
di Pasquale Vitagliano
Ci sono anche le colonne sonore non originali. Alcuni film, infatti, sono diventati celebri proprio grazie all’associazione con un particolare pezzo musicale. Ad esempio, Shine (1996) di Scott Hicks, oltre a consacrare Geoffrey Rush nel ruolo del pianista David Helfgott, ha fatto conoscere al pubblico del cinema il terzo concerto per pianoforte e orchestra di Rachmaninov. Ovvero il Rach 3, il brano che costituirebbe (secondo il film) la prova del fuoco di qualsiasi pianista. Stanley Kubrick ha fatto grande uso della musica classica. Basti pensare a 2001: Odissea nello spazio (1968) con Johann Strauss Jr. (Sul bel Danubio blu) e Richard Strauss (Così parlò Zarathustra); o a Arancia Meccanica (1971) con Ludwig van Beethoven (l’Inno alla gioia, Nona sinfonia, quarto movimento). In quest’ultimo caso, in particolare, Wendy Carlos realizzò una versione elettronica, uno dei primi usi del sintetizzatore, della Marcia funebre di Purcell, non facendo rimpiangere il mancato coinvolgimento di Ennio Morricone nella produzione. Lo stesso tema lo troviamo come sottofondo nel pezzo portante realizzato da Jonny Greenwood dei Radiohead per il film Una battaglia dopo l’altra (2025) di Paul T. Anderson. In Italia Mediterraneo (1991) di Gabriele Salvatores si affida alla celeberrima aria sulla quarta corda di Bach. Infine, c’è un film che rende omaggio alla musica già nel titolo della versione italiana. Si tratta di Le piace Brahms? (Goodbye Again) del 1961 di Anatole Litvak con Ingrid Bergman e Anthony Perkins.
Anche Notte prima degli esami (2006) film di esordio di Fausto Brizzi cita in modo esplicito un grande pezzo di Antonello Venditti del 1984. Passando, dunque, alla musica pop, indimenticabile è The sound of silence (1964) di Simon & Garfunkel nel Laureato di Mike Nichols del 1967. Come Everybody’s talking in Un uomo da marciapiede (Midnight Cowboy) del 1969 diretto da John Schlesinger, canzone associata sempre a John Denver ma nella versione del film cantata da Harry Nilsson. You can leave your hat on, pezzo lanciato da 9 settimane ½ (1986) di Adrian Lyne rese popolare Joe Cocker, anche per chi non seguiva il rock. Eppure, si trattava di un pezzo di Randy Newman del 1972. Celebratissima, infine, è Eye of Tiger (1982) dei Survivor associata a Rocky III diretto e interpretato nel 1982 da Sylvester Stallone. Quasi più famosa della colonna sonora di Bill Conti scritta nel 1976 per il primo film della saga diretto da John G. Avildsen.

Ricordo l’effetto emotivo straordinario, in “C’era una volta in America” di Sergio Leone, ottenuto inserendo nel cambio di scena tra gli anni trenta e i sessanta il brano Yesterday, dei Beatles, con un Robert De Niro di colpo incanutito e malinconico.
ottimo pezzo con ottimi ricordi, caro Pasquale. Per favore correggi i refusi: Grafunkel e Everybody’talkin, grazie ciiao.