TAGLI

Di A. Padua

tagli

Per preparare una poesia, si prende “un piccolo fatto vero” (possibilmente
fresco di giornata): c’è una ricetta simile in Stendhal, lo so, ma infine
ha un suo sapore assai diverso: (e dovrei perderci un’ora almeno adesso,
qui, a cercare le opportune citazioni: e francamente non ne ho voglia);

Edoardo Sanguineti, Postkarten, 1978

Per preparare uno dei seguenti “tagli”, invece, si prende un testo x (la mia tesi di laurea, un capitolo dei promessi sposi o qualunque altro testo), lo si copia in un software y, che restituisce un “blocco” di parole mediamente lungo (10-20 righe), appartenenti al testo x. Si procede a tagliare il blocco, quello che rimane sono alcune parole, che sono state scelte, per qualsiasi motivo. Da queste parole nasce, in seguito ad un intervento “additivo” che chiamerei “montaggio”, una poesia (o quasi). Questo procedimento non ha ancora un nome, ma esiste. Per me si tratta di unire nello stesso processo alcune caratteristiche della poesia combinatoria con alcune della poesia “classica”, (quella scritta senza l’uso di congegni e testi “riciclati”, che anch’io provo a praticare ogni tanto). Un processo di “sintesi”, insomma.

Frazioni è stato scritto a partire da “Le forme dell’oralità nella poesia italiana contemporanea” di A. Padua.

Romanzo (trame/frammenti/parole per Chiara) è stato scritto a partire da “I promessi sposi” di A. Manzoni

Le parole cadute (segnali di cose a venire) è stato scritto a partire da una raccolta di circa 50 e-mail private, scritte da due persone.

Da FRAZIONI

comprendere qualunque cosa
muovere
le dita organizzate in punto interrogativo
rivolgere attenzione per diffondere qualunque
cosa
l’alfabeto la pratica
l’ingente quantità di molte operazioni
mantenenti un forte ruolo
di disarticolazione
poiché anche l’artista
non svolge nell’ambiente
l’atto ripetuto del plasmare ma dei suoni
della voce può notare se non altro
una scrittura ed anche
la sua decifrazione al mondo
dalle scorie di un nuovo bisogno
convivendo con accenti
tecniche artificiali prodotti
degli stacchi televisivi e dopo
con la fine soprattutto

***

sono soltanto referti
studi sulle dinamiche di cose
non sapendo
quanto questo sovrapporsi
tra i generi non sia un linguaggio
o la sua centralità
ormai totalmente irriconoscibile
nell’uso della
comunicazione e della
dimensione prettamente estetica
di una scrittura dello spettacolo
nel proprio non manifestarsi

da Romanzo (trame/frammenti/parole per Chiara)

17.
una luna di grano
cerimonie nel dire le frasi
sangue freddo
tra il rumore dell’acqua cadente

la memoria
in un fascio di lettere
cominciò un mormorìo sconosciuto

nel cambiarsi le carni
dimostravano la fantasia
rimanere era loro dovere
dire sempre di si

22.
la risoluzione
con formule semplici
di queste questioni
complicate difficili

la tendenza
generale ed i suoi
travisabili effetti

i fenomeni simili e non
le dimostrazioni
nel dare e lasciarci
le doti personali
che sarebbero molte
tutto questo ci basta
rimanendo ricerca
inesausta

23.
dissipare le ombre codarde
e la smania
attraverso espedienti a misura
per disporre rimedio
allo stare sospesi
sciogliendosi

30.
sapevano più viva l’inquietudine
l’assenza era veleno
disceso nello stomaco

nell’aria
non erano cessati
i segni d’un disastro passeggero
rompevano le onde
del rumore

morivano lenti
nel prendere una forma provvisoria
i deboli frammenti
della storia

storditi
insieme nella mente
sentivano crescente
rinascere più salda verità

31.
radici che s’intrecciano
le vene
portano un solo sangue
e vibrano all’unisono
le corde del ricordo

impresso sulla pelle
il marchio manifesto del contagio

non c’è nessun indizio
per poi ricostruire
un ordine reale degli eventi

immobile in quel vasto spazio interno
la roba accatastata
produce questa strana confusione
come strega

33.
il buio era acqua
tornatogli addosso
spezzava le righe di luce
chirurgico e preciso nel ripetere
senza alcun canto
la sua filastrocca di nulla

il tempo fabbricava
ragnatele
consumandoci

da Le parole cadute (segnali di cose a venire)

15.
tutto tace
in codice

incide
segnali di cose a venire
il silenzio
in un morbido abbraccio

lavora la poesia con il suo moto
influenza ciò che faccio
nella vita

danzanti
conduce le tue dita

19.
linfa e acqua
anima e corpo

terreno fertile
nel farsi
favola
farsa

l’aurora ci scivola addosso
proviamoci ancora
col rosso

sei qui
come un’anomalia
e generi mari
liquidi di
poesia

2.
rimango in ascolto
del tuo puro dirompere
che è qualcosa di cui
mi riempio

scrivo solo a evitare la notte
trattenendo il respiro
e non sono sott’acqua

le due lune
sono in lacrime entrambi

le parole che spari
dolcemente
si consumano
e consistono in altro

10.
usare la prima persona
a volte fa male
e l’effetto
traspare

esiste un mare di fare
di fuori
un innesto
che ci tocca comprendere
nel medesimo gesto

presto avremo possesso
di un bordello di gioia
molto fragile

0.
io ti scrivo storie nuove e false
trovo parole
altrove
che intasano la notte
e vorrei farne carne

nei segni senza peso
senza magìa
non c’è un’immagine
non c’è poesia

sono soltanto
mani che si muovono
manìa

parte di questa
ancora vacillante realtà
è data dalla somma
dei nostri due silenzi
che si alternano

22.
c’è il sangue che hai versato
l’odio dovuto
nei gesti che non fai

c’è il progredire a strappi
nell’immerso
di quello che non sono
che non sei

intanto
discute la tua assurda
volubile assemblea
di anime diverse

14.
e ora come sto non lo so dire
a casa tutto a posto
a parte che la casa non esiste
e riempie la mia testa d’insistenza
qualcosa di parole

lontana la rinascita
emana la tua luce
non c’è fretta

precisa
la dose che prepari
dello stravolgimento

precaria
la nostra condizione constatabile

Greek philosophers assumed logically that an object twice as heavy as another object would fall twice as fast. It did not occur to them to push the two objects off the table and see how they fall. Cut the words and see how they fall.

I filosofi greci supponevano, secondo logica, che un oggetto pesante il doppio di un altro dovesse cadere due volte più veloce; non gli passò per la testa di spingere due oggetti giù da un tavolo e vedere come cadevano. Tagliate le parole, vedete come cadono.

W.S. Burroughs, Il metodo cut-up di Brion Gysin

Grazie

A.P.

19 pensieri su “TAGLI

  1. lorenzo

    – che software viene usato per la selezione?
    – il taglio lo fa l’autore o un altro software?
    – il montaggio lo fa l’autore o un altro software?

    shalom,

    lorenzo

    Rispondi
  2. adriano padua

    il software: cerca “cut up machine” su google. io ne ho usati diversi prima di trovare il più adatto. il taglio lo fa l’autore-il montaggio lo fa l’autore. ciao Lorenzo

    ne approfitto per ringraziare Fabry e la redazione per l’ospitalità, e chiunque legga

    Rispondi
  3. lorenzo

    grazie per la risposta. intendevo sapere quale usi tu, ma probabilmente funzionano tutti sullo stesso principio.

    saluti

    lorenzo

    Rispondi
  4. adriano padua

    giusto ant. è proprio come dici tu, solo che se una parte del lavoro la fai fare ad un software, il risultato finale può variare di qualcosa. è questo scarto che mi interessa.

    voc, sai che non faccio autopromozione, chi viene qui mi trova. tu hai già letto, nella mia mail ho i tuoi “comments” più preziosi e me li tengo stretti. saluti a tutti

    Rispondi
  5. adriano padua

    consiglio di dare un’occhiata ai lavori di massimo su http://www.lastanzacinese.splinder.com
    lui pratica la poesia “ricorsiva”, un lavoro diverso dal mio, ma che ritengo molto interessante, anche se più “in linea” con certe sperimentazioni francesi o americane (tipo googlr poetry)

    Rispondi
  6. Antonio Fiori

    Esistono diversi ricettari per la poesia (mi ricordo, di Octavio Paz, una poesia-ricetta per prepar poesia) e la scrittura (uno dei migliori è il Ricettario di scrittura creativa di Stefano Brugnolo e Giulio Mozzi, Zanichelli, 2000, dove, tra l’altro è riportata la più breve poesia mai scritta in italiano; è di Franco Fortini – il titolo: “Carlo Bo”, il testo è: “No”).
    Chiedo scusa se sono andato fuori tema :-))…e grazie ad Adriano Padua per testi e suggerimenti (commento 8)
    Antonio

    Rispondi
  7. Alivento

    Allora vado anch’io fuori tema.

    Hai scelto la locandina di un film che è “poesia”.

    Edward, sforbiciando statue di ghiaccio, produceva neve. 🙂

    Rispondi
  8. lorenzo

    “se una parte del lavoro la fai fare ad un software, il risultato finale può variare di qualcosa. è questo scarto che mi interessa.”

    dopo il lavoro che hai fatto finora, cosa hai imparato di questo “scarto” e di questa “variazione”?

    aggiungo una osservazione banale: in un lavoro come questo la illustrazione del processo creativo (e dei suoi strumenti, in questo caso meccanici) diventa parte dell’opera (o perlomeno della presentazione dell’opera al lettore) – oppure tu pensi che avrebbe senso anche presentare questi testi senza spiegarne la genesi?

    un’ultima domanda: il software che sceglie pseudo-casualmente potrebbe essere sostituito – senza cambiare l’essenza del progetto – da un qualunque altro procedimento (pseudo-)casuale o per te è importante che sia una macchina a fare la pesca del set finito e chiuso di “elementi” da usare?

    saluti,
    lorenzo

    Rispondi
  9. francescamatteoni

    ciao ad Adriano prima di tutto. Mi associo alle domande di Lorenzo. Mi chiedevo anche cosa succede all’identità tua e poi dei testi – se si può dire che subentra, s’innesta un altro “io” artificiale, durante la scrittura…

    non so se mi spiego, ma diciamo così, attenendoci al corpo poetico come ad un corpo vivo – se il cut up lo si può intendere (o lo intendi tu) anche come il generatore di un ibrido. Dopotutto pure Cronenberg ha “usato” Burroughs. E mi fermo per non andare fuori tema come mio solito!

    ‘notte.

    Rispondi
  10. francescamatteoni

    OT (si dice così, vero?), bello Edward Manidiforbice. Forse perché il primo Burton non si scorda mai… Ma il mio Burton è Ed Wood, in assoluto – Johnny Depp con il golfino d’angora è imperdibile.

    Invece i film di Ed Wood sono perdibilissimi…

    Rispondi
  11. adriano padua

    Dunque provo a rispondere.

    cosa ho “imparato” , ho imparato che senza le scelte del software, se avessi fatto io quello che fa lui, queste poesie sarebbero state diverse, non le avrei scritte. e invece sono qui così, si leggono.

    secondo me ha più senso presentarne la genesi. comunque è indispensabile segnalare che il processo autoriale è svolto in parte dall’autore umano, in parte da quello artificiale. per correttezza gli autori si indicano tutti. no?

    per me è fondamentale, lorenzo, che sia un software, perchè nella nostra vita deleghiamo ormai ai software o alle macchine molti compiti ma nell’interazione rimane la variabile imprevedibile della nostra intelligenza e creatività. e io ricreo in poesia questo processo

    per francesca: è un po’ spiazzante. i testi li sento miei ma avverto che qualcuno ci ha messo le mani, mi ha condizionato. d’altra parte è proprio questo il nocciolo della questione, per me il cut up non è punto d’arrivo, io faccio il procedimento inverso, parto dal cut up per arrivare alla poesia “normale”, che però risente dell’influenza del processo combinatorio, inevitabilmente. burroughs (ma ancor prima tzara o i surrealisti) ha a suo tempo ha scoperto una strada nuova partendo dalla poesia per arrivare al cut up. io non scopro niente, percorro quella strada al contrario e, poichè siamo nel 2007, delego il lavoro combinatorio al software. ci ho provato a spiegarmi, vi ringrazio per la volontà di dialogo, mi rende felice. buonanotte

    Rispondi
  12. Massimo73

    Un saluto e un apprezzamento ad Adriano per il suo lavoro e un grazie a lui e ad Antonella per aver citato la Stanza Cinese. La poesia ricorsiva, così come l’ho definita (ma senza dubbio trova molti altri riscontri in molte altre ricerche), come diceva Adriano, si appoggia su un meccanismo molto simile a quello del classico cut up, ma introduce una variabile per me non irrilevante, che è la Rete e il suo carattere di “database vivo”. L’interazione con un motore di ricerca può spesso generale risultati sorprendenti se paragonati con il semplice rimaneggiamento del testo: questo si fonde (per ora, nella versione “manuale”) con un certo montaggio che è comune a quello di Adriano e che, come diceva Francesca, si alterna con “l’io artificiale” che itera un verso a partire da quello precedente passando per il “mare della Rete”.

    Massimo

    Rispondi
  13. lorenzo

    grazie adriano per le risposte. credo dunque di capire che l’uso di una macchina (invece che di un qualunque altro procedimento casuale o pseudo-casuale) ha per te una giustificazione ideologica o simbolica. altre domande tra un po’… 🙂

    intanto, per aggiungere un ulteriore elemento di confronto, accanto alla poesia ricorsiva di Orgiazzi, linko qui a un testo di un giovane poeta statunitense, Evan Weaver:

    Tom Swift’s Atomic Poem Engine.

    è un’altra prova di poesia semi-automatica (più automatica di quelle di adriano). la descrizione è questa:

    “These poems were co-authored by, more or less, three entities. Each sestina was created by entering a page from one of the original 1920’s Tom Swift children’s formula novels, now in public domain, into a computer program. The program removed punctuation, broke the text into 2-word segments, and reconstructed it a random order. The poet then took this output, divided it into stanzas, added punctuation, and then (with the help of another computer program) added end words from the first stanza to the rest of the stanzas, and chose titles and epigraphs (usually from the surrounding pages of the text). Any objectionable opinions expressed in the poems belong to the computer, and nobody else.

    The poems are, of course, dedicated to that mysterious genius Victor Appleton.”

    Saluti,

    Lorenzo Carlucci

    Rispondi
  14. adriano padua

    Interessante anche tom swift, lorenzo. dove si trova atomic poem? in rete? aspetto le altre domande…..

    un grazie anche a massimo

    Rispondi
  15. lorenzo

    l’atomic poem è nel file doc che ho linkato nel mio commento qui sopra. il file contiene anche il codice (in python) dell'”atomic poem engine”…

    a presto
    lorenzo

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *