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da qui
Non ti aspettavi che venisse. Nell’edificio spoglio, sei in attesa trepidante del suo arrivo. Che qualcuno si curasse di te, che t’inseguisse in questo posto sperduto, tra camionette militari e piantoni dalla faccia arcigna, col vestito da prete e il colletto bianco, sempre chiuso, che ti chiedevi come potesse non togliergli il respiro, no, non lo avresti mai creduto. Ti dice che stai bene, con la divisa beige, i capelli corti che odiavi e invece ti fanno – credimi – più uomo. Non potrai mai dimenticare il suo sorriso; è come se piovesse dalle nuvole, come se Dio scendesse fin quaggiù solo per metterti una mano sulla spalla e domandarti: come stai? Te lo avrebbe chiesto perfino al Sant’Eugenio, completamente avvolto nelle bende, sopravvissuto a un coma che pareva irreversibile, le labbra semichiuse, rigate appena di sangue, con ustioni gravissime in quasi tutto il corpo: come stai? Piangevi, non riuscivi più a fermarti. Come il giorno in cui giaceva sulla barella bianca del Grassi, in mezzo a una corsia ingombra di feriti lamentosi, gli occhi fissi, un’ora dopo l’ictus; gli ripetevi Mario, ti prego, non lasciarmi, lo sai che ho chiesto di morire prima io, perché senza di te non posso starci. Che cosa fate, qui? Marciamo, c’insegnano a sparare, a pulire i fucili, a riempire gli armadietti con le foto delle nostre donne. Sudava, non l’avevi mai visto sudare così tanto, non sapevi che l’emorragia, quando il sangue si sparge nei meandri grigi del cervello, fa scendere gocce pesanti dalla fronte corrugata; ti prego, Mario, lo sai che non sono ancora pronto; e già t’immaginavi a contrastare le suore e il viceparroco, gente abietta, spregevole al cospetto del santo con cui avevi condiviso tutto, e che a un tratto non poteva più guidarti con la sua saggezza, il modo fermo e dolce nello stesso tempo che, lo avresti capito solo dopo, è il modo stesso di Dio. A che ora vi alzate la mattina? Presto, molto presto. Ieri ho litigato con un bullo che ha promesso di aspettarmi fuori; prendeva in giro un balbuziente con cui ho stretto amicizia sin dal primo giorno; gli ho detto che era facile, con lui, se la prendesse con me, se aveva fegato; dopo pranzo, aveva sibilato, l’avrei trovato al bar davanti alla caserma, dove tutti facevano la corte a una moretta uguale a quella del Tempo delle mele: è normale innamorarsi della prima che incontri, quando sei soldato; solo tu non ti schiodavi più da lei, che chissà a chi pensava, se guardava ancora la tua foto con cui diceva di scambiare confidenze, la sera: le raccontava tutto quello che le era capitato. Le avrà riferito degli appuntamenti col tipo di Firenze, mentre tu arrancavi sotto il sole e facevi i turni nella polveriera? Vedevi il fumo alzarsi, là, dietro la rete, e avresti dato tutto per una delle tue Marlboro rosse, e avvicinavi l’indice al pulsante dell’allarme, sapendo che l’avresti pagata molto cara, che i colleghi avrebbero saldato il conto appena ti fossi buttato sulla branda, sognando della Persighetti e dei suoi occhi verdi che, come sempre, ridevano di te: non sei cambiato, sei il bambino scemo prigioniero dei suoi sogni; quando capirai qualcosa della vita? Ecco, forse con lui, il prete venuto fino a qui, coi riccioli neri e il colletto bianco sempre chiuso, che chissà come non lo soffocava, forse con lui sto cominciando a capire qualcosa, pure io.

“come se Dio scendesse fin quaggiù… il modo fermo e dolce nello stesso tempo che, lo avresti capito solo dopo, è il modo stesso di Dio”.
Dio tiene conto della nostra umanità, del nostro bisogno di contatto anche fisico, per farsi conoscere: per questo ci manda dei testimoni che, con la loro carne e la loro vita, possano essere espressione vivente del Suo Amore.
A volte basta una visita inaspettata, una telefonata, una semplice carezza, un sorriso o un “come stai?”, per cominciare a capire qualcosa della vita…
È difficile capire “qualcosa della vita” ,la vita la comprendi con l’ aiuto di qualcuno che viene fino a te per tenderti la mano chiede doti ogni volta “come stai?” È una domanda semplice a volte può risultare anche banale ,ma non è così,in essa è racchiusa tutta l’ essenza dell’Amore,un Amore che ti tocca il cuore e quasi ti rimane difficile rispondere a questa domanda ,perché mentre gli rispondi dicendogli la verità gli stai donando a poco a poco “il cuore del tuo cuore” senza che tu te ne accorga e al tempo stesso davanti a te si apre un mondo nuovo,un mondo pieno di difficoltà dove dietro di esse si nasconde l’ Amore.
Ci sono persone in cui attraverso le loro gesta,le loro parole e i loro occhi,si manifesta la mano di Dio ,la mano che ti guida ,la mano che ti salva e che ti ama .Forse è per questo che non vorresti che se ne andassero via e che ti lasciassero solo,perché senza di esse ti senti perduto e abbandonato e hai come la sensazione che la mano di Dio non ci sia più ad aiutarti, ma egli è li e si rivela a te quando meno te lo aspetti,quando hai finalmente preso coraggio di buttarti in mezzo alla trincea.
Mario, ti prego, non lasciarmi
“Io da lassù potrò aiutarvi e proteggervi più di quanto possa fare da qui.”
Dal libro :La grande storia di Padre Pio Cap 27
Mi ha colpito in questo romanzo l’altalena tra una narrazione che usa la seconda persona e una che usa la prima persona. Sembra avere il compito di alleggerire una tensione, quella relativa a fatti il cui ricordo mantiene intatta tutta la carica di sofferenza originaria. E’ un po’ come tentare di mettere una distanza, guardarsi allo specchio, rivolgersi ad un sé al di fuori di se stessi, per vedere se così fa meno male. Quando il gioco si fa duro, come si suol dire, dall’io si scivola nel tu.
E’ una pagina difficile da commentare, almeno per me, piena di dolcezza e molto commovente.
Pertanto mi limito a questa osservazione un po’ così, che forse non c’entra neanche niente.
http://www.youtube.com/watch?v=tNWGZGmbxXE&feature=youtube_gdata_player
Una bellissima pagina, il ricordo e la gioia di un incontro fondamentale con chi si prende cura di te, ti chiede come stai, ti spiega e insegna come affrontare il cammino della vita. Il cuore necessita di chi sa parlare con amore, di chi sa essere testimone della salvezza. Forse sto cominciando a capire qualcosa, pure io… e’ quello che spesso anche noi sussurriamo al termine di molte tue omelie.
Ho provato la stessa difficoltà di Barbara nel commentare questa pagina. Se avessi potuto pubblicare un’immagine, avrei inserito anche qui un quadro di Hopper, il pittore del silenzio. Perché terminata la lettura ho avuto la netta sensazione che qualunque commento, in primo luogo il mio, sarebbe risultato abietto e spregevole.
I nostri “come stai”, di solito, celano la speranza di poter parlare di noi stessi e raccontare dei nostri guai; oppure hanno lo scopo di farci sentire a posto, in pace con la nostra coscienza, o ancor peggio di poter mostrare al mondo la nostra apparente bontà. Fermezza e dolcezza. Noi crediamo di doverci concentrare sempre sulla dolcezza – di cui comunque discettiamo con un mare di parole e che poco pratichiamo – ma dimentichiamo sempre la fermezza, soprattutto quella verso noi stessi.
Noi ci crediamo i coraggiosi difensori del balbuziente ma, per la maggior parte delle volte balbettiamo e per la rimanente diamo appuntamenti al bar con una gran voglia di menar le mani.
Il destino, come dici tu, è un atto cui devi dare un contributo … ma … il destino è destino. Si può davvero chiedere in dono un cuore in ascolto? E soprattutto, lo si può davvero ricevere?
Sarà bello capire, alla fine della storia, che tutto questo si è avverato; perché – credimi – lo voglio pure io.
La felicità ci viene regalata attraverso le persone che ci amano e ci danno serenità; quando amiamo troviamo l’altro e, come in uno specchio, troviamo noi stessi disposti a soffrire, a dialogare, a combattere, a vivere. La mancanza dell’altro è un rumore assordante…difficile capire.
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Non potrai mai dimenticare il suo sorriso..
Come si fa a dimenticare un sorriso !Non si può,perché esso è la porta aperta che ti fa entrare in paradiso.
“Come stai?”
Proprio in uno dei primi racconti letti mi colpiva questa frase : “ quando mi chiese ‘come stai’ mi accorsi, non subito, diciamo lentamente, ma sempre più, che le dieci Ceres erano un ricordo del passato, di fronte agli occhi aperti di Don Mario, aperti in tutti i sensi” (F. Centofanti, Racconti tra cielo e terra).
L’avevo sempre considerata una frase difficile, se non retorica o formale, specialmente di fronte ad una persona che sai perfettamente che non sta bene. E’ attraverso te, Don, questo gruppo di amici e la comunità costruita da Don Mario che ho imparato a ripesarla, perché gli stati d’animo le risposte delle persone in realtà non sono mai scontati, e un ‘come stai’ può contenere la valenza l’energia e l’intimità proprie di quel senso di cura per l’altro che è l’Amore.
vi ringrazio!
il passaggio dalla seconda alla prima persona è importante, in effetti.
la domanda che fa Salomone a Dio è proprio questa: un cuore che sappia ascoltare.
sì, Don Mario ci ha insegnato che anche un “come stai” può cambiare la vita.
“A che ora vi alzate la mattina?Presto,molto presto”
la mattina presto è una idea relativa,dipende dal punto di vista;ci sono le persone che dicono:oggi mi sono svegliato la mattina presto alle11.00. E’ la mattina,ancora.
“lo sai che non sono ancora pronto”
ricordo come una volta,dopo mio brutto incidente stradale con la mia macchina, che mi era capitato fare davanti occhi di polizia,giorno dopo sono presentate a casa mia due mie amiche,-dai andiamo con la machina-mi hanno detto
-No-io ho risposto-non c’è lo faccio,non oggi,devo tranquilizzarmi, ancora non sono pronta prendere di nuovo volante
Invece loro hanno insistito:devi fare,non sarai mai pronta,ogni giorno troverai nuove scuse.Devi fare,devi essere forte,noi stiamo con te.
“Non sono ancora pronto” E chi di noi è pronto? O affrontiamo questa vita con la testa alzata o rimaniamo nascosti da qualche parte senza essere presenti nella propria vita
Lego il commento ai capitoli 38 e 39 , vista anche la consecuzione degli argomenti, perche’ il tempo che tiranneggia la vita mi ruba anche i pochi graditi minuti che dedico alla condivisione dei pensieri su questo Blog.
Sara’ forse che nonostante la “maturissima”età, sono ancora costretto ad arrabbattarmi tra spirito e carne senza esser riuscito a mandare in pensione quest’ultima per godermi finalmente il primo.
E’ per questo che che mi interrogavo sul perché Il mio Dio spesso si manifesta con me in modo duro, quasi punitivo e poco dopo mi lancia la fune a cui aggrapparmi per uscire da situazioni di estremo pericolo. Ora, in quel: “fermo e dolce” trovo qui’ una risposta che mi fa capire che a volte ci facciamo un’icona bizzarra di Dio convinti che la sua immensa bonta’ ci possa evitare certi passaggi.
Riesco a capire benissimo anch’io che vuol dire avere qualcuno che pur di non perderlo si prega di poter precedere nella morte. Da bambino ogni sera pregavo Gesù di fare morire prima me che mia madre. Ahimè non e’ stato così, avendola persa quand’ero un ragazzo. Per fortuna quel tempo insieme e’ bastato a lasciarmi l’esempio di ciò che serviva per vivere come lei: l’amore per gli altri.
@Gum 16
Grazie per questa testimonianza che viene dal cuore: mi hai commosso…
Fermo e dolce, due requisiti essenziali per prendersi cura dell’altro, per dargli la possibilità di uscire fuori dalla prigione di una vita frivola e approssimativa che esonera non soltanto dalla ricerca spirituale, ma anche dalla conoscenza più profonda del proprio intimo, senza doversi vergognare di essere se stesso. Fermo e dolce, dunque, per accettare l’altro, con le sue misure e i suoi entusiasmi, soprattutto se differenti dai nostri, ma anche per accettare noi stessi.
Ferma e dolce, la manifestazione di una sensibilità straordinaria che riesce a percepire anche la più piccola vibrazione dell’anima. Fra queste righe si legge tutta
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore,
dalle ossessioni delle tue manie.
Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza.
Percorreremo assieme le vie che portano all’essenza.
https://www.youtube.com/watch?v=XN7oFbaC1Ks
Ci sono come stai? e come stai?
quelli indimenticabili, e altri tenuti nella medesima considerazione di un raffreddore fastidioso di cui sarebbe stato meglio non ammalarsi
grazie Gum, sei un grande.
e grazie a tutti!
@ M&C
Grazie infinite a Te.
E’ bello quando i cuori si toccano.