Frammenti di Cinema # 100

di Pasquale Vitagliano

Concludo questo lungo viaggio nel cinema con una rassegna dei film della mia vita. Non si tratta dei film migliori, che mi sono piaciuti di più, ma di quelli che mi hanno toccato maggiormente, a cui sono legato perché mi ricordano un turbamento o mi commuovono, per ragioni più mie, legate al momento in cui li ho visti, che al loro valore intrinseco. Da bambino, per esempio, quando non si poteva scegliere cosa guardare in televisione, per anni mi sono portato appicciato le immagini della partita a scacchi de Il settimo sigillo di Ingmar Bergman (1957), il mimo degli Amanti perduti (Les Enfants du paradis), diretto nel 1945 da Marcel Carné, la solidarietà fantastica di Miracolo a Milano (1951), scritto da Cesare Zavattini e girato da Vittorio De Sica. Solo da adulto infine ho compreso il mistero al quale allude Improvvisamente, l’estate scorsa del 1959 di Joseph L. Mankiewicz.

Roma città aperta (1945) di Roberto Rossellini, Soldato blu, film western del 1970, diretto da Ralph Nelson e Anche gli uccelli uccidono (Brewster McCloud) di Robert Altman del 1970 sono stati poi i film della mia formazione. Molto di me stesso ha preso forma dalle emozioni e dalle idee suscitate da questi film. Ma si trovano ancora al di qua della linea d’ombra, i film che invece mi hanno accompagnato nel superarla per inoltrarmi nel mondo degli adulti sono tre film italiani poco noti: Voltati Eugenio è un film del 1980, diretto da Luigi Comenci, Ratataplan di Maurizio Nichetti del 1979 e Il prato girato nello stesso anno dai fratelli Paolo e Vittorio Taviani.

Il film al quale sono più legato è The Elephant Man di David Lync del 1980. Mentre Magnolia (1999), diretto da Paul Thomas Anderson continua ancora oggi a ispirarmi.

 

3
1

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *