Fra le righe degli altri: intervista a Francesca G. Marone

Francesca G. Marone è sociologa, counselor, mediatrice familiare e vive a Napoli, dove lavora anche come editor, coach letterario e operatrice culturale. Dove ci sono libri, la trovate sempre. Ha iniziato a scrivere per passione e da una segnalazione al Premio Calvino, ha pubblicato nel 2017 il suo primo romanzo. Nel 2023, una storia ambientata a Napoli fra il XVIII secolo e oggi e incentrata su figure di donne complesse e affascinanti, diventa Le pentite, romanzo edito da Les Flâneurs.

Anche a Francesca abbiamo chiesto che lettrice è ed è stata e come è arrivata la scrittura nella sua vita.

Ricordi il primo libro che hai incontrato?
Non so se fosse proprio il primo ma è certamente uno dei libri più significativi
per me: Fiabe italiane, un doppio volume di circa duecento fiabe della
tradizione popolare, raccolte e trascritte da Italo Calvino nel ’56, un’edizione
Einaudi tutta sdrucita che io leggevo ogni sera nel letto, litigando con mia
sorella perché dovevo spegnere la luce sul comodino. Le ricordo quasi tutte
benissimo, ce ne erano di spaventose, ma anche di romantiche dal sapore
gotico, fra le mie preferite: Il principe che sposò una rana, e Bene come il sale.
Quelle letture serali hanno segnato profondamente il mio immaginario,
contenevano veramente tutto il bene e tutto il male della vita. Il primo romanzo
vero che ho letto fu Forte come la morte di Guy de Maupassant, lo presi dalla
libreria di mia madre, era un piccolo Bur, con le pagine che si staccavano, fu
una folgorazione per me, mi appassionai moltissimo e quando ci ripenso mi
commuove sapere che era un libro su cui si era emozionata prima di me mia
madre. Forse questa è un’altra delle magie della lettura: legare le persone fra
loro.

Francesca G. MaroneChe lettrice eri da bambina, ragazza?
Ero piuttosto curiosa ma doveva scattare in me una scintilla prima di mettermi a leggere. Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia di lettrici appassionate, specifico lettrici al femminile, perché da mia nonna, a mia madre e alle mie sorelle i libri sono stati una presenza costante nella nostra vita. Pensa che quando è morta mia nonna, lettrice coltissima, mia madre invitò noi e tutti gli altri nipoti a scegliere qualche libro dalla sua libreria. Mi sono appassionata, da piccola, prima alla poesia poi alla narrativa, questo perché mia sorella maggiore fece un rateizzo con Einaudi per farsi inviare tutta la collana bianca di poesia e arrivarono in casa davvero “pacchi di poesia”. Cominciai così a leggerne tanta e a trascriverne su foglietti che poi appallottolavo dedicandoli ad amici, amiche, o amori immaginari. Avevo creato un rituale attorno alla magia della poesia.

Che lettrice sei? Cosa ti appassiona?
Da quando mi occupo di libri, da diversi anni come operatrice culturale e come coach letterario, mi appassiono molto meno, il che non significa che io non possa trovare letture soddisfacenti e belle ma più sento aumentare il senso critico meno riesco a godere della lettura.
Tuttavia quando incontro qualcosa che mi piace sento dentro di me una profonda ammirazione per il lavoro fatto, conosco la fatica che c’è dietro una buona scrittura. Non ho una predilezione di genere, leggo pochi gialli, poca fantascienza, molti romanzi, mi piacciono i romanzi storici e la narrativa pura, amo e rileggo i classici, ma dedico spazio anche alla saggistica contemporanea nella forma più ibrida, apprezzo molto che una lettura possa allo stesso tempo portarmi in un altrove immaginario e anche darmi l’opportunità di scoprire cose che non conosco.

Consiglia un libro.
Con tutti gli amici e le amiche che scrivono mi vuoi far cancellare dalla terra? Devo necessariamente pescare fra i morti. (Scherzo)
Difficile consigliare se non conosco bene la persona. Direi, seguendo il mio cuore, Mrs. Dalloway di Virginia Woolf e Genji il principe splendente di Murasaki Shikibu. Questi due libri  rappresentano un po’ il mio percorso interiore e le mie passioni di scrittrice e di lettrice.

Cosa non vorresti mai trovare in un romanzo?
Banalità nella trama, ovvietà nel contenuto e sciatteria nello stile. Sono ancora un po’ all’antica, mi piace che un romanzo abbia una sua alta dignità letteraria. Capisco che l’attualità richieda anche uno stile più contemporaneo ma secondo me la deriva che sta prendendo la lingua nei libri è veramente pericolosa, farà scivolare i lettori e tutti noi verso un appiattimento verbale ed emozionale.

Quando hai capito che saresti passata dall’altra parte, da lettrice a scrittrice? Ricordi un momento, un evento in particolare?
Non credo di essere mai passata dall’altra parte, resto una lettrice pur avendo questa natura di scrittrice che ha l’urgenza di esprimersi. Sono del parere che non sia necessario smettere i panni di qualcosa per diventare altro, soprattutto se una parte si nutre dell’altra, e non esistono autentici scrittori che non siano prima forti lettori. Ho cominciato a dedicarmi alla scrittura molto presto ma ho maturato tardi il coraggio di espormi, dopo tanti corsi, esperimenti, concorsi e letture, diverse volte ho pensato di mollare, molti eventi mi hanno fatto desistere, forse anche per questo tengo molto al mio lavoro di coach e mi piace aiutare chi ha talento a realizzare il proprio sogno. Però ora che mi ci fai pensare, tantissimi anni fa la mia terapeuta disse nel bel mezzo di un discorso: “Lei che è una scrittrice, signora…”. Qualcosa in quel momento si accese dentro di me. Una consapevolezza mi conduceva a crederci.

Stai scrivendo in questo periodo? Puoi spoilerare qualcosa?
Sto scrivendo sì, ho appena terminato un lavoro nuovo e sto revisionando, prossimamente forse ne parlerò ma sono diventata più discreta e riservata sulla mia attività di scrittrice. Posso dirti di avere un filo rosso unico che lega ogni storia nella mia mente, e forse scriverò fino a quando avrò l’impressione che quel filo mi tenga legata alla mia motivazione più profonda. E anche fino a quando la salute me lo consentirà, perché scrivere è importante, fondamentale per molti di noi, ma vivere pienamente la nostra vita lo è ancora di più. È un nutrimento reciproco, vita/scrittura, e forse tornando alla tua domanda di prima, è questo quello che cerco in una lettura: tanta vita ancora, con le luci e le ombre.

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