Fraudolento nelle foglie il vento – di Marina Pizzi

da Rughe d’inserviente
2007-

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La speranza è un danno forse definitivo
le monete risuonano crude nel marmo
della mano
.

(Amelia Rosselli)

48.
che sia la fuga a stemperarci
a renderci bravini per altri vitti
le acque in bricco per i polsi arsi

49.
è tanto che ti guardo bigio
del male che ti porta via
è cominciato l’infarto che fa
buongiorno che fa nomea
la polpa del polso
e quella manciata d’esuli e sudari
50.
ora si oscura, è bello il finalmente
di non avere più isola né languore
di treno né no né nome né corpo
l’arcobaleno si fa cuccia
balera di un espianto
cialda del dattero lento lento
baciante più di un amante di tutti gli amanti,
tic del gelo che non dà più ghiaccio
51.
col gomito svacco la pena di nascita
a far di noia la spinta dell’auto in panne
dove sul greto farfugliano i crisantemi
con le aurore a scherno di bambini.
52.
scheggia alla cintura il tuo sconforto
amato sulla panca dell’ospizio
nelle foglie che addosso ci creparono
tutte a pancotto come derisione
corse a terra a simular di noi.
finì la visita ti guardai scadere
nei piedi mangiucchiati dalle storte
le vene tagliuzzate dagli sterpi.
53.
in riflusso la gola nel sinistro
passeggi sull’autostrada e non ne corri
tutto usato il cantico del pane
54.
dammi un’enfasi di vuoto
dammi un meno un nullo uno zero
un’acrobata amanuense per far felice
la cerbiatta avuta dentro il sogno
la vista piatta di quaggiù la città
dove è nulla la stasi dove la musa
nel buio accontenta le persiane.
dammi un fosso stordito sempre
stordente perché col lembo del tarlo
io possa morirne necessità del riso.
55.
epitaffio titanico poter campo,
campare con il fieno per l’asinello
tenerissimo che si lascia prendere
dal carico senza protesta;
in stato di stanca sto per rendere
questa calca in palio di branda
pacifica la fiacca della morte
se finalmente sia salvacondotto
il dotto fiotto fino a spirare
spiraglio sia.
56.
e se ti chiamo col fagotto nella voce
ti prego, vienimi in modo che io possa
dal cargo cavarmela con un semplice ciao
o addirittura senza nessun saluto
o scaffaletto di libreria da far vuoto
con un falò di resti o stipiti maldestri.
57.
se rispondi così mi cogli il cuore
lo sobbalzi in un incavo
di veglie striminzite, tattili.
58.
era una terrazza immensa solatia
con l’inganno della polvere
lo sguardo dove il crumiro verdeggiava
appunto inganno e ti vissi per oltre
di un soqquadro traverso alla vendemmia
di non guardarti che erba muta per i manicaretti di altri
59.
e sale e scende l’ultimo dislivello
gli operai più cari per un salario
ripido in discesa gemella la salita
per far uguale la vastità della preghiera iniqua.
60.
quale sarà il sudario
dondolio da qui a lì
quale spiazzo di cella
oscurerà il caso di sbadanza
cineseria di rena senza l’acqua?
in quasi una stanza ho vissuto
l’impero dell’unghia spezzata.
61.
fiaccola arsa, batticuore senza asilo,
questa loggetta d’anima a guardare
così dappoco il fato del bivacco
62.
al mare tornerò per starne priva
vanagloria del sonno finalmente
quando d’autunno le larve tossiche
fingono che sia festino il grande addome
tornato nella riva senza pena
63.
incatenato all’ego di sbirciarti
non noti che il sorpasso di un manipolo d’infanti
ti ha reso solo in un miracolo d’attimo
un attimo e scompari pari al velame
d’un infruttifero vento
64.
attualità del buio la tua stanza
soffocamento di conclusioni
il vangelo di scrivere
65.
un lupo arranca si volta indietro
si tarla si fa testardo
chissà di cosa perse
nel lontanare del petto
la sua baldanza allora
quando arrideva senza balbuzie
né elemosine di stentatezza
i denti da non battere
66.
traversamento tra smacco e coma
le nebbioline d’ingombro fino fino
che nulla spiegano al cambiamento o al verdetto.
la tenda è data per abbassata
ma non è detto che intorno
trionfi la luce di un cielo forsennato.
67.
aspetto il tuo sguardo nell’opera
dell’orologio senza anima
nel manufatto dell’ordine temporale
nell’occaso di un rapimento
appena denunciato alla gemma nascente.
a fare incetta di crolli si può rischiare
l’acquasantiera di un tiro centrato
appena accanto all’angelo.
68.
quando ci fu la giara di collina
il nettare di straforo
la felicità di essere amati solo perché
estasi di sé nel semplice frullio
della fronte, calamita dai polsi
la gioia, la frangia della nuvola alla nuca
69.
e sento che te ne andrai al labirinto
delle insegne dove tutte invitano
e nulla si dà invitante
dove lievita il segno per un grattacielo
paesano di niente né in cielo né in terra
anzi è il muro il fuori finestra
tra la stazza della nebbia che barcolla
la colla figurante del dado già ratto
70.
fraudolento nelle foglie il vento
questa missione di guardarti il dondolo
che troppo logico labirintico non sia
se resistenza tenti e l’ampolla è d’ascia
in più un rovescio di grandine
convochi l’aureola del verdetto
rimostranze di fiori al suolo, nuovi
71.

4 pensieri su “Fraudolento nelle foglie il vento – di Marina Pizzi

  1. franzk

    La cosa sempre strana (ma solo all’apparenza) è che si prova grande piacere (insomma, per me è così) a leggere questi tremendi colpi di rasoio inferti(ci) da Marina. Sempre complimenti, con ammirazione
    da Franz.

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  2. elio grasso

    Ti riporto il Benvenuto, cara Marina, mai lasciato dalla tua poesia, in tutti questi anni…
    E un saluto a tutti, grazie dell’accoglienza.
    Elio

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  3. Carla

    Marina, cara
    ti leggevo prima sul balcone e
    ti sentivo, vicina e forte, silenziosa ed esplosiva,
    nei tuoi versi c’è lo
    scuro che s’imprime nella luce.

    questa è mia…
    57.
    se rispondi così mi cogli il cuore
    lo sobbalzi in un incavo
    di veglie striminzite, tattili.

    Rispondi
  4. mariapia

    C’è un respiro (nuovo, anzi d’antico)nei tuoi versi, che dipana tutto quel nodo di rime-suoni che assuonano sempre, ma più lipidamente, sciolte nel poema, come nell’acqua e nell’aria.

    Sei pur sempre Marina,ma une marina così.
    Maria Pia Q.

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