante m’hanno parlato
con lor grazia sovrana
in stanze e giardini
sotto le più varie luci!
E questa è bianca e grande,
è tutta aperta, respira
l’ora sua miracolosa,
ma l’amato non è qui,
lui volevo ne gioisse…
Domani sarà tanto men bella.
Rosa alta su lo stelo!
La colsi al rorido fascio
che andava ad una sposa.
Nuovamente destinata all’amore,
all’amore nuovamente mancata.
Sola nella notte, le mie labbra
sconsolate la sfiorano.
Silenzio, tepore…
C’è silenzio, e tepore,
in questa romita stanza ov’io ti attendo,
e una purpurea rosa,
già stanca, sul ciglio di languire,
anch’essa ansiosa del tuo bruno sguardo,
così tenera è l’ora
ch’io mi trasmuto in taciturna grazia,
mite rosa,
tepore sulle tue palpebre, carezza d’ombra.
Oh palme delle mani…
Oh palme delle mani iscritte di segni,
triangoli, rami, croci, stelle,
tutta la mia vita ch’è stata e sarà,
il punto ch’io ignoro della morte e non temo,
e altri, altri che sembrano di confitti chiodi,
ma intorno vi raggiano ali di gloria,
oh palme delle mani vi guardo come specchi,
così umane e così arcane,
appannati specchi che la luce più indora,
brevi e morbide, e tanto destino inciso,
immagini d’immensi spazi e musiche,
e fantasie e follia e solitudine e carità,
linee linee in catene in croce in danza,
oh palme delle mie mani, scrittura d’astri!
Violenza del nembo
Violenza del nembo sul lago improvvisa,
più non sceveri l’acqua dal vento,
l’acqua che scroscia dall’onda che si solleva,
tutto è gonfia nube e rombo e lampo,
nel turbinio vasto la bufera divien prodigio,
forza liberata da qual lunga soggezione?
Mio cuore, così un tempo tu eri,
generoso d’ira, ribelle, e di passione gridavi…
Ora per te calma solare e stacco da ogni brama
gli spiriti invocano, cuore, per te già diverso,
che in magico stupore già t’avvolgi,
ma pur ancora eccoti da nostalgia percorso
se improvviso il nembo sfrenarsi vedi.
Morte è sui campi del mondo
È vivo, volevo soffocarlo,
e più tremendamente è vivo.
Null’altro più nel mio respiro
che quest’amore su un ciglio di morte.
Morte è sui campi del mondo
ma tu stai nel mio cuore
come il battito stesso della vita.
Mi sovrasti, mi annienti,
ammutolita mi rendi,
ringraziato tu sia.
Nulla il mio patimento
pur che vivere ti veda
e ti oda cantare
su questo mio ciglio estremo.
Poi chiudimi gli occhi
implorami pace
stendimi sulla terra
accendimi il rogo di morte
e ringraziato tu sia…
La mia fiamma
La mia fiamma,
che niun aspro vento ha mai domata,
ancora guizza e lotta
che morte non già la trovi spenta,
accesa vuole
migrare in altra terra di sorpresa,
pendula oscillante nell’etere,
là donde venne, patria chiara,
e forse saperne il nome.

