Se chi parla non è uno, ma una molteplicità in rapporto di esteriorità e contingenza (G. Deleuze/E. Glissant), e l’Io in quanto individuo (atomo) non ha, quindi, un rapporto con un sé sempre identico (immutabile), ma con una rete di relazioni storicamente determinate, che si realizzano come singolarità plurale – e ibrida per l’intreccio delle relazioni che ne passano lo stato dal virtuale all’attualità –, allora non è impossibile pensare e criticare l’economia poetica del tradizionale Io umanistico come una persistente feticizzazione che investe il soggetto e l’oggetto poetico.
Una feticizzazione che, come la merce capitalistica, è possibile demistificare con i procedimenti dell’allegoria parodizzante e l’assunzione di un soggetto poetico collettivo, il quale non è prima di kairòs ma dopo (A. Negri), e la cui coscienza poetica, impacchetta nei chiusi prodotti di genere e di “ismi”, non si esaurisca nella produzione lirico-intimistica della poesia soggettiva e aliena dal commercio con l’esteriorità delle altre singolarità e il mondo economico-sociale e politico che li struttura in rete.
Non è un caso, secondo noi, che l’Io e il soggetto “lirico-intimistico” ipostatizzato che lo sostiene, pur concetti di una astrazione e di una generalizzazione teorica, facciano pendant con l’io del soggetto capitalistico (il Capitale), e che, insieme, presumano – quasi “tipo logico” (B. Russel) assoluto e universale – l’eterno motore della poesia e della storia alimentato dallo stesso carburante: il profitto e la rendita come esclusione/eliminazione di qualsiasi altra possibilità alternativa.
Ma in un mondo, come il nostro, in cui ogni sovranità assoluta ha perso la sua funzionalità storica determinata, e la materia (contingentemente) piega lo spazio, come alla materia cosmica e della moltitudine lo spazio dice come muoversi, così anche per il soggetto e l’oggetto poetico gioca una modulazione storico-temporale che ne modifica l’identità ibridandone e pluralizzandone la vita e le forme. Il reale ha più forme di quante ne possa immaginare la letteratura e l’arte, diceva B. Brecht; e tra il cielo e la terra – dice ancora Shakeaspeare – ci sono più cose che nella filosofia di Orazio. (continua)
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Nessuno ha un’alka seltzer?
pensa come ti devi sentire e che ti devi pigliare dopo altre settantadue pagine di questo tenore! ibridato e pluralizzato.
Chi mi vuole togliere la dimensione lirico-intimistica? venga pure che da solo lo riduco a un collettivo di pezzettini.
Questi travet dell’ibrido filosofico-moralista guardano avanti senza considerare che è indietro che il lirismo non è merce, quando l’imperatore del Giappone dichiarò la resa agli alleati i giapponesi scrissero milioni di haiku e di componimenti lirici per esprimere il loro sentimento, così come in ogni occasione della vita era naturale comporre dei versi, questa è la dimensione della poesia, c’è ancora chi legge e cita Deleuze, pazzesco… se non abbiamo altro da opporre al marketing corrente siamo fottuti,
Ringrazio sentitamente la redazione di aver proposto solo un piccolo assaggio del tomo in questione ricambiando con una poesia, anzi una canzone:
Léo Ferré
Les Poètes
Ce sont de drôles de types qui vivent de leur plume
Ou qui ne vivent pas c’est selon la saison
Ce sont de drôles de types qui traversent la brume
Avec des pas d’oiseaux sous l’aile des chansons
Leur âme est en carafe sous les ponts de la Seine
Les sous dans les bouquins qu’ils n’ont jamais vendus
Leur femme est quelque part au bout d’une rengaine
Qui nous parle d’amour et de fruit défendu
Ils mettent des couleurs sur le gris des pavés
Quand ils marchent dessus ils se croient sur la mer
Ils mettent des rubans autour de l’alphabet
Et sortent dans la rue leurs mots pour prendre l’air
Ils ont des chiens parfois compagnons de misère
Et qui lèchent leurs mains de plume et d’amitié
Avec dans le museau la fidèle lumière
Qui les conduit vers les pays d’absurdité
Ce sont des drôles de types qui regardent les fleurs
Et qui voient dans leurs plis des sourires de femme
Ce sont de drôles de types qui chantent le malheur
Sur les pianos du cœur et les violons de l’âme
Leurs bras tout déplumés se souviennent des ailes
Que la littérature accrochera plus tard
A leur spectre gelé au-dessus des poubelles
Où remourront leurs vers comme un effet de l’Art
Ils marchent dans l’azur la tête dans les villes
Et savent s’arrêter pour bénir les chevaux
Ils marchent dans l’horreur la tête dans des îles
Où n’abordent jamais les âmes des bourreaux
Ils ont des paradis que l’on dit d’artifice
Et l’on met en prison leurs quatrains de dix sous
Comme si l’on mettait aux fers un édifice
Sous prétexte que les bourgeois sont dans l’égout
e se non basta…
Léo Ferré
POÈTE… VOS PAPIERS
Bipède volupteur de lyre
Epoux châtré de Polymnie
Vérolé de lune à confire
Grand-Duc bouillon des librairies
Maroufle à pendre à l’hexamètre
Voyou décliné chez les Grecs
Albatros à chaîne et à guêtres
Cigale qui claque du bec
Poète, vos papiers !
Poète, vos papiers !
J’ai bu du Waterman et j’ai bouffé Littré
Et je repousse du goulot de la syntaxe
A faire se pâmer les précieux à l’arrêt
La phrase m’a poussé au ventre comme un axe
J’ai fait un bail de trois six neuf aux adjectifs
Qui viennent se dorer le mou à ma lanterne
Et j’ai joué au casino les subjonctifs
La chemise à Claudel et les cons dits ” modernes ”
Syndiqué de la solitude
Museau qui dévore du couic
Sédentaire des longitudes
Phosphaté des dieux chair à flic
Colis en souffrance à la veine
Remords de la Légion d’honneur
Tumeur de la fonction urbaine
Don Quichotte du crève-cœur
Poète, vos papiers !
Poète, Papier !
Le dictionnaire et le porto à découvert
Je débourre des mots à longueur de pelure
J’ai des idées au frais de côté pour l’hiver
A rimer le bifteck avec les engelures
Cependant que Tzara enfourche le bidet
A l’auberge dada la crotte est littéraire
Le vers est libre enfin et la rime en congé
On va pouvoir poétiser le prolétaire
Spécialiste de la mistoufle
Emigrant qui pisse aux visas
Aventurier de la pantoufle
Sous la table du Nirvana
Meurt-de-faim qui plane à la Une
Ecrivain public des croquants
Anonyme qui s’entribune
A la barbe des continents
Poète, vos papiers !
Poète, documenti !
Littérature obscène inventée à la nuit
Onanisme torché au papier de Hollande
Il y a partouze à l’hémistiche mes amis
Et que m’importe alors Jean Genet que tu bandes
La poétique libérée c’est du bidon
Poète prends ton vers et fous-lui une trempe
Mets-lui les fers aux pieds et la rime au balcon
Et ta muse sera sapée comme une vamp
Citoyen qui sent de la tête
Papa gâteau de l’alphabet
Maquereau de la clarinette
Graine qui pousse des gibets
Châssis rouillé sous les démences
Corridor pourri de l’ennui
Hygiéniste de la romance
Rédempteur falot des lundis
Poète, vos papiers !
Poète, salti !
Que l’image soit rogue et l’épithète au poil
La césure sournoise certes mais correcte
Tu peux vêtir ta Muse ou la laisser à poil
L’important est ce que ton ventre lui injecte
Ses seins oblitérés par ton verbe arlequin
Gonfleront goulûment la voile aux devantures
Solidement gainée ta lyrique putain
Tu pourras la sortir dans la Littérature
Ventre affamé qui tend l’oreille
Maraudeur aux bras déployés
Pollen au rabais pour abeille
Tête de mort rasée de frais
Rampant de service aux étoiles
Pouacre qui fait dans le quatrain
Masturbé qui vide sa moelle
A la devanture du coin
Poète… circulez !
Circulez poète !
Circulez !
se qualcuno più capace di me sa tradurla ringrazio anche lui, ci provai ma mi arenai nella densità.
@Anna, ce l’ho io!
naturalmente chi oppone una strenua resistenza a questo “parlar moscheto” nella critica letteraria è perché vorrebbe un adeguamento al suo uso-cesira!
se questa è la critica la vedo molto critica.
Ad una prima scorsa pare un testo imponente, stimo che ci vorrebbe almeno una settimana, a tempo pieno, per farsene un’idea non preconcetta.. mhm potrei anche provarci, chissà che magari, senza saperlo, non mi sia ormai messo alle spalle la mia annosa sokal&bricmontite.
a lambertibocconi
Sei deliziosa, sai?
Non c’è niente di così incantevole di un uomo (o donna) consapevole dei propri limiti che dia l’impresione di pensarci continuamente.
Però prova a pensare ad altro e vedrai che ti passa il mal di testa.
francesco
le battute come quelle della signora contessa Lamberti Bocconi lasciano sempre il tempo che trovano… di 2questo hnon mi dispiace… in quanto a Leo ferrè lascerei in pace pure lui… lo stesso dicasi di Gilles Deleuze ormai un classico per le persone colte:-)
ci sono dei refusi ma non c’è bisogno di correggerli:-)
Solo due parole: Nino Contiliano è un grande personaggio, ma appoggia la sua grandezza su di sè, sui propri studi, sulla cultura che ha maturato in decenni di applicazione e sull’amore che nutre per ciò che fa.
Non è scritto da nessuna parte che chiunque debba essere all’altezza delle tematiche da lui affrontate e del linguaggio con cui le affronta. Molto, ma molto banalmente dirò che il mondo è bello perché vario, allora, chi dovesse avvertire attacchi di emicrania, potrà provvedere facilmente con semplici presidi medici (aspirina, ad esempio), chi decidesse che citare un’intera e lunga poesia in francese sia una risposta, lo faccia, ma, per cortesia,se non comprendiamo qualcosa, non tentiamo di abbattere chi l’ha formulata, ma riconosciamo semplicemente e onestamente, di non essere tagliati per questo tipo di speculazione.
Leggo adesso e adesso mi permetto di inviare a tutti i miei auspici di Buone Feste
il parlar, chiamiamolo così, difficile, non è detto che non sia alla portata di chi, con perplessità, legge. è che, magari, un certo tipo di cri(p)tica ha fatto il suo tempo e un certo qual stato comatoso della stessa è forse da attribuirsi a questo gusto per un parlare iniziatico che taluni perpetuano. tutto qua. infatti avevo sottolineato che qualcuno avrebbe tirato fuori la pretesa di chi “non capisce” – grassissima presunzione di “chi capisce” – di adeguamento al suo “uso-cesira”. con il che ci viene implicitamente comunicato che flora restivo è tagliata per questo tipo di speculazione e altri no: evviva! questo studio, dunque, avrà almeno altri ventiquattro lettori.
si spera un po’ di più dato che ormai si è capito chi non capisce:-)
Senza polemica e con molta sincerità, è scritto col Polygen?
panella: uno dei problemi della critica e della letteratura in genere del nostro paese è l’arroccamento e l’irriducibilità ad ammettere che con l’elitarismo non si va da nessuna parte. allargare e mediare non è necessariamente sinonimo di svilire, il trobar clus non è per forza superiore al trobar leu. se proprio dovessi scegliere, preferisco stare con i milioni di incapaci a comprendere che tra quattro gatti che si parlano addosso: tanto, è tutto relativo, discutibile, opinabile. come la sua valutazione aprioristica su chi ha capito e chi no.
buon natale.