Metropolipercussivando
tum tum-tum trak tutututum-trak tum tum-tum trak tutututum-trak
tum tum-tum trak tutututum-trak tum tum-tum trak tutututum-trak
il giovane drummer bacchetta su pentole unte scandendo le voci del rione
du-du-du-du unoun du-du-du-du unoun du-du-du-du unoun du-du-du-du
the bass funkeggia e “fa la cosa giusta” – Spike segue il black morto ammazzato
tutti moriamo coralmente più o meno (more or less) ammazzati
let it be
let it be
let it be
(breve elenco)
nei vicoli
nei ghetti
nei mercati
sotto un trattore
sotto una bomba intelligente
per il fuoco amico
still a friend of mine, oh still a friend of mine
still a friend of mine, oh still a friend of mine
still a friend of mine, oh still a friend of mine
davanti a un bar- qualsiasi –
nei letti
nei cantieri
nelle strade
on the road again
on the road again
on the road again
ricordo al luna park
povero orso – s’alza e si accascia
morto ammazzato
povero peluche (anche lui)
rarefatte pause
rare rare rare ra-a-a-re-e-e
ticchettio di tacchi
tacchete tacchete tacchete tac-che-te-e-e-e
tacchi assassini
tacchi rampanti
tacchi demotivati
tacchi demotivanti
tacchi stanchi
tacchi tristi
la metro rimbomba
il sax coltraneggia
– su sgabello –
a love supreme
a love supreme
a love supreme
visione abbassata
riconosce
dai tacchi
dalla fretta
delle suole
dalla lacrima
che si spiaccica-a-a-a
da una voce soprana
da un vomito
(lasciato lì.)
e…
tum tum-tum trak tutututum-trak tum tum-tum trak tutututum-trak
tum tum-tum trak tutututum-trak tum tum-tum trak tutututum-trak
il giovane drummer bacchetta su pentole unte scandendo le voci del rione

Marco,
questo è un vero blues!
nero, così nero come può essere il reale.
ma l’immaginario la supera, nel finale.
Mentre ti leggo nell’aria si spande velluto,
la voce calda di John Lee Hooker….
Ciao Carla,
morire di “morte naturale” diventa quasi un sogno…
John Lee Hooker? una leggenda! Ora sto ascoltando del sano british blues: do you know John Mayall?
Credo che le intenzioni e i risultati siano abbastanza diversi ma questo testo mi ha ricordato un po’ un altro (di cui purtroppo non ricordo il titolo) del gruppo Sparajury (scusate lo spelling inaccurato).
Credo si trovi in un quaderno edito dalla fondazione Barruchello.
Il loro testo era una trascrizione quasi fonico-musicale (una partitura) composta solo da varianti percussive (tunz e tanz: due battiti differenti, un codice binario da eseguirsi vocalmente nel tentativo di trasformare il dicitore di versi in una beat machine, credo).
A proposito di blues, io qui ho diamanda galas…;-)
Ciao Marco, c’è una corrente di autori che, nell’ambito della scrittura o della poetica jazzistica, ho letto attentamente. Mi riferisco a Giuseppe Caliceti e a Andrea Canova.
In primis alcuni scritti di Sanguineti.
Diamanda Galas? Sperimentazione vocale, un pò come lo scomparso Demetrio.
Ciao
Marco
E’ vero c’è un ritmo blues e una musicalità che pervade questa poesia…complimenti!
Unc aro saluto
Caro Saya riesci sempre a prenderci. Bel ritmo.
Grazie Luca e Gian Ruggero.
Un caro saluto
Marco
Mi ha fatto venire in mente Black Market dei wether report. Bella!
A presto
Nicoletta