
Il Parlamento europeo ci invita a prepararci a un attacco nucleare. Mi rifornisco di viveri? Di pillole? Di armi? Scavo un rifugio in casa mia? Non dice che vuole intraprendere, con sette mesi di ritardo, una iniziativa diplomatica, questo non lo dice; ci invita a prepararci a un attacco nucleare. Nonostante l’ennesimo appello di papa Francesco a fermare la “pazzia” della guerra che è sempre in sé un «errore e un orrore». Ancora una volta sono gli Usa a fare e disfare: prima i maggiori sostenitori del proseguimento della guerra, adesso disponibili a trattare. Tutto sulla testa dell’Unione Europea. Propongo un appello di Tomaso Montanari: “I cuori pulsanti delle democrazie sono i parlamenti, ma ci sono dei momenti così gravi da pretendere che il popolo faccia sentire direttamente la propria voce: in questo caso, la propria voglia di vivere“.
Contro la minaccia nucleare: scendere in piazza in massa, ora
di Tomaso Montanari
Il momento di scendere in piazza, in massa, è ora. Se davvero la nostra libertà, quella che distingue le democrazie occidentali dall’autocrazia russa, è ancora viva e vitale, è inconcepibile non usarla. È inconcepibile la passività con la quale noi, uomini e donne dell’Occidente, camminiamo sull’orlo dell’abisso nucleare.
È sempre sconvolgente leggere le cronache dei momenti che hanno segnato tragicamente la storia. In certi casi la folla inneggiava alle dichiarazioni delle guerre che presto le avrebbero decimate. Più spesso la vita continuava con leggerezza, si finiva danzando tra le braccia della morte. Ebbene, oggi è il nostro turno. La follia omicida di Vladimir Putin e l’irresponsabile bellicismo delle cancellerie occidentali stanno trascinando l’umanità verso una catastrofe. Ormai l’uso di armi nucleari nei prossimi giorni è accreditato come possibile, se non probabile. Ma a dispetto delle dichiarazioni e dei calcoli (spesso allucinanti) degli esperti, nessuno davvero sa cosa succederebbe dopo il lancio di una prima atomica, anche “solo” tattica. Quanto velocemente brucerebbe la miccia, in tutto il mondo? Con quanto margine per eventi imprevisti, per errori, per l’imponderabilità del caso? Stiamo per buttare un fiammifero in un deposito di benzina: davvero sappiamo cosa succederà un attimo dopo?
Nel 1955 un manifesto promosso da Bertrand Russell e Albert Einstein diceva:
«In considerazione del fatto che in una qualsiasi guerra futura saranno certamente usate armi nucleari e che queste armi minacciano la continuazione dell’esistenza umana, noi invitiamo i governi del mondo a rendersi conto, e a dichiararlo pubblicamente, che il loro scopo non può essere ottenuto con una guerra mondiale, e li invitiamo di conseguenza a trovare i mezzi pacifici per la soluzione di tutti i loro motivi di contesa».
Quel futuro è ora: l’ottobre del 2022. Nella premessa di quella risoluzione, quei due giganti del pensiero pacifista avevano scritto:
«Il mondo è pieno di conflitti, tra cui, tralasciando i minori, spicca la titanica lotta tra Comunismo e Anticomunismo. Quasi chiunque abbia una coscienza politica nutre forti convinzioni a proposito di una di queste posizioni; noi vogliamo che voi, se è possibile, mettiate da parte queste convinzioni e consideriate voi stessi solo come membri di una specie biologica che ha avuto una ragguardevole storia e di cui nessuno di noi desidera la scomparsa».
Oggi dobbiamo dire: è in corso una lotta tra Occidente e Russia (e Cina). Ciascuno di noi umani ha un giudizio più o meno chiaro circa i torti e le ragioni. Ma ora è il momento di pensare come appartenenti all’unica vera patria, il mondo; all’unica vera nazione, l’umanità. In un conflitto atomico nessuna ragione potrà prevalere: solo la morte vincerà.
Come ha detto il papa parlando ai ragazzi dell’emergenza climatica, questo è il momento di fare chiasso. È il momento di uscire di casa, di andare per strada, chiedendo ai nostri governi democratici di ascoltare la voce dei loro popoli. I cuori pulsanti delle democrazie sono i parlamenti, ma ci sono dei momenti così gravi da pretendere che il popolo faccia sentire direttamente la propria voce: in questo caso, la propria voglia di vivere.
Nelle ultime ore in Italia molti appelli e molte voci individuali invitano alla mobilitazione, e un leader di primo piano come Giuseppe Conte ha fatto suo questo invito. È un passo importante. Ma deve essere soprattutto la società a insorgere: le associazioni, i sindacati, le chiese, le studentesse e gli studenti. C’è qualcosa di insopportabile nel vivere questi giorni come giorni qualunque, quando potrebbero essere davvero i nostri ultimi giorni: gridiamo ai nostri governi che le Costituzioni che li legittimano nascono per difendere i popoli, non per estinguerli. Diciamo loro: l’opzione della guerra nucleare non è un’opzione. E non basta non cominciarla, è vitale fare di tutto (e anche di più) per non indurre l’altro fronte a cominciarla a sua volta. Svegliamoci oggi da questa abulia, domani sarà tardi! (da qui)

GRAZIE di queste parole chiare….che possano raggiungere molte persone, ma anche i governi stessi. In primis quello tedesco, a capo, in questo momento, di
una propaganda bellica che ricorda il peggiore periodo della storia recente.
Grazie, Stefanie. Anche l’Italia, e l’Europa tutta, sembrano conquistate dallo spirito bellico e aver dimenticato – o cancellato. Ma la cultura è memoria…
Grazie Giorgio: bisogna cercare in ogni modo di mettere argini alla follia cieca, capace solo di piangere i morti.
Grazie per queste considerazioni fondamentali… Le generazioni che hanno vissuto gli orrori dei conflitti mondiali sono quasi tutte morte, quelle che restano conoscono sempre meno la storia. Quando l’Europa si sveglierà da questa ubriacatura testosteronica sarà probabilmente troppo tardi. Tutti in piazza!
mi unisco a questi commenti, ringraziando molto Giorgio, per l’impegno, malgré tout. Quand’ero giovane ero ottimista quasi sempre, adesso molto meno, perché mi sembra che, malgrado ciò che dice Stefanie sugli uomini che sono sempre un po’ buoni e un po’ cattivi, quelli che “reggono le sorti del mondo” siano molto squilibrati dalla parte “cattiva”. E Non dimentichiamo che, come ormai molta letteratura politica riconosce, quelli che davvero reggono le sorti non sono soltanto i vari Putin, Biden, XI, Bolsonaro o la povera von der Layen, ma il potere economico che sta alle loro spalle e suggerisce, suggerisce, suggerisce, spinge, spinge, spinge . . .
Grazie a Fabrizio, Monica e Sparz per la condivisione e le riflessioni.
Purtroppo è vero, Sparz, poche migliaia di persone determinano le nostre vite, manipolando i mercati finanziari e decidendo la politica mondiale. E la guerra è uno dei loro grossi affari.
Ma fare crescere la consapevolezza può essere un passo per mettere in atto pratiche che riescano a liberarci dal potere della finanza, estirpando la cultura che la sostiene e costruendo un’idea diversa di società.
Grazie, Giorgio. Non possiamo che provare a irradiare il nostro messaggio di pace e le nostre eventuali proposte a tutte le persone e le forze politiche di qualunque credo, affinché le istituzioni che rappresentano non diano più alcun sostegno bellico all’Ucraina (che ha vietato iniziative di pace con l’attuale presidente russo) e quindi a una guerra senza scampo per tutti, e il nostro Governo si faccia invece promotore di una seria mediazione tra le parti in conflitto; prendendo altresì le distanze da quei Paesi che hanno interesse alla guerra, a nuovi equilibri geopolitici, alla vendita e fornitura scandalosa di armi.