la speranza non può lievitare
per più di tanto oltre i confini della vita
per una mera questione di cellule impazzite
e di fiato breve contro un pensiero intatto
ma può tornare indietro una forza ricolmata
come un volo doloroso ancora da raggiungere
e le battaglie terrestri si sono fatte aeree
per poi essere ancora più terrestri
-come un’onda che torni più carica di sale
e con le navi in disordine del cuore-
in un campo di grano provvisorio
dove prima o poi lui avrebbe bruciato il raccolto
soltanto per passare a una coltura successiva
-più in ombra oltre i vetri che guardano sui viali
dove la vita scivola bloccata
in fiumi inadempienti-
con le cravatte stonate dei pionieri
in missione solitaria per moltitudini ignare
soltanto per poco…
era un artista civile
che sulle pareti dell’ultimo grado
saliva con la rabbia dell’amore
e della fantasia dei poeti
che vogliono essere soli soltanto nel momento
di indicare la strada verso altopiani
che si trovano più in basso di quanto non si creda
e su quelle pareti possibili voleva portare i paralitici
persino qualcuno sofferente di vertigini
ma soprattutto coloro che gli avrebbero tagliato
le funi in un momento
perdonabile di distrazione
nella gamma degli abiti sceglieva sempre il più umile
e il più ambizioso
il più utile per farsi riconoscere
dagli abitanti dei tempi
e dalle loro suole
consumate da differenti asfalti
e convergenti verso diverse piazze
un cavaliere senza regno ha deposto il suo saio
ha lasciato il suo cavallo crescere ai bordi
di un torrente in piena
e dalla sua cotta sfilacciata ora sgorgano gli sciami
di libellule pungenti
che attenti paladini sapranno indirizzare
verso lo spazio di mete
precise e fluttuanti
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Se ne va un simpatico “rompiscatole” la dove non c’è bisogno di lottare per i diritti.
Per Marco Pannella
la speranza non può lievitare
per più di tanto oltre i confini della vita
per una mera questione di cellule impazzite
e di fiato breve contro un pensiero intatto
ma può tornare indietro una forza ricolmata
come un volo doloroso ancora da raggiungere
e le battaglie terrestri si sono fatte aeree
per poi essere ancora più terrestri
-come un’onda che torni più carica di sale
e con le navi in disordine del cuore-
in un campo di grano provvisorio
dove prima o poi lui avrebbe bruciato il raccolto
soltanto per passare a una coltura successiva
-più in ombra oltre i vetri che guardano sui viali
dove la vita scivola bloccata
in fiumi inadempienti-
con le cravatte stonate dei pionieri
in missione solitaria per moltitudini ignare
soltanto per poco…
era un artista civile
che sulle pareti dell’ultimo grado
saliva con la rabbia dell’amore
e della fantasia dei poeti
che vogliono essere soli soltanto nel momento
di indicare la strada verso altopiani
che si trovano più in basso di quanto non si creda
e su quelle pareti possibili voleva portare i paralitici
persino qualcuno sofferente di vertigini
ma soprattutto coloro che gli avrebbero tagliato
le funi in un momento
perdonabile di distrazione
nella gamma degli abiti sceglieva sempre il più umile
e il più ambizioso
il più utile per farsi riconoscere
dagli abitanti dei tempi
e dalle loro suole
consumate da differenti asfalti
e convergenti verso diverse piazze
un cavaliere senza regno ha deposto il suo saio
ha lasciato il suo cavallo crescere ai bordi
di un torrente in piena
e dalla sua cotta sfilacciata ora sgorgano gli sciami
di libellule pungenti
che attenti paladini sapranno indirizzare
verso lo spazio di mete
precise e fluttuanti
22.5.2016
Stefano Cardarelli