Essere o non essere

di Fabrizio Centofanti

Uno si domanda: a che servono i piccioni? In genere, su di loro, si sentono solo lamentele. Occupano proditoriamente i terrazzi e lasciano tracce tutt’altro che desiderate. Ingorgano le piazze di città prestigiose, al punto da surclassare il numero, pur spropositato, dei turisti. Non parliamo delle chiazze biancastre con cui guarniscono carrozzerie e vetri di automobili appena uscite dal lavaggio.

So di alcuni che hanno dichiarato ai piccioni una vera e propria guerra, con trappole, veleni e oggetti che, in teoria, dovrebbero costringerli alla fuga.

Il piccione, però, resiste: è un soldato di trincea, un fante d’altri tempi, di quelli che stanno come d’autunno sugli alberi le foglie. Con la differenza che le foglie cadono, i militi s’immolano, ma i piccioni, che te lo dico a fare, restano lì, trionfanti, sulle ceneri degli strumenti di sterminio predisposti invano.

Dunque: a che servono i piccioni? Certamente, se ci sono, una funzione specifica l’avranno. lo, tuttavia, ho trovato una giustificazione personale: quando uno di loro si posa sulla ringhiera del balcone e comincia a guardarsi intorno, girando il collo a scatti e, a forza di voltarsi, il suo sguardo rossastro s’incontra con il mio e mi fissa come a dire: eccomi qua; be’, non trovo più ragioni per negarne l’esistenza. È facile diventare amici, in questo grumo di sabbia che rotola nel cosmo.

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3 pensieri su “Essere o non essere

  1. S&R

    Bel pezzo, una poesia in prosa, con questo sguardo di esseri sideralmente distanti che, per un attimo, si incontrano, e vibrano sulla stessa lunghezza d’onda.

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    1. Ema

      Vista con un granello di sabbia

      Lo chiamiamo granello di sabbia.
      Ma lui non chiama se stesso né granello, né sabbia.
      Fa a meno di nome
      generale, individuale,
      instabile, stabile,
      scorretto o corretto.

      Non gli importa del nostro sguardo, del tocco
      Non si sente guardato e toccato.
      E che sia caduto sul davanzale
      è solo un’avventura nostra, non sua.
      Per lui è come cadere su una cosa qualunque,
      senza la certezza di essere già caduto
      o di cadere ancora.

      Dalla finestra c’è una bella vista sul lago,
      ma quella vista, lei, non si vede.
      Senza colore e senza forma,
      senza voce, senza odore e dolore
      è il suo stare in questo mondo.

      Senza fondo lo stare del fondo del lago
      e senza sponde quello delle sponde.
      Né bagnato né asciutto quello della sua acqua.

      Né al singolare né al plurale quello delle onde,
      che mormorano sorde al proprio mormorio
      intorno a pietre non piccole, non grandi.

      E il tutto sotto un cielo per natura senza cielo,
      dove il sole tramonta non tramontando affatto
      e si nasconde non nascondendosi dietro una nuvola ignara.
      Il vento la scompiglia senza altri motivi
      se non quello di soffiare.

      Passa un secondo.
      Un altro secondo.
      Un terzo secondo.
      Ma sono solo tre secondi nostri.

      Il tempo passò come un messo con una notizia urgente.
      Ma è solo un paragone nostro.
      Inventato il personaggio, insinuata la fretta,
      e la notizia inumana.

      Wislawa Szymborska

  2. Alfonso

    Parliamo mi pare di questa specie di volatile appartenenti (piccioni o colombi) alla stessa famiglia:
    i colombidi.
    Già escursore per “controllare le condizioni meteo” in quel dell’Arca;
    presenza ,tra le nubi, in quello della Trasfigurazione, apparso in quella “forma” a “riferire” agli astanti,la Vera natura del Cristo,l’Unto, “”il Figlio del Dio Vivente””!
    Apparsa,la colomba, ancora una volta sulle sponde del fiume Giordano, a confermare ,per chiarezza,la  Figliolanza, del “”battezzando””, a Dio Padre ONNIPOTENTE!…
    E ancora, dulcis in fundo,  in questa “carrellata” di “presenze”, eccocelo, a “”discendere”” sotto forma di “lingue di fuoco” in quel Cenacolo,a Gerusalemme,a Maria e agli apostoli,come aveva loro predetto!..
    Il PARACLITO,…l’AVVOCATO, IL SUO SANTO SPIRITO!…Ancora una volta sotto l’aspetto della colomba!…
    Ecco: Le Scritture ce lo presentano così,delicato volatile a rappresentare il SUO SANTO SPIRITO!…
    ..e noi qui, oggi,sulla terra, ad immaginarci, ognuno, quel singolo piccione,grigio,sabbiato,bianconero,
    spennato e infornato per farselo farcito,…ai frutti di bosco,…lardellato con patate alla toscana,…in padella,…affogato al barolo…e in mille altri “gusti” nei modi più raffinati e golosi in cui ci viene proposto!!!…
    …anche questa volta,sgomenti, possiamo,tra due lacrime e due gocce di acquolina sulla bocca, apprezzarne le “”variopinte”” qualità!!!!
    Allora,anacronisticamente!…:
    «Veni Sancte Spiritus !»…
    «Vieni o LUCE dei CUORI»!…
    AMEN…

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