
Le ampolle, la faccenda delle ampolle era un casino, c’era sempre il rischio di confondere quella dell’acqua con quella del vino, poi c’era il rischio di lasciarle cadere, difatti ogni tanto sull’altare si rappresentava lo spettacolo della rottura delle ampolle, spesso ad opera di Gigi detto la perla nera, quello che faceva le smorfie, quello che il parroco gli tirava le orecchie tuonando, tu sei la nostra perla, sì, ma nera! e veniva retrocesso al ruolo di angelo, visto che tra chierichetti si assegnavano anche i ruoli, io però mi ricordo solo del ruolo dell’angelo, che poi era già ambito il ruolo dell’angelo,
si era in tanti a fare i chierichetti, la leva del ’66 a chiusura del baby boom, si era in tanti a muoversi in quella chiesa moderna, intorno a quell’altare in acciaio, sedie di plastica bianca, grande spazio aperto, modernismo teologico anni settanta, sicchè alla messa centrale della domenica mattina si era perfino in otto, i quattro più piccoli stavano ai piedi dell’altare a fare gli angeli, e c’era anche una gerarchia tra gli angeli, ci si divideva a coppie, ogni coppia aveva il primo angelo e il secondo angelo, uno di fronte all’altro, ai due lati dell’altare, la distinzione dei ruoli era che il primo angelo era l’unico a sapere quando si poteva scendere dalla panca e andare davanti all’altare, e poi viceversa, io comunque non mi sono mai impegnato a capirla, questa cosa dei tempi, quando scendere e quando risalire, forse perché ero sempre distratto dal guardare in giro, i bambini seduti nelle prime file che agitavano le gambe senza toccare il pavimento, non mi interessava niente della funzione e dei suoi tempi, facevo il secondo angelo e stavo attento a quando il primo angelo si muoveva, dovevo solo seguire simmetricamente i suoi movimenti dall’altra parte dell’altare, a volte però partivo in ritardo, quello era già andato a sedersi e io stavo ancora lì imbambolato ai piedi dell’altare a guardare tra la gente, anche dal coro ero distratto, soprattutto dalle ragazze del coro tutte in fila davanti al maestro seduto alla pianola elettrica, avrei voluto essere vecchio come loro, essere grande, avere addirittura quattordici anni, a volte per fare i moderni quelli del coro suonavano le chitarre, io invidiavo il chitarrista che tutte le vecchie quattordicenni lo guardavano adoranti, comunque la funzione che più mi piaceva come chierichetto era quella della lavanda dei piedi con il parroco che faceva finta di lavare i piedi a noialtri chierichetti, al secondo posto le novene serali preparatorie del Natale, mi piaceva quel clima di preNatale, non erano manco male le gite ai santuari o similsantuari o posti di interesse religioso, nei posti di interesse religioso mi defilavo e andavo per campanili, trascinavo con me qualche esploratore di campanili, avevo la fissa di infilarmi nelle scale di una campanile, perché in ogni posto di interesse religioso c’era un campanile da arrampicare, di solito la porticina era lasciata aperta e noi ci si infilava facendo di corsa i gradini di legno fino in cima, spesso il mio compagno si attaccava alle corde della campana, io no, mi interessava solo arrivare in cima per guardare giù dabasso il circondario del posto di interesse religioso, finchè si sentiva gridare da sotto il prete o il guardiano del posto d’interesse religioso, chissà se Domenico Savio si sarebbe comportato così, andava di gran moda San Domenico Savio, avevamo i santini di San Domenico Savio, credo che fosse il protettore dei chierichetti o qualcosa del genere, San Domenico Savio era molto lodato e citato da Don Beppe, il viceparroco giovane che praticamente era il nostro capo, però eravamo considerati noialtri, a quei tempi, c’era Don Beppe che faceva la predica parlando con i ragazzi nelle prime file, invece un altro prete sul moribondo amava fustigare il torpore di spirito dei parrocchiani, e ce l’aveva su anche con quelli che stavano in fondo, venite avanti!, ordinava, non nascondetevi!, anche se sul fondo si ammassavano le donne con i bambini piccoli che urlavano in crescendo finchè le mamme si arrendevano e li portavano fuori, e la gente si guardava vicendevolmente durante le prediche, soprattutto gli uomini alle donne ma facendo finta di niente, io guardavo regolarmente tra le vecchie quattordicenni della cantoria, ma non provavo niente come in quinta elementare, quando cantavo Rosanna nell’alto dei cieli al posto di Osanna nell’alto dei cieli, perché esisteva realmente una bambina di nome Rosanna che mi piaceva un sacco, e lo so che questa cosa non è niente originale, poco tempo fa l’ho sentita anche dire da uno alla radio,
che in chiesa cantava Rosanna al posto di Osanna perché gli piaceva una di nome Rosanna, però giuro che a me questa cosa è successa davvero, io facevo la quinta elementare e c’era questa bambina che si chiamava Rosanna Piano che abitava nel palazzo davanti al mio (anzi veramente i suoi erano i proprietari dell’intero palazzo), e il palazzo di Rosanna Piano aveva un bell’androne tutto foderato di marmi screziati, noi si giocava innocentemente tra i marmi screziati finchè Rosanna Piano non proponeva di giocare a “dama e cavalieri”, e mi guardava sorridendo, Rosanna Piano, era bionda con le lentiggini e gli occhi azzurri e io ero cotto come una pera cotta, chissà perché Rosanna Piano sceglieva proprio me in quel gioco dove il “cavaliere” faceva un similinchino e la “dama” gli rispondeva con un altro similinchino e alla terza volta di corrispondenza di similinchini si andava giù in cantina e ci si poteva baciare, io Rosanna Piano che mi portava già in cantina me la sarei ricordata per anni (anche se più tardi Rosanna Piano si sarebbe fidanzata con un altro proprietario di palazzi, com’è giusto che sia), e il minimo era ricordarla da chierichetto al momento dell’Osanna,
gli anni sono scivolati così più o meno fino in terza media, baciare aspiranti coriste in paragone perdente rispetto a Rosanna Piano, servire messa sempre più raramente e ormai da esperto di ampolle e ampolline, con un gesto rapido sollevavo anche la stola dietro la schiena del prete per consentirgli di non sedercisi sopra, al catechismo dell’ultimo anno delle medie si parlava di cose evolute, cose a livello di problemi del mondo, si facevano i poster, una volta è venuto uno che era un ginecologo fratello di un assessore democristiano che spiegava che l’aborto era sbagliato, poi si era saputo che era stato incriminato per aborti clandestini,
e c’erano queste due ragazze della mia età, Roberta e Giuliana, che come tutte le ragazze erano più mature rispetto a noi chiericomaschi, insomma c’erano queste due ragazze che ridevano e scherzavano sempre tra loro, me le ricordo in una gita a San Marino, sempre insieme, inseparabili, salivamo tutti insieme verso la Rocca in una calda giornata di maggio, loro avevano fatto una sosta in una panetteria, addentavano un trancio di pizza, ridevano affondando i denti nella vita, mi è rimasta questa immagine di Roberta e Giuliana, che nell’estate di quel 1980 sarebbero andate a farsi un giro con uno con la Dyane rossa che aveva appena preso il foglio rosa, manco diciott’anni, l’avventura di accettare il passaggio sulla Dyane di quel ragazzo più grande, scherzare insieme dentro una domenica pomeriggio fino a quello che sarebbe stato chiamato l’incrocio della morte,
poi tutto questo è finito, da un momento all’altro, dopo l’estate della terza media ho iniziato la quarta ginnasio e da quell’autunno ci sono stati solo più i libri, qualche volta sono andato ancora in parrocchia, ma mi guardavano strano, con sospetto, io ero quello sempre sui libri a studiare latino e greco, prima gli strani erano altri, adesso ero diventato io, quello strano.

si dice che quasi tutti, nella vita, abbiano fatto il chierichetto.
io no, e l’ho pagata dopo 🙂
bravo, Paolo.
fabry
Sarà la legge del contrappasso, Fabry…
paolo
Siamo parte delle parte che siamo – stati!
Grande Paolo! Al tutto che – SERVE!
Anch’io non l’ho fatto, Fabrizio… chissà cosa m’aspetta…
Per intanto complimenti a Paolo! Belli il “modernismo teologico”, la “gerarchia degli angeli”, le “vecchie quattordicenni”… e di spirito stilnovista “Rosanna nell’alto dei cieli”!
@Chiara: sto leggendo il tuo libro, La Merca, grande!
@Giorgio: sì, però i “punti” che avevo accumulato come chierichetto me li son mangiati rapidamente negli anni successivi..;-)) ciao!
P.
be’, Giorgio, nel caso, fammi sapere 🙂