
Vi ricordate i colossal? Il termine è passato di moda, ma nel cinema si realizzano ancora film maestosi per cast di attori e scene, oggi grazie alla tecnologia, e per il budget impiegato. A parte i colossal, tuttavia, sin dagli inizi c’è stato chi ha cercato di realizzare con il cinema avventure pionieristiche, oppure vere e proprie imprese epiche. In Come vinsi la guerra (1926) Buster Keaton gira la scena del crollo del ponte al passaggio di un treno senza modellini. La prima volta nella storia del cinema. Ci vorranno giorni per recuperare i vagoni precipitati nel fiume. Il film resta ancora tra i più costosi di sempre ma al botteghino fu mezzo fiasco. Questo diabolico legame tra costo e flop di pubblico è spesso una costante nel cinema. Michael Cimino girò nel 1980 I cancelli del cielo. Il film costò alla United Artists 44 milioni di dollari, con un guadagno di solo 1 e mezzo. Fu addirittura costretta a fallire. Il film, invece, oggi è stato rivalutato, malgrado l’insuccesso di allora. Più fortunato con il pubblico fu Fitzcarraldo (1982)di Werner Herzog, premiato a Cannes per la migliore regia. Come Keaton, anche Herzog fece trasportare una nave lungo la cima di una montagna andina, senza utilizzare alcun effetto speciale. Le riprese durarono due anni, dopo molte interruzioni dovute a vari incidenti e, persino, all’attacco da parte di una tribù di indios che non tolleravano la presenza della troupe.

Il primato di film fallimentare più costoso, però, non è di Cimino ma di King Arthur – Il potere della spada (2017) di Guy Ritchie. Il film non ha fatto fallire la Warner Bros., ma ha fatto naufragare l’idea iniziale di farne una saga. Il film più costoso nella storia del cinema è stato l’ultimo film della trilogia de I Pirati dei Caraibi, Ai confini del mondo (2007) di Gore Verbinski. Stupisce il secondo posto, occupato da un film del 1963, Cleopatra di Joseph L. Mankiewicz: decisivo fu il peso del cachet di Elizabeth Taylor. All’opposto il film che ha guadagnato di più spendendo meno è stato Paranormal Activity, con un budget di 15.000 dollari e paghe di 500 dollari, girato nel 2007 in soli dieci giorni da Oren Peli. Il successo portò alla realizzazione di una saga, con 2 prequel e 3 sequel. Un altro film a basso costo, The Millionaire (2008) diretto da Danny Boyle, con la regista indiana Loveleen Tandan, addirittura vinse 8 premi Oscar, tra cui quello di miglior film. La serie cinematografica, comunque, misura il successo di un film. Sotto questo aspetto, la saga di Blondie e Dagoberto prodotta in Inghilterra dal 1938 al 1950 batte con 28 titoli sia James Bonde, con 25 titoli dal 1962, che Star Wars con soli 11 titoli dal 1977. La saga più lunga, tuttavia, è cinese, ispirata all’eroe popolare Wong Fei Hung, con 123 titoli a partire dal 1949.
Oren Peli girò Paranormal come se fosse una video girato fatto in casa, simulando il tempo reale. La ripresa in tempo reale è, d’altra parte, una sperimentazione già utilizzata da altri film. Il primo è inaspettatamente un film western, Mezzogiorno di fuoco (1952) di Fred Zinnermann. Anche Marco Ferreri sperimentò il tempo reale con Dillinger è morto (1969) con un bravissimo Michel Piccoli. Più di recente, La casa muta (2010) di Gustavo Hernàndez applica all’horror questa tecnica, anticipando l’idea di Peli. Claustrofobici, invece, sono Sepolto (2010) di Rodrigo Cortés, con un solo attore chiuso in un bara; e Locke (2013) di Steve Knights, in un auto in viaggio. Restando sulle tecniche di ripresa, Aleksandr Sokurov e Sam Mendes hanno realizzato film con un unico ininterrotto piano sequenza, rispettivamente con Arca russa (2002) all’interno dell’Ermitage, e 1917 nel 2019.
Infine, nel 2010 il regista olandese Anton Corbijn, regista di videoclips e di The american (2010) con George Clooney, ha realizzato il film più corto, Smallest Shortest Film, per le poste olandesi. Dura 1 secondo, con 30 fotogrammi riprodotti in stampa lenticolare col formato di un francobollo. Interpretato da Carice van Houten. Dello stesso anno è il film più lungo, The Clock di Christian Marclay: durata 24 ore.
