LABORATORIO, tre incipit

Il termine “laboratorio” indica in genere, uno spazio a parte. Implica un luogo, un certo strumentario, una certa capacità di sporcare e di mettere in ordine. E’ un termine ormai abusato nei contesti educativi, che non corrisponde più alla sua storia.
Ma laboratorio è anche una forma mentis che richiede una certa capacità di porsi, di sentire. In questo senso, esso non vuole altro che un banco, una sedia, una penna.
Laboratorio come “labor”, lavoro, costruito sull’attivazione di meccanismi, più che sull’esercizio o l’acquisizione di una tecnica. L’insegnante non insegna nulla. Può solo attivare, a diversi livelli, l’autoascolto.
TRE INCIPIT: scelti, non a caso, ma come metafora dell’esprimere “altro”, del parlare di sé. Ecco i testi dei bambini di una quarta elementare. In qualcuno di essi è gà possibile riconoscere la Bellezza. In tutti, comunque, la gioia dell’esprimersi, il piacere dell’atto autonomo e creativo dello sporcarsi le mani. Ecco tre testi. Gli altri su Arpa Eolica
Sebastiano Aglieco

Io sono il vento calmo di primavera,
calmo, come il panda mentre dorme,
il vento che soffia leggermente
sulle persone.
Sono il vento bugiardo,
un vento che racconta
la storia misteriosa
come un pipistrello nella notte,
un vento che canta la primavera.
Gabriele

Io sono il vento dolce di primavera,
che ti sfiora anche la sera,
misterioso, instabile, imprevedibile,
a volte dolce,
a volte violento.
Anche se tranquillo
non sempre lo sono.
Con un manto invisibile
mi muovo disinvolto,
a volte interessato,
a volte indifferente
e così scompaio.
E come misterioso mi allevio,
misterioso mi materializzo,
e vago nel
dolce nulla
pieno di TUTTO.
Matteo

Io sono il vento caldo del deserto
che non prova dolore,
la spalla dell’ignoto.
L’aria che mi scombina il volto
l’aria che mi fa rinascere
un cuore puro
senza limiti e con amore
un amore che si affacci agli altri.
Sono l’uomo che cerca sempre l’amicizia
anche se a volte non è sincera
l’uomo che guarda le nuvole
trapassate dal vento doloroso
un vento che fa male
però resiste ed è forte.
Marco

5 pensieri su “LABORATORIO, tre incipit

  1. massimo s.

    ecco la luce! scusa il commento banale, è davvero quello che riesco a dire, al primo contatto – GRAZIE,(e grazie a LORO)
    massimo

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  2. lucaariano

    Ottimo lavoro Sebastiano quello che stai facendo. Se i bambini, i ragazzini, riuscissero davvero a trovare la Poesia che c’è dentro di loro, nel mondo, nella vita, diventerebbero sicuramente uomini migliori e potremmo ancora salvarci da questa deriva che ha ammorbato la nostra società, la nostra epoca.
    Un caro saluto

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  3. paola castagna

    Dirti Grazie Sebastiano sembra retorica dal sapore dell’abuso.
    …L’insegnante non insegna nulla. Può solo attivare, a diversi livelli, l’autoascolto.
    Attraverso ciò che fai ci porti ad un ascolto più sottile e profondo di ciò che siamo.
    Sul tuo mestiere di educatore una L’-ode che vorrei saper cantare.

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  4. fabry2007

    so che stai per partire , Sebastiano: ti auguro di portare nel tuo viaggio la freschezza di questo vento, simbolo decisivo nella mia cultura personale: la vitalità che ci fa uomini e donne, e che a volte nei bambini riesce ad essere più libera e vera. ruach, pneuma, spiritus: è il respiro in cui si scandisce la poesia, anche quella fuori delle pagine e dei bit.
    fabrizio

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  5. Giorgio

    Gran bel lavoro, Sebastiano. Sarebbe bello che tu creassi da qualche parte un modo per raccogliere tutte le esperienze di questo lavoro, per poterle facilmente recuperare – che so, dare una intestazione unica, prima del titolo. So che ad alcune persone a cui ne ho parlato sarebbe utile.

    Lo stesso invito vale anche per Massimo.

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