Futuro della Poesia

Le accezioni e le metafore dell’ordine immaginario particolarmente ricche di fonosimbolismo hanno un’ origine remota nella psiche arcaica, ove l’ideazione di immagini non presuppone un uso gratuito dell’immaginario. Le immagini sono create per una motivazione rituale. La figurazione espressa attraverso immagini plastiche è legata originariamente ad un pensiero mitico. Così il linguaggio porta metamorfosi radicali alle formazioni originarie, come ben sapeva quel genio assolutamente incompreso e travisato di Freud che tanto irritava Wittgenstein. L’identificazione dell’immagine con il prototipo fonosimbolico del gesto poetico assoluto segna la condizione limite del linguaggio: dove il suono si trasforma in luce; e viceversa. Ma cos’è questo prototipo fonosimbolico? La frase biblica: all’inizio fu la Parola non è un prodotto della cultura avanzata, bensì appartiene al patrimonio concettuale più arcaico dell’umanità. Perfino gli Uitoto, che vivono in orde selvagge nella foresta sudamericana, hanno una tradizione che afferma: all’inizio la Parola diede origine al Padre. Anche Anandavardhana (secolo nono) nel suo Dhvanyaloka (un trattato indiano sull’intonazione nella dizione poetica) formulò il pensiero che il puro suono ha un grado di essenza maggiore della parola detta. Per questo poeta filosofo il suono (dhvani) è l’anima della poesia. La frase va pronunciata correttamente e chiaramente, ma essa è un mezzo per dire qualcosa di più profondo e serve a destare in noi ciò cui la parola allude. Questo significato più profondo del suono, che può essere del tutto differente dal senso delle parole metaforiche, ma dalle metafore trasportato (fonosimbolismo), si impone solo a poco a poco alla nostra sensibilità, quando questa è capace di spogliarsi, quando l’essere si fa cavo e vuoto. Poichè in sanscritto suono si dice svara e luce svar, suono e luce sono sostanzialmente uniti in base alla loro affinità fonetica (cioè essenziale).
Così la radice verbale egizia mui significa insieme ruggente e splendente. Anche i Chippewa parlano d’un suono che appare la mattina a oriente. Già Jacob Grimm sottolineò a questo proposito l’affinità di radici verbali designanti uscire o guardar fuori e risuonare come anche il doppio senso della parola svegel che vuol dire zufolo e luce. Il ritmo sonoro è come il farsi luce che apre la strada al conoscere. L’identificazione dell’immagine con il prototipo fonosimbolico è il principio dell’idolatria, e l’idolo ha un significante opposto al simulacro (lat. simulacrum; vb.simulo-are, agg. similis-e). Mentre l’eidolatria discende dalla funzione simbolica più remota dell’eidos, quando nelle fasi prelinguistiche del Pleistocene la raffigurazione era il solo mezzo di comunicazione dei messaggi rituali. Ora ciò che noi chiamiamo mito (s’intenda piuttosto mitopoiesi) è connesso ad una deficienza originaria del linguaggio, come già questo problema era stato posto da Cassirer.
A fronte di questa carenza paradigmatica, come già Cassirer aveva prospettato, si cerca soccorso nell’etimologia e si riscopre il dire originario come evento rivelante e si indaga sul rapporto fra pluralità polisensa e contenuto numinoso. Il dire originario, come evento rivelante che esorbita dalla pertinenza comunicativa del linguaggio verbale, ci può rievocare una dimensione trascendentale qualora la parola venga messa in epoché: l’epoché della parola comporta un’interdizione del discorso orale onde ripristinare l’idealizzazione edenica, l’originario sonoro che interroga l’ineffabile. Il canto delle sirene può ritornare in vita. Quanti lo seguiranno?

4 pensieri su “Futuro della Poesia

  1. fabry2007

    credo che si debba approfondire, Emanuele, il rapporto tra mito e deficienza del linguaggio, con le conseguenze riguardanti il poiein. e poi: come mai i più grandi filosofi del novecento approdano a una dimensione poetica – non come pratica, ma come sbocco del pensiero? cos’è che non si riesce a dire, ma che nasconde la luce?

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  2. carlabariffi

    vien voglia di approfondire
    queste culture arcaiche di cui narri,
    il richiamo nasce dal richiamo…

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