
Nove anni. Mi chiedevo, allora, come avrei reagito, ma c’era una dose d’incoscienza, una via che si perdeva in illusioni fatali. Eppure dentro me c’era qualcosa, una scintilla residua che impediva la resa, che obbligava a credere che da qualche parte, da parte di qualcuno, sarebbe arrivato un dispaccio decisivo, la concessione della grazia.
E infatti arrivò: in forma inattesa, fragile come un oggetto di cristallo, traballante come un bicchiere su un tavolo sconnesso. Devi esserti impegnato parecchio per far sì che quel giorno, mentre ero seduto a confessare, sfidando resistenze maligne che sempre in questi casi si frappongono, avviando un processo lungo e doloroso di radicale conversione, mi arrivasse quel biglietto che sentii immediatamente, nonostante la mia – allora – inguaribile insipienza, come il permesso di soggiorno in Dio.

Per lo “ius soli” se ne trattera’ con il futuro parlamento…
ma in questo ambito,non vorrei dire un’eresia,ma potrei pensare ad uno
“ius sanguinis”…!
“permesso di soggiorno in Dio” bella espressione… sperando di diventare cittadini della Gerusalemme celeste
Il profondo legame che in questa vita vi ha unito, non si è spezzato con la sua dipartita. Anzi, da lassù ha continuato ad affiancarti, facendoti toccare con mano la sua presenza.
Grazie don Mario, perché hai dimostrato con i fatti le parole che amavi ripetere: l’amore è più forte della morte.
https://youtu.be/q_rbNdfqkfY
Non si può restare insensibili davanti a questo Dio che ciò vuole a sé, ma attende silenzioso. Dovremmo far passi sulle punte, come danzatori, per raggiungerlo con grazia, manifestare con gentilezza la gioia nell’essere cercati, la stessa che usa Lui, attraverso i Suoi canali speciali, quando ci concede il Suo permesso di soggiorno.