di Vincenzo Ciampi
Tanto ci teneva all’accoglienza Nico il Laziale, il proprietario del bar , che un poster di Totti col ditino in bocca era visibile a tutti sopra il frigo delle bevande da tenere in fresco: perdere la clientela romanista, maggioritaria, era una minaccia abbastanza forte da interrompere il monopolio dell’iconografia biancoazzurra. La propensione naturale alle pubbliche relazioni faceva di Nico l’arbitro naturale di tutte le scommesse e di tutte le contese verbali fra avventori, purché risolvibili con dimostrazioni empiriche; ma nei casi di emergenza il “Punto Internet” – normalmente utilizzato visitare siti porno – consentiva qualche rapida verifica su Google .
Nico aveva presieduto alle scommesse più disparate; toccava a lui a custodire le somme rischiate dagli avventori fino al giorno in cui, con verdetto irrevocabile, le consegnava al vincitore, con quella solennità che inibiva, nel perdente, spiacevoli code di recriminazioni e di proteste.
Ora, però, doveva gestire la nuova disputa fra Gino il carrozziere e Alvaro, barbiere in pensione: compito assai impegnativo, perché avrebbe richiesto una complessa verifica sul campo.
Gino e Alvaro non si erano mai amati. Diversi in tutto e su tutto. Gino corpulento, caciarone, eccessivo, sempre con le mani e la tuta sporche di grasso e di vernice per auto. Alvaro magro, azzimato, sempre con la cravatta, calmo nel parlare ma soggetto ad improvvise esplosioni polemiche . Gino diceva sempre di lui che, a due anni dalla pensione, ancora puzzava degli strani intrugli che un tempo spruzzava addosso al cliente cui aveva tagliato i capelli. Alvaro replicava dicendo che le unghie di Gino , inevitabilmente incorniciate di nero, erano così sporche perché si grattava sempre la testa.
Essendo in disaccordo sempre e comunque, le scommesse fra di loro erano frequenti e dispendiose. Dai caffè erano passati all’aperitivo, poi al whisky di marca, e infine alla vil moneta. L’equilibrio nel numero delle vittorie era perfetto: sette a sette. Gino aveva appena pareggiato il conto grazie alla formazione del Brasile ai Mondiali del ’70. Alvaro non riusciva a ricordarsi di Brito, il centrale, mentre Gino la sapeva tutta, ricordava pure le riserve. Continua a leggere
