mi vengono in mente due versi di cantautori diversissimi
“dal letame nascono i fior” e “siamo noi questo piatto di grano”…un mix de andrè de gregori dunque, con l’aggiunta del loglio: come a dire che l’erba cattiva non muore mai?
Dal mescolare due grandissimi, e con affinità neppure troppo celate, cara Elena F, non può venir che bene. E anche, sull’orlo dei fossi, mille papaveri rossi. E direi che i versi di rrt li meritano proprio.
Cari amici,
non pensavo tanto alla formula 1 o ai cantautori quanto a un mistico andaluso e a un teologo inglese che orientano un poco i miei deliri, ma trovo le vostre indicazioni del tutto pertinenti, e ve ne ringrazio.
L’augurio è che anche nel 2008 il nostro letame possa allietare i campi, senza troppi rovelli circa il loro “proprietario”.
Un caro saluto,
Roberto
La metafora che hai usato è quella sempre presente in ogni poesia, da quelle politiche a quelle d’amore a quelle sul tonno rio mare.
La sofferenza che crea. Non si sa cosa, ma crea, e spesso è superabile solo grazie a questa innominabile creazione.
Una metafora di cui non si ha mai abbastanza, perché se un mistero c’è, è proprio lì dentro…
Caro Michele,
proprio così: bisogna avere il coraggio di continuare a scavare sotto i propri piedi, pur nella certezza di scavare “anche” la propria tomba…
Un caro saluto,
Roberto
Caro Roberto, lo sparire del nome presuppone la presenza del nome, e magari anche la dignità di “cittadini nella città delle Idee.” Il destino, in ogni caso, non cambia, ma è certo che ciò può solo rassicurare. Si spera solo di diventare fiori rossi e grano, piuttosto che zizzania.
Grazie per questa prima provocazione, con l’augurio di un 2008 – concordo – “senza troppi rovelli…”
Giovanni
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molto intrigante anche questo
nuovo modo!:-)
bella metafora di ciò che resterà di “noi”…
tutto chiaro. testarossi in forma speciale, da nr.1 gennaio a maranello.
ne approfitto per mandare a tutti, ma proprio a tutti, uno vivido e livido augurone per un prospero(so) anno nuovo.
e saluti, (quelli non mancano mai)
rs
mi vengono in mente due versi di cantautori diversissimi
“dal letame nascono i fior” e “siamo noi questo piatto di grano”…un mix de andrè de gregori dunque, con l’aggiunta del loglio: come a dire che l’erba cattiva non muore mai?
buon anno anche da qui
Dal mescolare due grandissimi, e con affinità neppure troppo celate, cara Elena F, non può venir che bene. E anche, sull’orlo dei fossi, mille papaveri rossi. E direi che i versi di rrt li meritano proprio.
Cari amici,
non pensavo tanto alla formula 1 o ai cantautori quanto a un mistico andaluso e a un teologo inglese che orientano un poco i miei deliri, ma trovo le vostre indicazioni del tutto pertinenti, e ve ne ringrazio.
L’augurio è che anche nel 2008 il nostro letame possa allietare i campi, senza troppi rovelli circa il loro “proprietario”.
Un caro saluto,
Roberto
La metafora che hai usato è quella sempre presente in ogni poesia, da quelle politiche a quelle d’amore a quelle sul tonno rio mare.
La sofferenza che crea. Non si sa cosa, ma crea, e spesso è superabile solo grazie a questa innominabile creazione.
Una metafora di cui non si ha mai abbastanza, perché se un mistero c’è, è proprio lì dentro…
Michele
Caro Michele,
proprio così: bisogna avere il coraggio di continuare a scavare sotto i propri piedi, pur nella certezza di scavare “anche” la propria tomba…
Un caro saluto,
Roberto
Caro Roberto, lo sparire del nome presuppone la presenza del nome, e magari anche la dignità di “cittadini nella città delle Idee.” Il destino, in ogni caso, non cambia, ma è certo che ciò può solo rassicurare. Si spera solo di diventare fiori rossi e grano, piuttosto che zizzania.
Grazie per questa prima provocazione, con l’augurio di un 2008 – concordo – “senza troppi rovelli…”
Giovanni