Quando ti infili la cintura
sembra di ricomporre i pezzi,
(ancora sopiti) chè il sopra e sotto
appaiono avvitati per incanto,
sino a sera,
quando un letto
ti riporta allo spoglio del puzzle,
già sporcato dall’ovvietà delle cose
e quella cintura
ci libera dalla consuetudine
confusa della follia.

E’ molto simpatica, Marco.
Mi ricordo una barzelletta che girava al Liceo:
Mezzo uomo cerca mezzo uomo per fare Re di Quadri
già Valter, il senso dello spogliarsi di un accessorio come per liberarci da un oggetto estraneo, una volta si girava nudi senza tante griffe appiccicate addosso. 🙂
Bella l’osservazione di Valter.
Sì, Marco, in quello che hai scritto si sente il peso di ciò che è superfluo. Io avverto anche un pizzico (forse un po’ di più di un pizzico?) di amarezza nelle tue parole. Un abbraccio.
Anche io ci sento un pizzico di amarezza….
Un caro saluto
La cintura come costrizione,
liberarsene è respirare.
ciao marco
Grazie alla cintura si possono meglio definire i “colpi bassi” 😉
Grazie Gaia e Luca per il passaggio. Una riflessione non solo su ciò che è superfluo ma riprendendo la barzelletta citata da Valter mi verrebbe da scrivere,oggi, “Mezzo uomo cerca mezzo uomo o donna per fare due di briscola”. Pensando all’immenso Montale, fonte e materia della sua ispirazione era la disarmonia che l’uomo sentiva con la realtà naturale e storico politica che lo circondava. Una disarmonia e disaffezione alle “cose del mondo” sempre attuali…
Un caro saluto
@ marco
Vero. Anche perchè mezzo e mezzo nan faranno mai un intero…
Ps.: di un uovo sì, però
😉
Carla e Hag, come siete ermetici! 🙂
Ultimamente noto che la tua poesia si annoda spesso intorno ad un oggetto, Marco! 🙂
Verissimo, Voc, spesso e volentieri l’oggetto “coinvolto” è quello tecnologico, quasi un’appendice terminale dei nostri arti o dei sensi come il mouse, ad esempio, o l’auricolare del cell.
Bellissima.
A presto
Nicoletta
Grazie Nicoletta.