15. Qualità

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=9fffzyc5bCI]

da qui

Leopoldo e Maria sono davanti all’ingresso del pub e discutono su come comportarsi. Lei, com’è noto, è astemia: si sta chiedendo se un crodino analcolico, per una apparizione, possa funzionare. Leopoldo è perplesso: è quasi pentito di aver rinunciato a un incontro tutto suo; e se Calvino si offendesse? Se intendesse parlare solo a lui? Ormai sono qui e bisogna entrare. La ragazza del locale è sorpresa nel vedere Leopoldo in compagnia:
– Che bella novità! E’ la consorte?
Lui è imbarazzato: come spiegare che si tratta dell’autrice del romanzo di cui è protagonista? Si tiene sul vago:
– E’ una mia amica.
– Le solite sette?
La confidenza di fronte a un’estranea appare a Leopoldo fuori luogo; tuttavia non vuole rovinare una serata che si presenta problematica a priori.
– Cominciamo con una media chiara. Tu che prendi?
– Un crodino.
L’atmosfera è sospesa: che succederà? Alla terza birra, mentre Maria comincia a sbadigliare, un’ombra si profila sul fondo della sala.
– Dio mio, non è Calvino! L’urlo di Leopoldo getta scompiglio nella sala. La gente si gira di scatto ma, avvedendosi della faccia innocua, torna ai propri discorsi con gesti di disprezzo o di pietà.
L’ombra, ora, si è avvicinata al loro tavolo: un uomo stempiato, dai lineamenti regolari, lo sguardo serio e ironico nello stesso tempo.
– Buona sera, signori, sono Robert.
I due sono rimasti senza fiato. Si scambiano una rapida occhiata, in cerca di un aiuto decisivo. La prima a sussurrare è lei:
– Lo riconosco: è Musil!
Leopoldo si fa coraggio e chiede al personaggio di sedersi.
– E’ incredibile: stavamo aspettando Italo Calvino.
– Questo passa il convento, per tre birre.
– No, che ha capito! Per noi è un onore straordinario. Semplicemente, avevo portato la mia autrice per una sorta di corso di scrittura.
– Ancora credete a queste cose? Ho impiegato millecentoquindici pagine per spiegare che è una perdita di tempo. Il romanzo è la costruzione minuziosa di un disegno assurdo che non porta in alcun luogo: e proprio in questo sta il suo significato.
– Senta, dottore, fa Leopoldo.
– Mi chiami Robert.
– Senta, Robert: qualcuno ha supposto che, se la morte non avesse interrotto la stesura, il suo romanzo avrebbe raccolto ogni filo disperso della trama e sarebbe sfociato in un porto in cui tutto si chiariva: tutto falso, dunque?
– Certamente. Il romanzo è la mappa del mondo, un groviglio di azioni insensate che sembrano portare chissà dove e invece si dissolvono nel nulla.
Maria annuisce, interessata.
– Robert, ma il personaggio principale sono io: non posso agitarmi per nulla, come un demente, un mentecatto!
– Ricorda: chi ha il coraggio di guardare in faccia il vuoto è solo in apparenza senza qualità: in realtà, ne ha più di tutti.
Leopoldo rigira tra le mani il boccale quasi vuoto. E’ indeciso se ordinarne altri quattro o accontentarsi dei tre, per questa sera.

7 pensieri su “15. Qualità”

  1. Anonimo

    Che scoop: l’autore dell’Uomo senza qualita’ come consulente extra!
    Penso che Leo possa fermarsi alla terza birra media chiara. Tanto piu’ che Maria ha visto l’apparizione grazie ad un semplice crodino (chissa’ a Medjugorie cosa passano?)
    il loro ingresso nel pub mi ha fatto pensare alla pubblicita’ dell’analcolico biondo con Vic-Vittoria ed il gorilla. Ma non c’e’ plagio, tranquilli !

    Rispondi ↓
  2. f&r

    il vuoto ha un che di magnetico, non lo si può guardare troppo a lungo, si rischia il volo nella terra senza ritorno,
    meglio cercare di raccogliere i fili di ciò che pare, o è, senza senso, perché un senso lo acquisti, almeno per noi.

    un abbraccio, fabry

    f&r

    Rispondi ↓
  3. alfonso

    il protagonista e la sua autrice
    per continuare il loro romanzo\flirt
    hanno bisogno di deuteroagonisti
    di volta in volta diversi
    ma decisamente necessari
    per arrivare alla loro fine

    Rispondi ↓
  4. Rashide

    Una bella sorpresa Fabrizio;
    Musil con i suoi pensieri grandiosi:
    “Il solo sbaglio che potremmo commetere sarebbe d’avere disimparato la voluttà dell’estraneità e
    immaginarci di fare chi sa qualli meraviglie dividendo l’uragano dell’amore in magri ruscelletti che scorrono su e giù fra un essere e l’altro”.
    In attessa delle altre.
    Un abbracio.

    Rispondi ↓

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *