Non per sognare l’anima di un falco
o per vivere l’attimo del fuoco
che nella notte seguace ti sprofonda
o consumato ti abbandona esanime
là dove l’acqua in gorghi più profonda
attira a sé te, nel suo nerume
ma per soffrire strade senza lume
ti sono date e ansia senza fine
e un desiderio che non placa il canto
di veraci sirene lungo il fiume.

Questo è un genere di poesia che trovo irresistibile!
Leggendola sembra di danzare in una dimensione onirica d’altri tempi, e mi trascina.
Un caro saluto
carla
L’andamento è montaliano, la forza interna è fortiniana. Siamo in pieno Novecento: ma “grazie a Dio”, vorrei aggiungere. E non perché io adori il “secolo denso”, ma perché è vero che siamo ancora lì, mani e piedi. Almeno, nell’andare fortemente ritmico, si sente il passaggio della carne, il battito netto dell’esistenza. Per troppi minimalismi di ritorno può essere una cura sferzante (e probabilmente opportuna)…
Come posso mettermi in contatto con Fabio Brotto, che non conosco?
[email protected]
Una piacevole conferma delle poesie lette sin qui di Fabio. Mi associo alle impressioni di Filippo Davoli. Complimenti!
Un caro saluto