Finalmente in libreria il libro dei fincipit. Il gioco è semplice e divertente. Si prende l’incipit di una poesia, una canzone, un romanzo e lo si chiude subito in maniera spiazzante e comica. Bonino e Andreoli raccolgono e scelgono tra le migliaia di fincipit arrivati nel blog E io che mi pensavo l’inverno scorso. La prefazione è di Bartezzaghi. Eccovene un assaggio:
Ei fu. Siccome immobile
pagava l’ICI.
(Alessandro Manzoni, Il cinque maggio)
Io lavoro
e penso a te
o TFR.
(Lucio Battisti, … E penso a te)
Una canzone per te
non te l’aspettavi, eh?
Invece eccola qua:
però ti avviso, fa cagare.
(Vasco Rossi, Una canzone per te)
Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude:
il posto ideale per trombare.
(Giacomo Leopardi, L’infinito)
Chiamatemi Ismaele.
Che a me vede il numero sul cellulare
e non risponde.
(Herman Melville, Moby Dick)
Andavo a cento all’ora
per trovar la bimba mia
e il bello è che ero in bici!
(Gianni Morandi, Andavo a cento all’ora)
Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Ma non vorrei rompervi i coglioni.
Buonanotte.
(Pablo Neruda, Posso scrivere i versi più tristi stanottte)
Aprile è il più crudele dei mesi.
Ma è Febbraio il più stronzo.
(Thomas S. Eliot, La terra desolata)
Se sono matto, per me va benissimo pensò Moses Herzog.
Tanto c’è la legge Basaglia.
(Saul Bellow, Herzog)


questi esempi mi fanno orrore, roba da ragazzini di quarta elementare, ci dobbiamo divertire con questo su la poesia e lo spirito?
Sparzani, mi hai solo anticipato, anche se troveresti ben pochi fans anche tra i ragazzini delle elementari: ormai siamo al sottoprodotto, al banale elevato a sistema, agli scarti del bagaglino: manca solo un post sulle barzellette di Totti.
Che pena per uno dei più bei litblog della rete (se non il più bello in assoluto): ridotto a pubblicare questi avanzi di pugnette, per avviare la possibile rituale chat del vuoto pneumatico, delle battutine e dei risolini nei quali immergersi felici.
Francesco Marotta
scusi francmarotta, ma se questo è il più bel litblog della rete perchè se ne è andato?
saluti, nonostante
rs
Per non avere troppi “amici” ai miei funerali, Solmi.
fm
lei mette ancora le virgolette alla parola amici. evidentemente nell’amicizia ci crede. non la invidio.
saluti,
rs
“Sempre cara mi fu quest’ernia al colon” fa a gara con “La presa midi di un fon” [L’après-midi d’un faune..] che inventò anni addietro Joshua Held (quello del pollo Gino).
Alcuni incipit del libro sono carini, Sparzani e Marotta non siate così puritani (parlo io che non accendo più la tv e che vado a vedere film come “Gli amori di Astrea e Celadon”). a pag. 222 di D di Donna di oggi c’è un articolo in cui si dice che il cervello seleziona l’umorismo. E non mi dicano herr professors che – come Gaber – voi siete una specie in via di estinzione…
fem
alcuni pareri sul libro incriminato:
http://fincipit.it/2007/sempre-cara-mi-fu-questernia-al-colon/
altri riflessi:
http://eiochemipensavo.diludovico.it/2007/10/25/superficialita-squallore-lassita-cerebrale-assenza-di-cuore-e-quant%e2%80%99altro/
al numero 6. parlavo del titolo del libro, non del libro, che non ho. Il titolo non è afatto male secondo me.
Il libro non mi interessa molto, mi è bastato il post di Tramutoli per averne un assaggio.
e stop.
affatto.. uf
@ Solmi & Fabrizio
Va bene, è un grande libro, avanti così, tra poco uscirà anche una recensione su Vibrisse, con link di collegamento per i commenti su Nazione Indiana. Va benissimo. Ma io, umilmente, posso continuare a preferire Leopardi e Sannelli a Pippo Franco e Lionello?
E poi non è scritto, da qualche parte, che questo è “il libro che distrugge i classici”? Come non apprezzare la nuova tendenza! Vedo che anche Solmi e, immagino, buona parte della redazione, si è già adeguata al “nuovo corso”, dal momento che nessuno, soprattutto il “fustigatore” del malcostume nei blog e dei linguaggi melensi e artefatti, il Cioran de noantri, si è sentito in dovere di intervenire quando, e non è la prima volta, di fronte a tre poesie (tre!) qualcuno se n’è uscito, in spregio di ogni sia pur minimo senso del ridicolo, parlando di “capolavoro della modernità”.
Sì, deve essere davvero un grande libro: peccato aver interrotto l’idillio con cotanta manifesta genialità. Me ne scuso. Sarà, forse, dovuto al fatto che, ogni volta che entro qui dentro, non posso fare a meno di leggere e rileggere ciò che conosco prima ancora che il primo post fosse pubblicato in questo blog: la colonnina che dall’alto, a destra, scende fino all’altezza delle magliette…
@ Solmi
Non invidiarmi, Solmi: ti potrebbe capitare, in caso contrario, di doverti aggrappare ai tuoi stessi capelli e scoprire che non te ne sono rimasti. Non invidiarmi, ti prego: e ti prego per te stesso.
Ti hanno dato fastidio le “virgolette”? Ma dài! Un fine conoscitore della retorica, come te, che se ne lascia invischiare, piuttosto che leggerle per quello che sono? Ma dài, Solmi, non è da te! Sai cosa dice un vecchio proverbio delle mie parti? Aria nett’ nun hav’ paùr’ ‘e tròn’l’. Tu hai paura dei tuoni, per caso? Io credo che tu non ne abbia motivo. Quindi, continua pure a compilare le tue liste con fiducia e a dormire sonni tranquilli.
fm
Francesco, linko nuovamente il post che doveva evidenziare il parere condiviso da una parte dei lettori (mentre altri, come Tramutoli e Bonino, prediligono i registri più leggeri, o leggerissimi). Personalmente, ritengo che il blog di Bonino sia un fenomeno sociologicamente interessante e da prendere in considerazione come tale.
http://eiochemipensavo.diludovico.it/2007/10/25/superficialita-squallore-lassita-cerebrale-assenza-di-cuore-e-quant%e2%80%99altro/
Quando ho visto questo libro in libreria ho avuto la stessa reazione. Mi ha fatto infuriare. L’ho aperto e ho pensato qualche parola che non direi mai ad alta voce. Però ho cominciato a leggere. Alla fine l’ho comprato, e seppur con qualche scadimento verso il greve, come in alcuni degli esempi sopra riportati, l’ho trovato molto piacevole. Ride ma non deride. Alcune delle battute sono poi di un’insospettabile finezza, si veda per esempio l’Ulisse di Joyce a pagina 84, forse la mia preferita, in cui diviene evidente che gli autori conoscono e rispettano le opere di cui parlano. Quindi io lo consiglierei, ma consiglierei ancor di più di fare come ho fatto io, leggerlo un po’ in libreria per vedere se corrisponde al proprio gusto.
@Magni non capisco cosa c’entri l’aggettivo ‘puritani’, qui si tratta di buon gusto elementare e basta. Per quel che dice Guazzi, non saprei, dopo i raffinati estratti che ci offre Tramutoli non ho alcuna voglia di prendere in mano il libro. Come dire, un trailer demitizzante. Complessivamente non vedo che l’oggetto meriti tutto questo inchiostro (virtuale, s’intende).
l’estetica del brutto è appunto estetica e qui c’è solo una banalità senza la natalità di un sorriso
il buon gusto elementare è definibile con esattezza al pari delle particelle elementari, beato chi ci riesce
fem
è così che si va allegramente nella pattumiera.
X Francesco Marotta
soltanto adesso leggo il tuo intervento al punto 10.se il cambio dell’ora legale non ha obnubilato la mia mente mi sembra di capire che ,dal tuo punto di vista,Solmi sarebbe dovuto
intervenire contro chi definiva “capolavoro della modernità” tre poesie (tre!).
Chiedo:come mai non hai detto ciò nel post di riferimento? ma poichè sono gentile ti dico che
“capolavoro della modernità” andava riferito esclusivamente al poemetto invincibili che Sandro
Dell’Orco,dopo attenta lettura,aveva recensito su “Libri e riviste d’Italia”.
Che si possa essere o meno d’accordo,dopo aver letto il poemetto,questo è un altro discorso
e non sta certo a me dire.per altri chiarimenti sono nell’altro post.
cari saluti
jolanda
Scusate l’OT, ma ringrazio Francesca E. Magni (6.): non mi ero accorto che c’è in giro un nuovo film di Rohmer (che ha iniziato se non sbaglio nel 1950!) e che è un grande soprattutto per i film meno celebrati.
Emanuele: stai attento a quel film… è del genere della “Marchesa von O” e cioè da consigliare al tuo peggior nemico… io di Rohmer ho visto (e letto) molto e lo amo, ma quest’ultima sua “fatica” dimostra che si può permettere di tutto (alla faccia dell’editing!). Se lo vedi e non mi togli il saluto sarebbe interessante discutere sul legame fra letteratura e cinema reso in quel modo (brutto, secondo me).
A tutti gli altri musoni che si rifiutano di mangiare merde (detto alla francese, non sia mai!!), consiglio per rifarsi il palato il sito I nasoni di Joshua Held, credetemi, è tutta salute!
I link lo metto nel prossimo commento, altrimenti questo qui finisce in moderazione…
fem
umorismo doc_ I Nasoni: http://www.inasoni.com/
@ Jolanda Catalano
A scanso di equivoci.
Io ho avuto modo di leggere parecchi tuoi testi e credo anche di aver espresso, in modo diretto o indiretto, il mio apprezzamento in qualche occasione. Apprezzamento per una ricerca poetica e per una modalità di scrittura che cerca di aprire le strutture stilistiche e formali canonizzate all’irrompere di una materia ad esse “apparentemente” estranea. Poiché amo, per mia particolare disposizione e cultura, tutte le proposte che cercano di smuovere le acque stagnanti di quell’immensa palude che è la poesia italiana “accademizzata” e consacrata dall’editoria di regime, non vedo in che modo poteva non interessarmi quello che scrivi. E tutto questo io davo, e do, per scontato.
Il mio rilievo, quindi, non era indirizzato a te, in quanto poeta, né al tuo amico commentatore (siete stati involontariamente citati solo perché vi avevo appena letti), quanto piuttosto alla pratica dell’iperbole elogiativa che uccide sul nascere qualsiasi forma di critica e dialogo costruttivo. Io credo che a te, a me o a chiunque scriva e abbia pratica di poesia, serva la “critica”, nell’accezione etimologica e nella funzione più alta e nobile che il termine comporta: e questo, nei sette mesi in cui ho avuto la fortuna e l’onore di far parte della redazione di questo blog, l’ho scritto in ogni occasione, soprattutto quando gli elogi, acritici e decontestualizzati, finivano per riguardare quello che proponevo io: ci sono centinaia e centinaia di commenti che lo attestano. Il fatto che ci sia voluto un secolo per riconoscere la grandezza di Leopardi (è solo un esempio), non dovrebbe spingerci, tutti, a interrogarci sulle ragioni del “testo”, piuttosto che a proporre formulette encomiastiche che lasciano la fruizione della poesia esattamente nella stessa posizione in cui era prima che scrivessimo???
Niente di personale, quindi, e credo tu lo sappia bene.
Buona domenica a tutti.
fm
Francesco M ,Tramutoli potrebbe risentirsi di queste divagazioni sul suo post,per questo cercherò
di essere breve.La mia meraviglia nasceva proprio dal fatto che in altre circostanze mi eri stato
valido supporto e l’avevo apprezzato.Però adesso se ti va di continuare questa “conversazione”
forse è meglio che ci spostiamo in quell’altra pagina.
un caro saluto
jolanda
A me pare un gesto dissacratorio interessante. Il concetto di demolizione di miti, che restano, in questo modo, sempre dei punti di riferimento.
E potrebbe essere anche una scusa propedeutica all’avvicinarsi alla lettura dei classici “demoliti”.
Non nascondo di aver riso a crepapancia, e se un libro fa ridere è già un punto di partenza.
Al di là di ogni puritana intellettualoide feticizzazione della storia.
ciao
Apolide
per me vanno ben distinti i due aspetti: la qualità (cioè piacevolezza) del volume, e la constatazione per cui ormai, tranne in pochissimi fulgidi casi, si pubblica solo ciò che vende.
Anche se gli esempi citati non mi fanno sganasciare (per intenderci, mi fa ridere di più Oreglio), questo primo aspetto mi preoccupa assai meno del secondo.
La gentile signora del ponte di lance, che invidia che mi fa con un nome così bello, 18, che concorda con 15, converrà che su qualcosa bisogna pur convenire, almeno fino a prova contraria. Il buon gusto elementare, definibile forse meno ancora che le particelle elementari, è tuttavia quello che ci permette di non accettare un grande mare di possibilità, scritte o parlate, teoricamente, cioè linguisticamente, possibili. Sono tuttora convinto che lo stesso titolo di questo post appartenga a questa vasta ma ignobile categoria.
Aggiungo che sono altresì sorpreso che l’autore del post non si periti di intervenire nel dibattito.
mi accorgo che non c’è gusto a discutere di gusti.
Io la finisco qui perché mi sento come uno di quegli elefanti della filastrocca che si dondolavano sopra il filo di una ragnatela e trovavano il gioco molto interessante fino a chiamare un altro elefante… mia figlia sostiene che però il gioco finisce con dieci elefanti, forse perché il filo a quel punto si spezza??
ach, ‘sti bimbi delle elementari.
dai sparz stringiamoci la mano, tanto non ti fulmini (io sono fem!) perchè sei ben isolato (nel senso di coerente, non di poco seguito!) e non scarichi a terra (che detto così sembra una brutta metafora, ma ha significato prettamente elettrico)
adesso esco (e su questo post non torno)
fem
E’ vero! Il mio commento numerava 15, ma poi con un salto quantico si è inserita Francesca E. Magni, mezza onda e mezza particella ed eppur trascendendo le due nature. Cara Signora Del Ponte Di Lance, mi chiedevo se il suo bellissimo nome sia ispirato da una canzone di Ivano Fossati. Anch’io sottoscrivo in pieno tutto ciò che dice. Se vuole per un po’ possiamo persino fare cambio di nomi, tanto anche il mio suona bene. La saluta caramente la marchesina dalla testa spaccata.
Ella dunque è una autentica Ferrari-Pallavicini, cara Signora del ponte di lance, discendente forse di quella illustre schiatta, e quindi del suo primo matrimonio con il marchese Domenico? Pensi che non l’avrei mai detto. Comunque sono lieto per una volta dell’errore matematico che mi ha indotto ad attribuirle un’opinione che m’era sembrata strana in quella raffinata conoscitrice ch’ella appare. Devotamente il suo.
HELP AIUTO CONTROL ALT CANC CANC CANC ESC ALT F4 BLOC SCORR (BLOC NUM, no, quello no! Io non diffido dei numeri, non sia mai! A me un 5 anzi un 15….. vedrete cosa vi aspetta al pigreco day…….. altro che salti quantici!)
Alert alert, MESSAGGIO DI SERVIZIO: questo post è entrato irreversibilmente nel film di Rohmer “La marchesa von O” [prove certe ai messaggi 28, 29, 39, 31]……
Provare soluzione estrema “spegni e accendi” altrimenti emigrare.
fem
il 39 al posto del 30 sarà profetico, promesso
augh
Mi trovo d’accordo con lo sparz sull’autore del post: che si manifesti!
Esci dalla vasca oh Tramutoli, assumiti le tue irresponsabilità!
O sei in Liguria con il solmi? Emigrato in anticipo dunque. Forse forse vi seguo. Attenti: ecco apparire il mantello nero del protagonista…. ai ripari!!!!!!!!!!!
fem
Leopardi pare fosse persona spiritosa e si sarebbe fatto quattro sane risate. Ma, per l’appunto, era Leopardi. Questo sito proporrei di chiamarlo La Poesia SENZA lo Spirito. Qui in molti pensano che la seriosità,l’illeggibilità e la pallosità siano sinonimi di profondità o di qualità.
E da certi commenti mi torna in mente una felicissima frase di Ezra Pound che ha un’ottantina d’anni, ma è sempre attuale:
Concetto italiano della poesia: qualcosa di opprimente e da riverire.
PS
A questi “giochini” si dedicano personcine come Umberto Eco o Stefano Bartezzaghi. Mai visti al Bagaglino o a Zelig.
Buon Natale a tutti.
🙂
giancarlo, sei intelligente per non scrivere questa risposta almeno ingenerosa
La confusione è grande sotto il sole. Cosa mai c’entri la poesia “opprimente e da riverire” col rifiuto di battute da elementari proprio non lo capisco. E poi la “illeggibilità e la pallosità” chi mai le desidera o le ritiene sinonimi di profondità? Proprio misterioso.
E questo sito andrebbe chiamato “senza lo spirito” perché lo spirito sarebbe questo? Questo? Questo dell’ernia al colon? Francamente non lo avevo capito quando ho accettato di entrare qua e credo tuttora che non sia assolutamente così. Le citate “autorità” Eco e Bartezzaghi, ammesso e non concesso che approverebbero qualcosa di simile, mi fanno un doppio baffo.
Tramutoli,
sono mesi che te la meni e fai battute e battutine sui poeti seriosi e pallosi e opprimenti e illeggibili. Se avessi tempo, riprenderei i tuoi distinti commenti(ni) uno a uno: in tutto degni dell’alta qualità della tua proposta culturale virtuale.
Da uno come te, che conosce davvero la poesia, visto che ha dedicato tre quarti dei post pubblicati su questo blog all’unico vero poeta degno di menzione (che bella l’amicizia! evviva!!!), ci si aspetterebbe, se non altro per coerenza, facesse almeno dei nomi. Si vede che sei troppo preso dalla preparazione del prossimo parto (“osteria numero mille”, vero?) e dagli addobbi natalizi… Ce li farai la prossima volta, i nomi, sicuramente.
Permettimi, comunque, visto il clima da “palle di Neve” (a proposito, chi è?, non me lo ricordo, sarà sicuramente un altro poeta da sagra paesana: ma non dispero, prima o poi lo presenterai), di farti una domanda: hai mai pensato che, così come io o qualche altro si possa non capire un cazzo del tuo “spirito” e di quello dei tuoi amici, allo stesso tempo tu possa non capire una beata mazza di poesia, continuando a spacciare per “critica letteraria” la tua idiosincrasia (sostituisci il termine a piacere) ad andare un passo oltre il “paraponziponzipò”?
Ecco, prenditi pure tutto il tempo che vuoi, ma non rispondermi: l’ultima cosa che farei, in questo momento, è leggere la tua eventuale, dal momento che sono troppo indaffarato a preparare il costumino per il prossimo ferragosto.
Francesco Marotta
p.s.
Di Leopardi parleremo una prossima volta, o in una prossima vita. Quando avrai deposto nell’armadio, buttando via la chiave, il-giovane-con-la-gobba-che-si-fa-le-pugnette-perché-è- l’unico-del-paese-a-non-avere-la-fidanzatina: la fotografia che ti hanno trasmesso alle superiori e dalla quale non ti sei mai staccato. Se tu l’avessi fatto, ti avrebbe spiegato lui che cos’è lo “spirito” (non quello dei blog o delle percòche sciroppate) e, sopratutto, cos’è l’ “ironia”.
p.s.s.
I miei omaggi, al doppio baffo, ai signori Pound, Eco e Bartezzaghi (in ordine di apparizione).
Il mio saluto più cordiale al caustico, brillante, graffiante, corrosivo autore di “Versi pure, grazie”, capace, con trenta parole, di scardinare maschere e rituali, potere e arruffianamenti. Chi sa mai che fine ha fatto: qui non si è mai visto in circolazione.
Buon carnevale.
Per me “cretino” e “palloso” sono proprio dei gran sinonimi. Avendo io l’ORECCHIO ASSOLUTO, ne deriva che alla frase precedente si può anche togliere quello strisciante, politically correct “per me”. Comunque rilassatevi, lo so bene che le mie certezze non sono importanti. Fregatevene.
Detto ciò, mi soffermo ancora sulla questione del Ponte di Lance o Ponte Lance che sia. Non so, cara Signora, se l’espressione si riferisca proprio a quel tipo di ponte che dice lei, che alla mia memoria suona più comunemente come “ponte di barche”. Li facevano in guerra. Mi pare che il ponte-lance sia piuttosto un posto della nave. Ci pensi un attimo. A me vanno bene tutti e due. La amo.
sublime il “poetilometro”.
qui sono tutti sbronzi.
saluti,
rs
Egregio,qui ieri si dormiva di brutto,neanche padre Fabrizio col suo giro notturno.
a proposito,egregio,lei che lo conosce,saprebbe dirmi perchè non ha benedetto anche i miei versi?
posso riproporle il mio saluto orizzontale?
con stima
jolanda
gentile lsdpdl,mi ricorda qualcosa,così repentinamente cambia idea sulle persone?
Sarà l’influenza,ma questa volta ha annusato proprio male.
la chiusura era evidente.
Gran bella casa, gran bel ponte! Troppo piccola la figura per capirne l’ingegneria, comunque very ok. Lombardia, Svizzera? Grazie.