Monica Borettini su “Album feriale” di Maria Pia Quintavalla

Album feriale: OVVERO: dalla radice all’acqua e dall’acqua al cielo passando per il cuore.

Sofocle diceva che esiste una parola, una sola, capace di liberarci da tutto il peso ed il dolore della vita: questa parola come molti di voi sanno o immaginano è “amore”. Con Album feriale, Maria Pia Quintavalla, parte dal nucleo marmoreo di una sofferenza intima, localizzata nelle proprie radici, e analizza con lucidità, gli orizzonti degli insegnamenti ricevuti, gli atavici conflitti tra figli e genitori, e il desiderio di riaffermarsi quale entità femminile finalmente libera e nudata da inutili sovrastrutture e ci offre un saggio che incarna “l’amore” tramite un canto poetico e non privo di una certa accattivante e fascinosa melodia.
Il libro si apre sull’immagine del grande fiume, questo grande fiume lieto che rappresenta il flusso primordiale, ma anche la dissoluzione, un declino interrogante in cui il galleggiare dei versi, esplora gli strati inconsapevoli, più profondi e spesso più misteriori della personalità come a ricercare ambivalenze di significati. Dualismi che si combattono corpo a corpo per emergerne appunto purificati, “perdonati”, pieni di verità.
E’ un’acqua d’amore, questa, un’acqua battesimale che lava “parole, colpe, opere o omissioni”, generante una rinascita mondata da ogni dazio pregresso. Acqua che dona un’identità femminile anche al padre quando dichiara “acqua chiara, nube anche tu, alludendo teneramente e maternalmente al femminino che alberga anche nell’uomo.
Maria Pia stempera così quei “no” perentori, quelle ingiuriate abrasioni dei no/ per dirlo con la poetessa, così difficili da accettare quando si è piccoli e inconsapevoli.
Sicura della propria abilità, intesse dialoghi immaginari con il padre, con la madre, attingendo di continuo ad una parola che è rigenerazione, che è creazione di visioni e realtà che è accendersi dell’aria. Parola che diventa reale nel salvare l’istante, nel giustificarlo, parola che diventa pasto, la parola a cui aggrapparsi per evocare assenze che ancora incidono il cammino della nostra autrice.
I frequenti riferimenti religiosi ne fanno, pur nella rigorosità della forma, un esempio fulgido di catarsi, di cambiamenti intimi, di riconoscimento con il sè, bocca a bocca con la vita: “ecco un io pianetino invisibile azzurro” è l’incipit delicatissimo di una sezione di prosa poetica colma di ingenuità stupefatta, piena di fede: “Se Dio mi ama io scrivo e se non scrivo muoio, peggio beccheggio e stono fino a sera le mie modestissime preghiere.”
Nella creazione di atmosfere suggestive e permeate da un lirismo denso e musicale (frequente l’utilizzo delle parole canto, canzone, melodia, musica) prende avvio l’ascensione di questo lavoro che dalla radice, passando per l’acqua arriva al cielo: al purgatorio per la precisione, viaggio dantesco, che trova il suo felice compimento nel dialogo ultimo con la madre :“Ti ho salvata, cantava la figlia perdida e ritrovata, festeggiata; per altri versi si illudeva morire e non più rinascere. Quante quiete canzoni, quante e quiete.” Ma nel morire, nel non più rinascere, a mio avviso, non c’è intendimento di una punizione divina, ma il quieto sapore e l’attesa felice del dolce ritorno a casa del cristiano, confortato dalla pienezza della musica, dal conforto della preghiera che non si sperde nel vento ma ne è continuamente inghiottita e restituita…
Questo è l’amore di cui parlavo all’inizio, l’amore che risolve i rapporti conflittuali e ci slancia lontano, in alto, oltrepassando l’avidità del mondo, aprendoci finalmente alla percezione del nostro paio di ali che non aspettano altro che librarsi in volo verso la luce.

Monica Borettini
(dopo aver letto Album feriale)

10 pensieri su “Monica Borettini su “Album feriale” di Maria Pia Quintavalla

  1. mariapia

    Ma, carissima Monica, e caro Luca,
    che dolce sorpresa rileggere questa lettera (e motivazione al premio Violetta di Soragna dell’inverno scorso, a Parma), primo riconoscimento nella mia città, tanto amata.

    Le tue parole, Monica, sono melodiose invece.
    Parlano di perdono, dissoluzione di dualismi (e qui mi ricosco tantissimo!) di passaggio dall’acqua all’aria,dal padre alla madre, nei due regni che aprono e chiudono la vita: come albero, come corso del fiume, come croce.
    “Libera nos e respira” chiudeva il mio “Purgatoriale” dialogo con la madre.
    Forse è da lì che spuntano il paio d’ali, di cui parli?
    Quanto al cibo poetico, e non solo “se Dio mi ama io scrivo…” ma lo sai che, anni fa, scrivevo: “era la voce mangiatoia..”?! Grazie,

    Maria Pia

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  2. Enrico Riccardi

    Io conoscevo già la poesia di Maria Pia Quintavalla, e sul web avevo avuto modo di leggere diversi testi tratti dalla sua più recente raccolta, Album Feriale.
    Quando però ho cercato di comprare questo libro, ho trovato molte difficoltà a reperirlo, pur abitando in una città, come Milano, che almeno di grandi librerie è ben fornita.
    Alla fine la mia testardaggine è stata premiata e l’ ho trovato alla Feltrinelli di Piazza Duomo (dove ne ho viste diverse copie), ma mi è rimasta l’impressione che gli editori siano poco attenti agli stessi libri che pubblicano, perlomeno poco attenti alla loro circolazione e reperibilità.
    Si tratta di un testo di forte e coinvolgente poesia – quanto dice Monica Borettini me ne dà conferma – di capacità, come ha scritto Franco Loi, taumaturgica. La parola capace di rigenerare, ripulire, una fonte battesimale travolgente come il “Grande fiume”.

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  3. lucaariano

    @Grazie Maria Pia a te per la tua spendida raccolta che ho riletto in questi giorni; mi è venuta voglia dopo la lettura di domenica…
    @Enrico lei sfonda una porta aperta….l’editoria in poesia è quello che è ma ci sono anche ottimi editori e seri. Non facciamo di tutta l’erba un fascio. Lo dice uno che ha sempre attaccato certi atteggiamenti, comportamenti, trand. Se lei non è un addetto ai lavori ed ha cercato con passione un libro di poesia, la cosa mi fa ben sperare, davvero…Grazie!
    Un caro saluto

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  4. monica borettini

    Carissimi
    a casa mia internet fa spesso le bizze ed ogni tanto devo quindi chiedere aiuto. Grazie per la vostra collaborazione Luca e Fabry, quindi.
    Maria Pia sono io che ringrazio te per aver scritto un libro che mi ha davvero colpito, che mi ha commosso e fatto scrivere e per me questo vuole dire “vera poesia”.Per quanto riguarda le ali, tu sai bene che la leggerezza con cui ti muovi in poesia che senz’altro ti aiuta a rivalutare la corporeità di difficoltosi quotidiani, è un dono che hai. Ne sono certa. Da dove ti venga non ti so dire ma ce l’hai.Ringrazio anche Enrico Riccardi (che ha lo stesso cognome di mio marito ….) per le belle parole che condivido.

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  5. Enrico Riccardi

    Vi lascio questa comunicazione: oggi pomeriggio, alle ore 18, in via Lattuada 2 a Milano, allo “Spazio Lattuada” si presenta il 2° quaderno di traduzioni poetiche “Traduzione/Tradizione” diretto da Claudia Azzola (Edizioni Nuovescritture); Maria Pia Quintavalla leggerà un suo inedito tradotto.

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  6. vocativo

    Il fiume è davvero il filo conduttore della raccolta ed è anche topos squisitamente letterario oltre che simbolo di metamorfosi e del femminino 🙂

    salut

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  7. Rina

    Le parole su postate mi portano a leggerti, e provare a riconoscere sentimenti che talvolta individuo, ma in maniera latente, senza ‘vederli’ esternati.

    Penso che anche in una semplice conversazione tu riesci a trovare quella leggerezza che ti contraddistingue in poesia..
    Grazie, e per te tanta fortuna ancora

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  8. mariapia

    caro Luigi e cara Rina, grazie.

    A Rina: se non sai dove pescarlo, il libro, cosa assai comune anche a me,posso spedirti i files , o qualcosa mi ingegnerò a procurarti, con piacere.Fammi saperesemplicemnte.
    I libri si scrivono soprattutto per altri da noi..
    Pensa che a un bando dovetti presentarmi con fotocopie rilegate ..sono storie tristi per un poeta.
    In effetti dell’Album si parla prima che il sole giri a ponente, cioé appaia un altro pianetino-libro.
    Ha ragione Luigi, a riconoscere queste valenze al fiume; già in “Estranea canzone”, celebravo i fiumi di altri poeti, e della poesia e, quindi della mia vita(Dall’inferno Senna, allo Stige, a quelli ungarettiani..)
    E ha ragione pure Rina che riconosce la latenza di sentimenti, tenuti poi nascosti, quasi sottomarini a noi stessi. (é un verso mio, della Moradas)
    Merci mes amis, et bonne nuite, da Maria Pia

    Che il fiume e la leggerezza siano stella al mio/e la nostro cammino..ma anche gli amici contano tanto tanto per me: sono il sale della vita, lo sottoscrivo.

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  9. Rina

    Veramente, Maria Pia mi spediresti i files del tuo “Album Feriale”? Dammi modo di spaziare in visuali che forse riconoscerò come mie. Farò venire alla luce con te i miei “sentimenti sottomarini”, e allora sì, palpiteranno di vita.

    “Ma nel morire, nel non più rinascere, a mio avviso, c’è il quieto sapore e l’attesa felice del dolce ritorno a casa….” Qui io prendo coscienza di qualcosa che sapevo esisteva dentro di me, ma non avevo mai fissato.

    ..vado di là, nell’altro post. Ci sono due parole tue che mi hanno aperto un mondo. Mi è rimasta addosso quella sensazione.

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  10. mariapia

    Ma carissima Rina:
    avevo deciso di dare un freno a giornata logorroica, eppure leggendoti, non posso tacere, intanto per dirti di sì, volentieri ti spedirò, direi da domani, visto che stasera devo scappare alla Fondazione Rudh..una premiazione inediti vinta

    Magari avessi questa maieutica verso una persona cara, se accadrà sarà per mano tua, così, e sarò bellissimo.
    (non so qual’è l’altro post, tieni presente l’ho letto solo oggi,questo, perché rientrata da un immaginario riposo sabato e domenica, sotto i temporali piemontesi e lacustri; però ho rivisto l’azzurro, avevo solo quel tempo e l’ho ringraziato..)

    Baci a te, MPia

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