POETAS. Racconto a puntate di un viaggio poetico – IV

 

di Alessandro Seri

Ci si alza un po’ più tardi il secondo giorno e anche con più calma si affrontano le salite e discese di questa città antica. Chiedo spiegazioni su quelle che qui chiamano republicas e mi dicono che sono delle comunità di studenti ubicate in vecchi edifici dell’università dove tutto si mette in comune, anche il tempo libero. Mi è capitato di vedere alcune republicas, riconoscibili per le insegne variopinte sopra i portoni di legno e, almeno per ciò che ho visto, sembravano edifici quasi abbandonati. Il ritardo accumulato ci porta all’auditorio del rettorato mentre è in pieno svolgimento la conferenza su “Poesia e Violenza”. Il tema mi interessa molto e anche se ho già perso gli interventi di alcuni relatori ascolto con attenzione quello della giovane peruviana Roxana Crisologo che racconta di una sua compagna di università, anch’essa interessata alla letteratura e appassionata di poesia, che scelse la lotta armata. Un racconto toccante, duro, molto emozionante, almeno per me. Dopo di lei parla Regina Guimaraes, una attrice di teatro portoghese, scrittrice, divenuta molto celebre in Portogallo nell’ultimo anno per aver difeso dalla demolizione, occupandolo insieme ad altri intellettuali, un teatro storico nel centro di Braga. Regina racconta anch’essa la sua esperienza di poetessa militante e lo fa con passione ma non riscontra un consenso diffuso dalla platea. Appena terminata la sessione degli interventi e prima che inizi la discussione io e Cristina usciamo dalla sala per andare a scambiare due chiacchiere nel cortile. Qui incontriamo e parliamo a lungo con il professor Gianluca Miraglia che insegna all’università di Lisbona ed è venuto a salutarci, e che racconta di aver da poco tradotto in portoghese alcuni testi di Maurizio Cucchi per l’Istituto italiano di cultura di Lisbona. La discussione finisce per incentrasi su due temi principali: la battaglia di retroguardia portata avanti da una certa poesia civile in Portogallo e il contrasto sempre forte tra i tecnici della letteratura (studiosi, critici, filologi, ecc.) e gli scrittori o poeti. Parlare pacatamente all’ombra di alberi portoghesi di questi argomenti mi permette persino di aprirmi a ipotesi altre rispetto alle mie convinzioni, segno che quest’aria internazionale fa bene alla salute e alla mia poesia. Ci accorgiamo che la conferenza è terminata perché come una marea escono dall’auditorium in tanti e semplicemente stavolta ci accodiamo per tornare a mangiare alla mensa dell’università. Sul tavolo mi capita di fronte Ytzhak Laor e anche con lui iniziamo una discussione lunga un pranzo sulla poesia civile e sulla mancanza, almeno in Italia, di veri e propri punti di riferimento poetici. Lui mi racconta di quando a Tel Aviv ha incontrato Edoardo Sanguineti e mi chiede il mio parere; gli rispondo che non ho nessun parere da esprimere se non quello che ormai da tempo Sanguineti rappresenta poco della poesia italiana, m’impunto sul fatto che la mia generazione (quella dei trentenni) ha faticato ha trovare dei “maestri” e che forse si è faticato tanto perché proprio i maestri non c’erano. Nel frattempo finiamo in due una bottiglia di rosso e la discussione scivola verso altri lidi, tra i quali il mio vestire costante in nero che ad Ytzhak fa un po’ effetto. Dice che gli sembro un prete! Terminato il pranzo ci dirigiamo verso la piazza principale di Coimbra, in cui ci aspettano dei pullman che ci porteranno a Figueira do Foz, una località in riva all’oceano dove si svolgeranno le letture odierne: due sessioni nel pomeriggio e una la sera dopo cena. Io e Cristina ci sediamo in fondo, sugli ultimi sedili, proprio come facevo quando andavo a scuola, appena davanti a noi c’è il solito gruppo fracassone di brasiliani e portoghesi ai quali stavolta si aggiunge Jose Luis Tavares, il poeta di Capo Verde e tutti insieme impediscono al sottoscritto di appisolarsi lungo il viaggio che dura comunque un’ora circa. La città di Figueira do Foz, come si intuisce, sta proprio sulla foce (foz) del Mondego. È una città balneare con spiagge enormi, in odore di salsedine diverso da quello mediterraneo e soprattutto un vento che parla di viaggi infiniti e imprese oceaniche. Mentre scendo dalla corriera penso tra me e me che leggere poesie in riva all’oceano sarà emozionante e un po’ dentro già tremo anche se nemmeno io me ne rendo conto. Ci dirigiamo tutti sulla terrazza dell’Hotel Costa de Prata, chi attraverso un angusto ascensore, chi per le scale. Dalla cima di questo palazzone che ha poco di attraente c’è però una vista mozzafiato verso l’oceano, e a me sembra una tra le tante rampe per alianti, una rampa portoghese dalla quale spiccare il volo verso l’oceano, stavolta. C’è nella sala un lungo tavolo e intorno disposte a semicerchio un centinaio di sedie per il pubblico. Stavolta tocca a me e Cristina è premurosa tanto da usare poche parole per incoraggiarmi e più sguardi. Prima di sedermi mi affaccio verso l’oceano e come me ad osservare lo spettacolo azzurro e verde del mare c’è la poetessa americana Joan Retallack. Scambiamo qualche parola, le dico che mi fa una certa impressione trovarmi qui all’estrema punta occidentale dell’Europa, dopo essere stato nel 2003 anche a Montauk, località di Long Island estremo lembo orientale degli Stati Uniti. Oggi – le dico – allaccio l’America all’Europa attraverso l’Atlantico – Lei mi sorride annuendo poi insieme torniamo nella sala. Tocca a me, mi siedo più o meno al centro del tavolo. Alla mia destra ci sono: Zehra Ciraq, la poetessa tedesca di origine turca, performer e collaboratrice di alcuni tra i più importanti artisti tedeschi; Stephen Rodefer, americano che vive a Parigi, straordinariamente maledetto, traduttore di Francois Villon e pure pittore, e infine Claudia Roquette-Pinto, brasiliana di Rio, direttrice di una tra le più importanti riviste letterarie del suo paese. Alla mia sinistra invece c’è Alexandre Nerium, poeta galiziano che mi confida con un filo di voce che sta utilizzando uno pseudonimo, essendo Manolo il suo vero nome. Comincia a leggere Stephen, i suoi sono versi tragici, si sente una disperazione colma di colpa, ha posato prima di cominciare una bambola colorata di terracotta sul tavolo davanti a lui come fosse un totem postmoderno e mentre snocciola le sue parole che raccontano del fiume Hudson, della negazione dell’Ohio e di come fottere la morte, fuma un insopportabile sigarillo e tremando si porta alla bocca, tra una frase e l’altra, un bicchiere colmo di whisky. Lo osservo con la coda dell’occhio, lo sento tanto vicino. Quindi legge in maniera molto più sobria Claudia Roquette-Pinto, ho l’impressione che le sue poesie siano elegantemente fredde ma forse è solo un’impressione associata al personaggio. In questi istanti mi accorgo che davvero mi aumentano le pulsazioni, sono emozionato come non lo ero da tanto tempo, ho anche un po’ di paura, forse mi sudano le mani, forse. La professoressa che stavolta presenta i poeti pronuncia il mio nome pochi secondi dopo la conclusione della lettura di Claudia, ho un sobbalzo, come un risveglio, parla in inglese. Faccio finta di comprendere tutto ciò che dice ma in realtà quasi non la ascolto. Elenca le iniziative che curo, accenna a E mi guardi con gli occhi di un gatto nero e a Rampe per alianti, poi mi fa una domanda su Il Monaco, il dramma lirico che ho appena finito di scrivere per il teatro. Poi mi invita a iniziare la lettura. Comincio a stento leggendo le tre poesie che sono state inserite nell’antologia del festival; non mi rendo bene conto se ho imbroccato il timbro di voce giusto e se sto leggendo con il ritmo adatto ai testi, ad un certo punto mi scopro a muovere la mano destra come se stessi solfeggiando ma questo un po’ mi aiuta. Terminate le tre poesie dell’antologia apro Rampe per alianti e leggo Capovolgo la cartina del mondo e subito dopo, con una spiegazione semplice semplice sul fatto che la prossima è una poesia che tratta di un attore che prova a sedurre la fidanzata del poeta, strappo un sorriso alla platea e comincio a leggere Sulle nozze di sangue. Finisco, ringrazio, mi sento come se mi fosse passata sopra una mietitrebbia. Sento i muscoli che si slegano, credo di aver anche chinato leggermente in avanti il capo e ascolto come fosse lontano un chilometro Alexandre Nerium, Manolo per gli amici, che inizia a leggere con l’enfasi tipica della poesia spagnola, ma essendo lui galiziano questa enfasi è un po’ filtrata, sembra una poesia di mare, di pescatori e reti, e con lentezza estrema è proprio la poesia di Nerium a riportarmi lì tra i vivi della terrazza dell’Hotel Costa de Prata. Alzo lo sguardo, sorrido verso Cristina cercando consenso e lei contraccambia con serenità. Di nuovo parte un’altra lettura, l’ultima della mia sessione, quella di Zehra Cirak e si sente tutta la usa impostazione perfetta e anche se non capisco proprio nulla del tedesco mi rendo conto della sua grande capacità interpretativa. Basta guardare il pubblico che è fermo attento e non si muove una mosca. Solo Stephen continua a tremare mentre è alla scolatura del suo whisky. 

(continua)

Foto: Figueira do Foz

3 pensieri su “POETAS. Racconto a puntate di un viaggio poetico – IV

  1. lucaariano

    Ma hanno tradotto Cucchi in Portogallo? Spero anche altri poeti italiani del Novecento…Cristina cosa leggono della nostra poesia? Cosa è giunto? Hai ragione la nostra generazione non ha avuto veri e propri maestri, vero anche che quelli un pochino più vecchi di noi ci hanno insegnato che il servilismo e il “leccaculismo” è l’arma migliore per farsi strada…La mia è naturalmente una battuta paradossale ma con un fondo di verità che tutti conosciamo. I miei maestri sono tutti morti da decennni però qualcuno vivo, per me, c’è… 😉 Complimenti per il post!

    Un caro saluto

    Rispondi
  2. Alessandro

    Caro Luca, ebbene sì, hanno tradotto cucchi in portoghese, e probabilmente anche bene. Gianluca Miraglia, il traduttore, è stato molto bravo e poi è anche molto simpatico. La questione della nostra gennerazione senza maestri è purtroppo ben nota o almeno io ne sento la mancanza. in Portogallo della nostra poesia contemporanea leggono poco, molto poco: Cucchi appunto, Balestrini… Conoscono bene Montale, Pasolini più per il cinema ma poi per il resto poco altro.
    grazie per i complimenti… e grazie a Cristina che pubblica queste mie favole vere.
    Alessandro Seri

    Rispondi
  3. Roxana Crisologo

    hola Cristina
    te escribe Roxana Crisologo para contarete que acabamos de publicar con un amigo poeta peruano Miguel Ildefonso: MEMORIAS IN SANTAS, antologia de poesia escrita por mujeres sobre violencia politica.
    http://democraciaglobal.org/index.php?fp_verpub=true&idpub=168

    tenemos otro trabajo donde recopilamos videopoesia titulado Poeticas visuales de la resistencia, en el disco hay 2 poemas relacionados con el tema de violencia politica

    http://poeticasdelaresistencia.blogspot.com/

    saludos desde Helsinki, me mude a Finlandia hace un par de meses.

    roxana

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *