“Uno dei grossi meriti dell’avanguardia è stato quello di aver richiamato alla memoria, per chi se ne fosse dimenticato, il grande valore del montaggio, del collaggio, e quindi del falsetto: che è un valore essenziale. Me ne sono ricordato rileggendo L’usignolo della Chiesa Cattolica, ove ci sono le cose forse più belle di Pasolini, che sono fatte in gran parte di elementi di falsetto.” [Franco Fortini, Un dialogo ininterrotto: interviste 1952-1994; a cura di Velio Abati. Torino, Bollati Boringhieri, 2003, p. 84]

Grazie del post, Marina.
ma sono poche le volte in cui Franco fortini abbia detto cose inessenziali, confutabili, o inutili – e come questa volta viene voglia di rileggere tutto intero il pezzo, introdotto dal caro Velio , conosciuto l’anno scorso al Fondo Bianciardi, finito poi, in altre mani..
IL valore del falsetto: poche volte ci avevo riflettuto bene, e poche l’ho usato, sempre sentendomene bene, dopo, soddisfatta..
Maria Pia Quintavalla
Definiscimi falsetto.
In senso letterario, cosa intende lui (e te che l’hai postato)?
non rispondo ad ordini!
mi azzardo….
forse intendi quelle parti che io chiamerei in neretto che tendono ad evidenziare una certa “rosa” nei versi?
ciao
“il grande valore del montaggio, del collaggio, e quindi del falsetto”
cosa aggiungere mai, se non che un saluto?
ci vorrebbe un canto…
musica.
Sarebbe il caso di una bella conversazione sull’Avanguardia, sulla sua insignificanza.
La sola parola Avanguardia è già portatrice nel suo DNA di falsificazione. Stare davanti a chi?
Si noti che il merito che Fortini richiama non è “grande”, ma “grosso”. L’aggettivo è già un segno.
Nella mia mente malata il falsetto insinua l’idea di una castrazione…
Più che sui meriti, dovremmo soffermarci sui danni che l’avanguardia ha prodotto.
Claudio Damiani