Lettera ai poeti

Essere stati al centro di una guerra non va bene: si tradiscono posizioni acquisite, si tradisce (e sembra nulla, pochissimo) un percorso, che ha una lingua, che produce testi, che non sono aggiunti solo ‘politicamente’ a quello che siamo. Quei testi sono un luogo e non sono un mestiere. Ma costa fatica arrivare a capirlo, noi stessi. Costa fatica farlo capire. In questi ultimi anni i poeti sono diventati amici, ed è giusto, e si tratta di alcune delle amicizie più forti che possano esistere; ma alcune amicizie, viste dall’esterno, non si comprendono: come fanno a stare insieme? hanno letto veramente i rispettivi testi? o si tratta solo di collegamenti ipertestuali, all’interno dei rispettivi blog? Nella realtà è un’utopia ingenerosa credere che Fortini e il poeta sconosciuto siano uguali: non è vero, e chi lo crede è ingenuo, se non sta mentendo. Esistono livelli altissimi, e poi cose che non sono livello: che non sono, semplicemente. Poi c’è un non essere intermedio: quello di chi non è schierato, e non schierandosi continua il suo lavoro, per quello che può valere e sapendo che interessa (interesserà) ad una minoranza quasi invisibile. Alla fine appare questo schema: la grandezza è e rimane, la miseria non è ed appare solo per finzione, il silenzio non è nulla (quando appare, ne appaiono i frutti: non esce da se stesso, ché si vergognerebbe; per tutto il resto prega, lavora, tace).

[ luglio 2004 ]

[ massimo sannelli ]

62 pensieri su “Lettera ai poeti

  1. massimo

    cara Marina, ciao… è proprio quello a cui si deve arrivare, o a cui bisogna arrivare avendo una certa idea della poesia – essere in pace nella guerra. e non con un sorriso che non capisce, ma con la gioia pazza di poter dire: a me va bene, scrivo e scrivo… per me spero la terza cosa, quel silenzio attivo… e così la bestia depressiva batte in ritirata! a te tanto bene
    massimo

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  2. Enrico De Lea

    “nella realtà è un’utopia ingenerosa credere che Fortini e il poeta sconosciuto siano uguali” –
    non ne sarei troppo sicuro – p.es. a fronte del Whitman famoso in vita, la (all’epoca) sconosciuta Emily Dickinson è ovviamente “più uguale” – benchè alla fine io apprezzi “egualmente” (non per generosità, ma perchè amo i versi di entrambi) sia Fortini che (il pazzo, sradicato,autoescluso ed autorecluso) Lorenzo Calogero…

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  3. Francesco Marotta

    Che i tuoi “testi” siano sempre quello che sono, e sono stati: un “luogo” dove sostare; un “percorso” da fare, per chi non teme l’ombra; una “lingua” da esplorare, come si esplora, spesso all’insaputa degli occhi, ciò che ci appartiene nel profondo.

    fm

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  4. massimo

    e la tua presenza – come quella di Giuliano, di Biagio, di Marina – possa essere una consolazione per chi ha bisogno di presenze e di maestri, e non ne trova intorno, soprattutto tra chi avrebbe il titolo di maestro e professore… si impara FUORI, ora. e ti abbraccio forte, e tanto bene per tutto
    m

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  5. mariapia

    Caro Massimo,
    questione annosa, questa dei rapporti di amicizia tra i poeti, CHE LA RETE SEMBRA SUGGERIRE, ESPLORARE E RENDERE POSSIBILI, in tempo reale(più di quelli mentali-simbolici irrelati alle carte, agli incontri, questi ultimi sempre importanti quando incontri sono dialoghi, formazione etc).Non a caso citi poi un paradosso: sono pari Fortini, e il poeta sconosciuto?
    A parte la doverosa risposta di De Lea, si crede che il secondo – lo sconosciuto (salvo scelte assolute, ee volutissime) paghi, volontariamente o meno, prezzi a volte insostenibili per la sanità mentale.
    Preferisco credere a quella terza via che indica il lavoro silenzioso, e in pace, come dice Marina.
    Se poi, dopo tanto essere stati nei campi di marte, nei suoi dintorni, di gouvernance, si debba rimettersi in pace, darsi pace, è più che giusto.Occorre tanta verità, però.
    La verità che rende liberi, la libertà che chiede verità, è così
    (ecco la bella rubrica di Luca Ariano, il blog di Berto Piandelli, uno sempe firmato Berto,in progress, sui poetidiparma, etc , lavori pensabili solo per amore appunto.)
    Per quanto riguarda la mia vita sono molto serena, il lavorare ascoltando e rispettando, senza cordate, mi ha permesso l’attuale “solitudine felice” alla Dolto(cito chi ha dedicato alla cura dei bambini, la sua vita)
    Maria Pia Quintavalla.

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  6. Berto Piandelli

    A proposito di amicizia (anche se non sono un poeta): ecco Maria Pia che me la dimostra, nominando una mia modesta proposta (in progress) sui poeti di Parma, lavoro che mi sta coinvolgendo e gratificando più del previsto.
    Se vi dico che oggi ho scoperto poeti cinquecenteschi, seicenteschi e settecenteschi a me del tutto ignoti fino ad ora, spesso sorprendenti, affronto magari un argomento tangenziale ma non troppo: penso a quanto ha detto Enrico (§ 4)che è vero finchè le opere di un poeta non si perdono nel nulla, o nella polvere di qualche nobile, ma impolverata, biblioteca.
    Ho incontrato Giacomo Marmitta (1504/1561), Pomponio Torelli (1539/1608) e la sua incredibile poesia sulla macellazione del maiale (tradotta dal latino in italiano da Giorgio Cusatelli), l’abate/arcade Frugoni , in arte “Comante Eginetico”. che organizzava festicciole sull’isolotto della peschiera del Parco Ducale di Parma, Prospero Manara (1714/1800) che scappò da Parma ed andò a Vienna con l’Arciduca Ferdinando di Borbone per morirvi di nostalgia.
    Ora sul web ho trovato un libro di scherzi poetici del fidentino Michele Leoni (1776/1858) che digerirò domani: di lui resta quasi solo il nome della biblioteca della sua città natale.
    L’amicizia per la poesia può farli rivivere, magari per un solo giorno, per un solo lettore. Godiamoci l’amicizia di oggi, parlandoci, leggendoci, magari incontrandoci. Pensando, qualche volta, che potremmo fare la fine di Giovanni Maria Agaccio, il poeta parmigiano del XVI° secolo di cui hanno sbagliato il nome perfino sulla scheda della Biblioteca Palatina della sua città, tanto è stato dimenticato, salvo fare una doverosa correzione successiva (a mano).
    Scusate la prolissità “fuori tema”.

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  7. mariapia

    Non è affatto un modesta proposta la tua, Berto, e non siamo fuori tema, col post, direi.
    Credo abbia del meraviglioso la spinta del desiderio che ti fa cercare, rinominare e far rivivere poeti e poesie di un luogo, soltanto perchè li ami, e di quei luoghi vuoi rendere omaggio e voce, fiati.
    Come l’orchestrazione nel tempo e nello spazio di un amore, quello della poesia.Anche questi sono, in azione, mega collegamenti ipertetsuali, ma nella macchina del tempo.
    Sì, leggiamoci,ascoltiamoci ancora, incontriamoci, anche nello spazio di un solo giorno. rendo omaggio a questa bella iniziativa rinascimentale,
    Grazie alle opere di pace,
    Maria Pia Q.

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  8. marcosimonelli

    Conoscere la persona che sta dietro ad una pagina: molti lo sconsigliano. Io non sono per niente di quel parere. Mi è capitato di conoscere di persona molti degli autori che più ammiravo (ovviamente viventi, mai stato bravo con la psicofonia). Mi è servito per accorgermi che i poeti sono persone (sembra lapallisiano ma non lo è). Ovvio, ho avuto anche delle delusioni. Ma rientrano nella statistica e nella probabilità. In una situazione del genere allora si preferisce limitarsi a leggere le pagine e lasciare la persona lì dov’è. Le pagine sono a disposizione, le persone forse un po’ meno.

    Ci sono poi collegamenti che vanno al di là dell’ipertesto.

    Concordo con Massimo (un caro saluto! we miss you!) quando dice che il testo è un luogo. Non so quanto sia pubblico o privato ma mi sembra opportuno evitare di entrarci con il fango sotto le scarpe, buttare le cicche in terra e portarsi via gli asciugamani o le saponettine. Non tutti i testi, se sono luoghi, sono anche “case”. Spesso sono più bivacchi di montagna, rifugi (per l’autore e per il lettore).

    baci

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  9. lucaariano

    Sottoscrivo quanto scritto da Massimo e concordo con Berto e Maria Pia. Penso che alla base di tutto ci debba essere amore per la poesia: secondo me prima di scrivere poesie si deve essere anche lettori, se davvero si amano i versi, sennò diventa mero sfogo, che ben venga, per carità. Quanto ai rapporti tra poeti in questi anni ne ho viste di cotte e di crude: l’elenco sarebbe lunghissimo, però penso ci siano anche persone vere che credono nell’amicizia oltre quello che scrivono, che dicono sui propri versi e cosa pensano gli altri. Mi è capitato di essere amico di poeti e crtici che non amano le mie poesie – lecitissimo ovviamente – e io magari stimo il loro lavoro, sempre nel rispetto reciproco e nella lealtà!
    Un caro saluto

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  10. mariapia

    @ Rispondo brevemente ad Antonella,
    il mio indirizzo postale, che è scritto anche nel mio sito è: Via Spartaco, 2 – 20135Milano. Grazie

    La lettera ai poeti continui.
    MPia Quintavalla

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  11. Giovanni Monasteri

    Poni domande interessanti, Massimo. E nel luogo giusto.
    Alcune considerazioni a caldo (certo da raffreddare e rivedere).
    Un testo non è mai solo “quel” testo, non è mai solo se stesso, una nobile e appartata e circoscritta regione dell’universo della comunicazione umana, per quanto nobile sia il suo sangue. Non ha un’identità sua propria che prescinde dall’universo dei linguaggi (o dall’universo-linguaggio, che non è certo un universo newtoniano). L’ipertesto e i link, spesso inconsapevoli, incontrollati e incontrollabili, sono in ogni testo, in ogni singolo linguaggio poetico, in ogni minima regione del frattale. (Ma quante volte sto ripetendo la parola universo!).

    Ogni testo letterario (diceva non ricordo chi) ha due genitori: la letteratura e la vita. Ognuna delle due, senza l’altra, è sterile. O forse c’è solo la vita, soltanto Babele. E per noi sedentari, che viviamo davanti al computer, la Rete è una parte importante della vita; cosicché frequentarla può rendere feconda la severa e raffinata matrona, la Letteratura. Può rivitalizzarla. Forse anche brutalizzarla (così impara!).

    Mi piace immaginare la Rete come il luogo dove materiali difformi si con-fondono in un nuovo iper-linguaggio, e dove persino i testi che vogliono essere poetici diventano un'”iper-poesia”, che ha momenti alti e momenti bassi. Le individualità poetiche perdono d’importanza? Pazienza, Forse non è un male. Del resto, di grandi poeti non ne vedo, tolti i grandi vecchi (tra i quali metto Roberto Roversi).

    Ricordo una disputa tra Fortini e Roversi. Fortini aveva i tuoi stessi dubbi, e non c’era ancora Internet. Roversi “stava insieme” ai mezzi poeti, ai non poeti: voleva interrogarli e capirli. La stessa cosa Faceva Pasolini, ma non mediante la scrittura (e qui era la differenza tra Pasolini e Roversi).

    Quanto al “come fanno a stare insieme?”, ci sono amicizie e amicizie. Si può postare nello stesso blog, ma si può anche condividere una poetica, o frequentarsi come veri amici, non solo in nome della fratellanza tra poeti (a cui non ho mai creduto).
    ciao

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  12. Giovanni Monasteri

    Forse un discorso a parte meriterebbe la domanda “hanno letto veramente i rispettivi testi?”.
    Potrei rispondere che alcuni di noi leggono molto, in generale (sia blog che libri); altri leggono solo blog; altri solo libri; altri scrivono soltanto. Ma va bene tutto. Ognuno sta dove gli piace stare. O dove riesce a piazzarsi.

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  13. Mario Ardenti

    Non so dire di “luoghi”, e di tant’altro, ma una domanda so fare, dopo tante letture qui e altrove:

    è mai possibile che scrittori e poeti siani tutti “buoni”?
    che conoscano solo “buoni” sentimenti, pietà, solidarietà, affalto di comunione?
    e la miseria? e l’odio e la malvagità? e il cinismo, e l’indifferenza per altro che non sia sé? tutte cose ben vive nel mondo, e tutte estranee al mondo degli autori?
    statisticamente improbabile: dove sono gli “altri”? che possa, almeno una volta, leggerli.

    grazie, ed un saluto
    mario

    Rispondi
  14. Francesca Matteoni

    Mario: attento a non confondere la bontà con l’ipocrisia. Di quella il mondo delle patrie lettere è pieno zeppo, fino al midollo e oltre. Così, ti direi in un eccesso di rabbia, come di gente senza sangue infarcita di bei vocaboli, manualetti sull’impegno, letteraturine etiche e privi del vivere, dello stare in mezzo agli altri o anche del non starci consumati dalla propria paura e provarci davvero SULLA PELLE ad impegnarsi in qualcosa fuori dalla pagina.

    La bontà autentica (quella che non coincide né con menefreghismo, né con ingenuo idealismo) è crudele. Piega la volontà e il corpo.

    In un blog come in ogni spazio pubblico, credo che il buon senso ed il non sputarsi addosso o semplicemente l’ignorarsi quando non ci si sopporta facciano parte di un comportamento “civile”.

    Riguardo ai poeti – che siano buoni o cattivi sono affari loro.

    O si fa l’errore simpaticamente di moda sempre nel mondo delle patrie lettere, di valutare le persone (meglio se amiche) e non i libri. E’ la scrittura soltanto che conta. La scrittura come modo di stare nel mondo. A me la poesia non interessa se non scortica.

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  15. massimo

    cari, sono a Rimini di passaggio e vado a Macerata… vi abbraccio tutti, vi rispondo tra due giorni. e ogni bene a tutti! (e a Marco: i miss you, you know)
    massimo

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  16. mariapia

    EmilY Dickinson scrive: so che è poesia soltanto quando sento la testa tagliata come da una scure,
    non virgoletto perchè ricordo a mente..la differenza è questa, it is true.
    Tra amicizia e populismo corre moltissima acqua; la prima permette anche di dire la verità (leggete di più, a taluni,e a tutti, e non pubblicate ogni cosa, ade s.ma la seconda è micidiale, si annida e con il mercato, semina pessima poesia, epigoni servili..)
    La rete può essere rieducazione esperimento autocontrollo, darsi regole nuove, di transizione,digiuno anche nonostante la apparente bulimia
    Maria Pia Q.

    Rispondi
  17. Sandra Palombo

    A caldo, clandestinamente dall’ufficio, due parole:

    “Quei testi sono un luogo e non sono un mestiere” parto da qua per dire che non credo alle amicizie tra poeti, ma tra persone.

    La poesia non è mestiere, non ha mai arricchito nessuno, ma vive solo se è vera poesia perché rimane nel tempo.

    Professione Poeta, così definisco bonariamente i miei amici che presento nel blog, è un atteggiamento dello sguardo, del gesto e dell’ascolto nel proprio cammino in questa terra.

    Non comparerei poi i libri ai blog. Il percorso di chi scrive , come ha scritto Giovanni, è letteratura e vita, ma la rete è un solo ramo della nostra vita che può stimolare, ma se non unito alla chioma, non può portare a produrre buona poesia.

    A monte ritengo ci debba essere esperienza di vita , talvolta più necessaria, in poesia, di una buona cultura.

    Infine non credo che sia un’utopia ingenerosa credere che Fortini e il poeta sconosciuto siano uguali.

    Nel mio piccolo so di alcuni romanzi e sillogi poetiche, di scrittori scomparsi, che a parere esperti, sono ottimi testi.

    Però a chi interessa portarli alla luce?

    All’editore serve il ritorno economico che un morto, se non famosissimo, non garantisce.

    Professione poeta è anche portare alla ribalta testi di altri, scomparsi o invisibili, che possano cantare o raccontare per dare loro il respiro che meritano.

    Solo le belle persone possono essere poeti di professione.

    Sandra

    Rispondi
  18. Mario Ardenti

    Mi permetto di tornare poiché, come spesso, non so farmi capire.
    Intendevo che, al di la dei testi, trovo sempre persone che non so altro che definire “dalle buone intenzioni”, intendendo un atteggiamento complessivo verso le cose del mondo. E so come sappiamo tutti che esiste dell’altro.
    E mi chiedevo come mai questo “altro” non compaia nelle pagine “letterarie” della rete. Nulla scrivono gli odiosi, i razzisti, gli egoisti?

    Se mi sono spiegato non so, perdonatemi.

    Mario

    Rispondi
  19. Marco Saya

    “Nulla scrivono gli odiosi, i razzisti, gli egoisti?”

    Perchè, Mario, pensi che questi non scrivano?

    Si “mormora” che uno dei nostri ultimi Nobel appartenesse umanamente a queste categorie.

    Per non parlare di alcuni grandi contemporanei che, invitati a casa di altri poeti, facendo finta di essere sani…, pensano di essere in un albergo e al mattino successivo se ne vanno senza neppure salutare l'”albergatore”. Ma tanto sanno scrivere…mi sono spiegato, no? L’educazione è solo uno dei tanti optional! che poi umanamente, ripeto, siano delle merde, poco importa.

    Un saluto
    Marco

    Rispondi
  20. fabry2007

    grazie, Massimo, per questo testo che tocca un punto cruciale anche nella nostra esperienza. interessante la piega presa dall’intervento di Mario. oggi si parla tanto di sfide: l’avventura di una convivenza tra “poeti e non” è difficile e pericolosa, ma degna di essere affrontata. e non è un camminare sugli spilli. semmai, è come in quella vecchia canzone di De Gregori, la mia preferita, forse, che raccontava di un uomo che cammina sui pezzi di vetro: non conosce paura, perché ferirsi non è possibile, morire meno che mai.
    Giovanni Crisostomo diceva che possiamo essere feriti solo da noi stessi. nel mio piccolo ritengo che la vita sia guardare in faccia l’egoista che è dentro di noi, non fare finta che abiti nell’altro.
    ciao a tutti.
    fabrizio

    Rispondi
  21. Sandra Palombo

    Fuori tema, ma torno perché mi ha colpito una frase di Fabry: la vita è guardare in faccia l’egoista che è dentro di noi e non fare finta che abiti nell’altro.

    E’ verissimo, ma anche difficile da scoprire più che da accettare.

    Perdonare , per es., è facile quando siamo bambini o quando i torti ci toccano in superficie , eppure è difficilissimo perdonare quando l’offesa ferisce in profondità. In me, ho scoperto esistere la cattiveria che scaturisce dal non perdono, e nel momento in cui ne ho preso atto ne sono stata sollevata.

    Penso valga lo stesso discorso per l’egoista che è in noi.

    Scusate la divagazione
    Sandra

    Rispondi
  22. Marina Pizzi

    il poeta è una persona con un dispiacere+ con una gioia permanenti: questo staterello=statuccio uccio-uccio si paga con la vita e non esagero. l’ego ad ago verso gli altri fa più o meno parte del mito scolastico: di sicuro è un FALLITO nonostante o meno gli “onori” in vita. e, poi, non è proprio necessario dover per forza o per diletto leggere o sobirsi tutti, ma proprio tutti i versi o simili di altri mostriciattoli o dèi ritenuti dalla CULTURA o dalla [fortuna] ufficiali imposte dalla “grande” editoria di consumo natalizio o pasquale o solo da/di dono di compleanno o corte amorosa o altro di gran lunga più: che cosa? scrivete e moltiplicatevi e siate felici o appagati o amati o, almeno, penetrati-penetranti. con un saluto da m

    Rispondi
  23. paola

    come fanno a stare insieme?

    1) perchè sono stati capaci di ascoltarsi extratesto – almeno questo è quanto per me indispensabile affinchè si possa stare il che può voler dire molte cose:
    – malcelarsi le rispettiva mancanze tenendo a galla più o meno una barca destinata a portarli attraverso un comune intento di ricerca e letteraria e di vita o di una delle due


    hanno letto veramente i rispettivi testi?

    in quel “veramente”, che virgoletto, riporto a quanto ho scritto nella prima risposta.

    o si tratta solo di collegamenti ipertestuali, all’interno dei rispettivi blog?

    anche. poi bisogna scremare ed essere scremato, cosa che non sempre vuoi per cortesia vuoi per interesse – quello conosce l’altro mi può “servire” etc etc etc.

    altri punti:

    .

    @Massimo
    essere in pace con la guerra.
    e la depressione si attutirebbe.
    difficile, mi permetto, per chi come te ha questa tensione all’assoluto
    questa arsura continua nella gola,
    questo cercare e ricercare e snudarsi
    continuamente in balìa dei propri demoni.
    perchè quello che scrivi brucia. e ti brucia. fa voragini. fa rossi i luoghi che tocchi.
    ce la si augura sempre una pace – dico una e non la, apposta ma il rischio è di doversi ridurre all’osso per sfiorarla e forse non basta nemmeno l’osso ridotto là.

    @ Piandelli che scrive che anche se non è poeta si occupa di poeti.

    beh, sarà almeno u m a n o, signor Piandelli? se si, è già abbastanza per occuparsene, non crede?
    non è come aprire un negozio

    @ Sandra – a 3 punti suoi

    “All’editore serve il ritorno economico che un morto, se non famosissimo, non garantisce.”

    no, scusa, Sandra. ci sono editori piccoli ma è capitato anche che persone che lavoravano per grandi editori si accorgessero di qualche morto sconosciuto – che curano appunto dei morti sconosciutissimi e ne fanno delle star. basta avere pazienza e morire.

    Professione poeta è anche portare alla ribalta testi di altri, scomparsi o invisibili, che possano cantare o raccontare per dare loro il respiro che meritano.

    ecco. appunto. facciamo un bel bocca a bocca ai morti e se non basta respirazione artificiale. (ovviamente è una provocazione senza intento polemico, precisiamo eh)

    Solo le belle persone possono essere poeti di professione.

    ah. le belle persone.
    quindi? si potrebbero avere ulteriori informazioni e indicazioni o che?
    giusto per focalizzare la specie che ha l’esclusiva della professione di poeta.
    grazie

    @ Marina – un pensiero tra molti –
    molto spesso una grande gioia spinge il poeta al grande dolore del vacuo di quella
    il poeta può accorciare il suo tempo
    lo fa spesso se decide di buttare squadra e righello.

    un saluto a tutti
    paola

    Rispondi
  24. paola

    @ Massimo, ancora-

    scusami se ho scritto in maniera brusca
    e forse irrispettosa non intendevo esserlo assolutamente. la tensione di cui parlo – così come la depressione o per me ne dico come inadeguatezza a vivere – mi appartiene e mi arriva dai tuoi testi.
    ecco. nulla altro.
    paola

    Rispondi
  25. Marina Pizzi

    “Giovanni Crisostomo diceva che possiamo essere feriti solo da noi stessi.”: delirio-autocoscienza da santo o da suicida: per me si tratta della cosa medesima: il pensiero-siero veramente affiorante e, oserei dire, fin dalla nascita, tale la scissa di starsene sonnambuli.

    Rispondi
  26. elena f.

    @marina

    l’interpretazione di giovanni crisostomo è questa:

    ci ferisce il nostro orgoglio quando gli altri ci sminuiscono e ci pensiamo più grandi del valore che loro ci attribuiscono, ci ferisce la nostra superbia qiando gli altri non ci riconoscono meriti che noi stessi ci attribuiamo

    perchè se tutte queste accuse non fossero vere e noi fossimo forti della vera umiltà e delle vera sapienza e conoscenza, allora nulla ci potrebbe ferire perchè l’umile non ha bisogno dell’approvazione di nessuno, l’umiltà è silenziosa e forte.

    nesun delirio di autocoscienza da santo o suicida, solo una massima di saggezza comune alle più grandi tradizioni spirituali di tutti i tempi e di tutte le culture, che solo in pochi giungono a vivere, è un dito che indica la luna …

    saluto tutti

    elena f

    Rispondi
  27. Marina Pizzi

    la luna è stata conquistata e la vera umiltà non è né nascere né vivere, ma morire con l’ira del disperato con l’umiltà senza via d’uscita. delle interpretazioni teologiche esatte me ne sbatto con tutta la simpatia che ti porto, Elena. m

    Rispondi
  28. Rina

    Perché, Marina, sei così disillusa, disincantata, uggiosa, rancorosa, nei confonti della vita?
    Con sincero affetto

    Rispondi
  29. elena f.

    @marina
    comincio a volerti molto bene nonostante forse sembri il contrario.(a proposito di amici io considero veri amici quelli che hanno il coraggio di mostrarsi nella loro verità),

    per questo ti dico che sei liberissima di sbatterti di quello che vuoi, ma aggiungo anche che la saggezza è lì dove ti ho indicato,(magari potresti provare, solo provare a rifletterci su) con la medesima simpatia e ti assicuro tutto l’affetto , o come ,mi piace dire toto corde.

    saluto tutti

    elena f

    Rispondi
  30. Marina Pizzi

    la saggezza non fa per me, la riflessione che mi è concessa è tutta riversata nel rigore del verso che traduco, traguardo e tradisco. i santi sono le eccellenze della cenere, più in là, FORSE, non vanno: vorrei morire per una VISIONE, per un’ESTASI, ecc, cia elena f da marina p

    Rispondi
  31. elena f.

    @marina

    i tuoi versi sono visioni estatiche, raramente l’estasi ha i tratti angelici,più spesso è duro come pietra, come sabbia, come sale incontrare l’assoluto… il deserto è il luogo dove s’incontra Dio, a lui il potere di far sgorgare l’acqua.

    un abbraccio stretto stretto.

    saluto tutti

    elena f.

    Rispondi
  32. Rina

    Lo so, ti ho letta un po’, e me n’ero accorta; per questo mi son permessa. Mi fa male quanto e come scrivi.
    Strappa, Ruba, un sorriso alla vita! Ci riuscirai se vuoi. Metti a fuoco tutta la tua caparbietà e non mollare. L’avrai vinta.

    Rispondi
  33. elena f.

    @marina

    un passo della bibbia dice:

    “la condurrò nel deserto, là parlerò al suo cuore.”

    se sei il deserto, sei un bel luogo in cui sostare e attendere.

    aspro e bellissimo, io l’ho visto il silenzio urlante del deserto e lo porto con me nel cuore.

    toto corde, marina

    saluto tutti

    elena f

    Rispondi
  34. Mario Ardenti

    @ marina pizzi

    “sono il DESERTO”

    no, il deserto non si autodefinisce, neppure in minuscolo.
    il deserto non esiste, e dunque non scrive, e dunque non si traduce né si traguarda né si tradisce. ovunque si respiri, per quanto rocamente e flebilmente o rabbiosamente, si nega in nuce il deserto.

    a mio parere, salutandoti.

    Rispondi
  35. elena f.

    @mario

    sei un esperto di linguaggio metaforico e poetico!

    non ti pare di essere un tantino, ma solo un tantino pedante ?… dato che qui trattasi di poeti e poesia e le matafore tracimano dilagando nell’aere… o mi vuoi dire che solo un fiume o un lago può tracimare?

    cordialmente

    elena f

    p s:

    inoltre( pedenteria per pedanteria) fuor di metafora, il deserto :
    (voce dotta dal latino, desertu(m) part.pass. di deserere “abbandonare” ( comp. di de e serere “legare”)
    esiste,io l’ho visto, e sai che i dico? il deserto parla! nel silenzio parla! e parla di sè (basta non essere sordi)(altra metafora)

    pedanteria due (melius abundare quam…deficere):
    uno dei modi di dire (= metafora) di chi non vuol capire è:

    “con te è come parlare al deserto” (controllare zingarelli per credere)

    di nuovo cordialmente

    saluto tutti

    elena f

    Rispondi
  36. Sandra Palombo

    Per Paola

    1)Un poeta sconosciuto, morto o vivente, se pubblicato da una piccola casa editrice rimane sconosciuto alla gran parte dei lettori.

    2)Di poeti è pieno il mondo, ma i veri Poeti, conosciuti o no, per me devono essere persone rette, con una grande umanità, una obiettività di giudizio, una grande umiltà.Gli altri poeti,
    anche conosciuti e bravi stilisticamente, saranno solo tecnica e bravura, ma non sono Poeti perché aridi dentro. C’è molta arroganza tra chi si sente poeta e questo è un grosso limite.
    Queste impressioni si basano sulla mia esperienza reale, non virtuale. I Poeti, tra i quali
    ho avuto la fortuna d’imbattermi, sono prima di tutto persone di una umanità straordinaria.

    Sandra

    Rispondi
  37. paola

    rispondo a Sandra

    1) le piccole case editrici pure coraggiose ne vengono fuori come ossari pieno di poeti senza nome
    viventi e non, cui “i meno” hanno l’onore di portare dei fiori… beh, meglio pochi che nessuno, no?

    2) qui Sandra, dovresti spettinare un po’ la tua retorica, ti prego.
    poeti con P maiuscola – poeti con p minuscola.
    persone rette…
    umanità straordinaria… questi i veri Poeti. davvero pensi sia così? va beh.
    etc. etc. rispetto le tue convinzioni ma assolutamente non le condivido.
    un saluto
    paola

    Rispondi
  38. Mario Ardenti

    @ elena f.

    spiacente di averti seccata, non volendolo certo, ma il posto è pubblico, siamo diversi, e può capitare.

    ovviamente sono esperto di nulla, figurati di metafore…
    pedante può certo essere e sordo anche, se così vedi, per la proprietà transitiva della verità, e certo anche gli umani tracimano, anche se non è facile definire quali argini e cosa siano, gli argini.

    non so sentire altre voci che quelle umane, per lo più senza capirle, e molto faticando a capire la mia: cioè, dei limiti.

    per ultimo, leggo con piacere i versi di Pizzi, pur rimanendo convinto (che male c’è?) che non abbiano a genesi il deserto, né in senso sabbioso né in senso metaforico.

    grazie per l’interlocuzione, ed ovvia la cordialità

    mario

    Rispondi
  39. Sandra Palombo

    Paola

    1) certo che meglio pochi che nessuno, ma quei pochi non avranno la visibilità di quelli presentati dalle grandi imprese editoriali per cui rimangono sconosciuti al grande pubblico. Ecco allora che un poeta sconosciuto può essere valido quanto uno noto.

    2)è la prima volta che viene associata la retorica alla mie parole. Forse ho sintetizzato troppo invece. Pur rispettando la tua opinione, resto dell’avviso che un poeta per essere tale non deve avere solo una grande capacità scrittoria, ma essere un poeta tutto tondo e lo riconosci per come si rapporta alla vita e con le persone e soprattutto coerente con sé stesso.
    Del resto l’esperienza di vita è necessaria quanto e più di una preparazione culturale.
    Solo aprendoti all’altro puoi capirlo.

    Spero di essermi spiegata meglio e se non ci sono riuscita, perdonami.

    Ciao
    Sandra

    Rispondi
  40. elena f.

    @mario

    nessuna seccatura…
    le mie radici sanno dove trovare l’acqua…

    cordialmente

    saluto tutti

    elena f.

    Rispondi
  41. massimo

    care e cari, ciao…sono sceso dal treno da pochi minuti… dunque ieri ero a Macerata. e ho trovato il BENE, quello puro che nasce dal condividere. e non erano piu scambi di link e lettere in uno schermo, ma persone. ogni tanto la distanza si annulla, dopo che lo schermo ha creato un contatto che fisicamente non si puo avere. ma il bene e/ che ci si ascolta *ci si ascolti( extratesto, come dice Paola, se ho capito bene. e l arsura si e- placata cosi-, e ora mi mancano… non so che cosa dire, se non un grande grazie, a chi sa prendere qui il mio delirio e lo traduce in qualche forma e lo integra o lo corregge, e mi aiuta. Emily D. dice che sull acqua si cammina con piedi di cedro, non con una barca di seta, che si inzuppa. e dice che una corda resiste perche ha nervi / e cos= noi. la poesia non e- una cosa senza nervi-nerbo. scrivo dal webpoint, tastiera assurda, scusate gli errori. e vi abbraccio tutti sempre
    massimo

    Rispondi
  42. paola

    sandra.
    o tu stai parlando come un commercialista o sono io che sono di un altro mondo.

    retorica anche il poeta bla bla bla a tutto tondo
    tra l’altro il tutto tondo comprende la luce e l’ombra
    le opere e i pensieri
    il dritto e il rovescio
    etc etc –
    non ci incontriamo nè scontriamo, Sandra.
    niente di male.
    ci si ritoverà a leggerci.
    ciao
    paola

    Rispondi
  43. Sandra Palombo

    Mi spiace Paola che tu non abbia inserito l’email o un sito, avremmo potuto chiarci in privato.

    Non credo sia giusto, per rispetto dell’autore che ha postato, aprire una discussione a due.

    Parlo come una commercialista? Posso ritenerla un’offesa o riderci sopra rispondendoti :
    Si vede che i commercialisti hanno una formazione umanistica…

    Ci rido su e lascio questo luogo-non luogo ringraziando la redazione per l’ospitalità che mi ha concesso.

    Auguri a la Poesia e lo spirito.

    Sandra

    Rispondi
  44. mariapia

    pER MASSIMO: MA CHE CONVEGNO C’è STATO A MACERATA?
    sONO CURIOSA, NON MI BASTERA’ soltanto CAMALDOLI, ANCHE SE LO RITENGO UNa RIPARTENZA PER ME IMPORTANTE,
    anch’io cerco l’oltre rete, mi è chiarissimo e da tempo, senza togliere alla bellezza e libertà della rete, e di questo straordinario sito, che può aiutare a concreare anche il resto !(Se c’è, quando c’è),ma non per effetto del tempo libero..bensì al contrario,per costruirne di degni, a noi che di alieni viviamo e vediamo ogni giorno).

    COSì SE POTRAI AGGIORNARMI SU CALENDARI FUTURI, COMPRESA L’ESTATE, TE NE SONO GRATA FIN DA ORA.SEminari,e convegni.
    E’ tempo per me di pulizia, è tempo che sia tempo,.. è vero.
    MARIAPIA Q.
    Anche sulla casella mail puoi scrivermi, che facendomi black out di posta jmupy, da ben otto gg., sto utilizzando con l’omonimo cognome-nome, su [email protected]
    (Anche di mie lettura, mi dirai, stai bene!)Grazie, un abbraccio da MPia Q.

    Rispondi
  45. paola

    @massimo

    “perchè sono stati capaci di ascoltarsi extratesto”
    si massimo, mi hai letta bene-
    grazie a te.
    un caro saluto
    paola

    Rispondi
  46. buonsenso

    paola Says:
    April 20th, 2007 at 9:23 pm
    si antonella. ma poete con la P o p?

    Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

    Rispondi

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