Le ‘letture’ di Andrea Sciuto.
Nato in provincia di Bergamo da genitori siciliani, Andrea Sciuto vive tra Catania e Bergamo, dove lavora come insegnante di lettere. Fa parte del Circolo dei Narratori di Bergamo, gruppo di volontari che organizza iniziative di promozione della lettura insieme alle biblioteche pubbliche.
Oggi vi proponiamo una sua video-lettura del duello di Tancredi e Clorinda, dalla Gerusalemme liberata, di Torquato Tasso, canto dodicesimo, ottave L-LXXI
Buon ascolto!

conosco questo emozionante brano della Gerusalemme fin dall’adolescenza e mi ha sempre commosso. Quel “Ahi vista! Ahi conoscenza!” è straordinario. Trovo però del tutto fuori luogo e fuori contesto i commenti erotici di Andrea col sorrisetto malizioso, nonché la pessima allusione finale alla canzone del Piave, ma per favore! Risparmiamoci queste sciocchezze.
Mah, non so, Sparz, non concordo col tuo commento, né sulla fisicità di Clorinda, che appare nel finale, né sulla chiusa. Come te, amo questo duello fin dal liceo. Ne amo il contrasto, tra corpo e spirito, (e tra uomo e donna, non dimentichiamocelo, l’intera scena è di una potenza straordinaria, anche dal punto di vista erotico, e, in fondo, Andrea ne fa un riferimento veloce solo nel finale) e la conclusione dolorosa, truce e spirituale.
Devo dire di essere veramente d’accordo con Sparz. Trovo che sia possibile fare una lettura “metaforica” di questa scena, se proprio uno ci tiene, ma non c’è davvero bisogno di cercare di farne una recitazione semipornografica a captare benevolenze; veramente fuori luogo. Mi dispiace Matt!
Non so bene cos’altro aggiungere. Ognuno è libero (ed, anzi, incoraggiato) ad esprimere le proprie opinioni. A maggior ragione su LPELS. Parlare di ‘recitazione semipornografica’ mi pare però un po’ esagerato.
Un caro saluto e passo e chiudo (almeno per quel che mi riguarda).
Questo perché tu sei una bella persona Matt. Bacio
Sìììì, il dibattito sì!
Ciao gente, sono l’autore delle sciocch… della lettura. Scusate il ritardo nel rispondere. A questo punto vorrei dire che starei volentieri per giorni a leggervi, e sarebbe vero. Mi appassiona l’idea stessa di aver suscitato una simile discussione. Ma la verità è che ho scoperto in ritardo che qui il dibattito ferveva. Magari, per un’altra volta, mettete le vostre osservazioni direttamente sul canale YouTube, dove io ricevo una notifica ogni volta che viene aggiunto un commento.
O magari no, non volevate nemmeno che io intervenissi. Mi permetto di farlo lo stesso per sollevare il povero @matteotelara dall’ingombrante compito di farmi da avvocato.
Senza ironia, vi ringrazio degli interventi, compresi quelli molto critici. Anche perché, in realtà, sono d’accordo su tutto.
Cominciamo da @sparz
(che merita un ringraziamento a prate perché, mentre io lo faccio sdeghnare di qua, scrive un articolo magnifico poco più avanti).
L’allusione erotica (immagino tu ti riferisca principalmente alla battuta attorno alla parola “darlati”) è davvero fuori contesto. Tieni conto, però, di quale fosse il contesto: non un simposio letterario, ma un momento di condivisione con i miei amici e parenti, in larga parte digiuni di lettere, a cui tenevo compagnia con queste dirette durante il lockdown – momento che poi è cresciuto in maniera improvvisa e non programmata. Prendi sul serio quel che dico all’inizio del video: la scelta del duello nasce, ironicamente, per dar risposta a chi era rimasto deluso da un altro duello lasciato in sospeso qualche settimana prima… ma in quel caso si trattava de “I tre moschettieri”!
Ecco: in un contesto simile, l’unico modo per avvicinarsi ai testi è insistere sulla loro vicinanza all’esperienza quotidiana. Solo che poi, a furia di attualizzare, la mia rischiava di diventare una predica. E, proprio per aggirare questo rischio, di fronte al dubbio se aggiungere una manciata di pepe nero, ho scelto di farlo. Ho forzato il testo, certamente, ma solo nel senso che ne ho portato all’estremo un aspetto.
Ne è venuta fuori una sciocchezza, certamente, ma ti prego di credere che è una sciocchezza non commessa alla leggera, né dettata da scarso rispetto per il testo.
Non starò ad annoiarti con quanto anch’io ami questo episodio.
E veniamo alla Canzone del Piave. Anche su questa osservazione non ho nulla da obiettare; solo, come prima, ti invito a tener presente il contesto. Erano i giorni immediatamente successivi alla liberazione di Aisha Romano, con l’improvvisa epifania della sua conversione all’Islam. Campagne d’odio e commenti velenosi avevano fatto tornare nel dibattito pubblico tutto un lessico dello “scontro di civiltà” che speravo dimenticato. Nell’avvicinarsi della ricorrenza del 24 maggio, temevo un rigurgito di nazionalismo, e così è stato. A riguardarlo mesi dopo, vedo anch’io che il richiamo ci sta come i cavoli a merenda, ma all’epoca tutti capirono.
A @monica mazzitelli non ho molto di più da dire. Solo, ho l’impressione che mentre Antonio contesti principalmente il tono, Moniq se la prenda anche con la chiave di lettura. Permettetemi una precisazione: non è “una” lettura, che “se proprio uno ci tiene” è “possibile”. È “la” lettura, che gli studenti delle scuole superiori devono imparare. Si trova, semplicemente, sulle antologie scolastiche:
http://laspada.altervista.org/wp-content/uploads/2016/01/tancredi-e-clorindaanalisi.pdf.
Scuserete la pignoleria ma lo faccio di mestiere, ne va della mia credibilità professionale. Chiudo la parentesi e torno al punto.
Temo di aver toccato, in qualche modo, un punto nevralgico nei vostri affetti letterari, e che la risposta dai toni sentitamente personali si giustifichi così, perché come me sentite Tasso vicino alla vostra vita. Vorrei dire ancora una volta che mi spiace e che non era mia intenzione ferire la sensibilità di nessuno.
Ciao Andrea e grazie per la risposta. Per me è una questione di tono. Che ci sia una possibilità di lettura “sessualizzata” di questa pagina è abbastanza ovvio, tanto più perché si tratta in ultima analisis di una scena di abuso, descritta da un uomo, con le stesse strutture patriarcali che ci accompagnano da qualche migliaio di anni: quindi chi meglio di lui farne una sorta di allegoria? Ma proprio per questo darne una versione come fosse un racconto pornografico mi pare del tutto fuori luogo, a maggior ragione per il suo finale. Nulla di personale con l’autore, o con l’opera, che non rientrano nei miei interessi letterari. è solo una questione di accentazione.
Salve.
Mah, a me non sembra poi così peregrina una lettura che apparenti il corpo a corpo di un combattimento mortale con quello di un incontro amoroso, tanto più che di fisicità trabocca il testo e il perdersi in appunto “piccola morte” è rimasto nei secoli.
Senza banalizzare in una forzata dialettica Eros- Thanatos, al termine del serrarsi in abbracci e infliggersi colpi a vicenda l’agnizione di Clorinda stempera in Tancredi il furore in dolore, e l’acqua da lustrale si vorrebbe vitale.
Insomma, sia nelle concrete fisicità narrate che in allegoria non mi pare illegittimo l’apparentamento contestato. Le parole per dirlo possono non rispondere ai gusti soggettivi, ma l’interpretazione del duello mortale come di uno scontro con richiami all’incontro amoroso a me pare fondata: magari non univoca o totalizzante ma possibile e appropriata.
Il “24 maggio” l’ho capito meno, e lo ascrivo ad una frettolosa chiusa della riflessione sul fatto che quei due avrebbero dovuto fare effettivamente l’amore invece che la guerra, esattamente come i fanti di tutti i tempi.