da “Sanguineti’s song: conversazioni immorali”
Mi è capitato di scrivere che il mio stile è non avere stile.
La frase ha un doppio significato: uno estetico, l’altro mondano. Un uomo senza stile è un uomo che non usa un galateo, questo è uno dei sensi. L’altro è più forte e coinvolge la responsabilità dell’intellettuale.
C’è una mia poesia che amo molto e che dice: la mia virtù fu la spudoratezza, e si conclude con: la mia sola virtù fu il mio pudore. Due endecasillabi che dicono esattamente il contrario, ecco il mio non avere stile.
a cura di Antonio Gnoli, Feltrinelli, 2006, pp. 170-171

Non avere stile vuol dire essere non umano, dunque totalmente irresponsabile. Non può esserci responsabilità dell’intellettuale se non c’è, prima, responsabilità dell’uomo.
Improbo non essere “umani”, così come non avere uno “stile”: conviene rassegnarsi. I galatei sono diversi, e le “responsabilità iintellettuali” un sereno mistero.
Salutando
lo stile è ricerca, da parte dello scrittore, del suo profilo.
non esiste uno stile definitivo,lo stile è un continuo evolversi della parola verso una perfezione individuale.
direi che
Lo stile è “duttile”, e noi lo modelliamo.
qui si cerca di accennare a quella cosa magnifica che dà forma e contenuto alla vita: la contraddizione, valida, guarda caso, a poter l’arte. nulla è autostrada, anche se da un po’, solo il rettilineo pare essere accettato. la pasticceria dell’agrodolce, per intenderci. nessun processo di pregiudizio dovrebbe essere nell’uso e nel disuso del mezzo artistico. ecc.
pienamente d’accordo con Quiete.
Uomo intelligente sanguineti, ma a mio parere se ne potrebbe fare a meno tranquillamente
siamo tutti perimetri del “tranquillamente” senza: Sanguineti ha una fluenza linguistica da sballo e, in più, rovescia con senso e arguzia il senso fisso e fissato delle cose. se la ride, ama, gode, è indimenticabile quale lucidissimo sisma e, poi, è un fuscello di roccia
e di chi mai, @ luminamenti, non si potrebbe fare a meno? di chiunque, no?
di nessuno di noi vi è una necessità biologica, figuriamoci culturale…
E che ci vuole a dire due cose contraddittorie in successione?
E’ sufficiente rimanere nell’illusione infantile di controllare il gioco, di poter dire tutto e il contrario di tutto.
Basta cioè non essere poeti.
Il poeta resta nella strettoia dell’unica cosa che deve dire.
Resta nella fatica della precisione.
Che Sanguineti avesse uno scarso stile poetico, d’altronde, lo sapevamo già.
A volte però fa davvero ridere.
Possiede un’autentica vena comica, uno stile cioè pre-poetico, utile a smantellare, a fare piazza pulita di molte presunzioni.
Ma non utile a costruire.
Non utile a pro-creare.
E del tutto inutile per nascere.
Ed io spero e credo che la mia vita sia una cosa seria: appunto una lenta nascita, come direbbe la Zambrano.
Grazie a tutte/i di questi spunti così interessanti e vivaci.
Marco Guzzi
No, di celan o della Dickinson non ci si dimentica.Ma di sanguineti…
Il non avere stile non credo sia un vanto: solitamente una persona senza stile passa inosservata.
Che il professor Sanguineti, quindi, si vanti di non avere stile, credo, sia solamente una provocazione, o almeno lo spero per lui.
Forse vuol essere solo un modo per apparire…anonimamente…rispettando la sua voglia di autocontraddirsi?
Azzardo un’ulteriore ipotesi: forse…vuole solo darci una scossa…far tornare i poeti sui loro passi, e risollevarli dal baratro scarno in cui sono precipitati?
Io la prendo così…