Magrelli sulla poesia

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Da “Avvenire” giovedì 2 agosto 2007.
OBIETTIVO POESIA/4,
«Si aggrava il dissidio tra mass media e cultura»: il j’accuse di Valerio Magrelli. «Svalutando la trasmissione del sapere, la nostra società si condanna a divorare il proprio cervello»

I nuovi sapienti? Sono proprio i poeti

«Il panorama che c’è in Italia, nel campo di chi scrive versi, è differenziato e vivo. Ma si traduce poco. I miei favoriti? A parte i grandi Bonnefoy e Walcott, Charles Simic e Sharon Olds».

Di Pierangela Rossi

Valerio Magrelli, classe 1957, è uno dei nostri maggiori poeti. Francesista, alterna (un libro sul Dada) prosa e poesia (Disturbi del sistema binario). Intellettuale e sensibile, vive a Roma: «Mentre continuo a raccogliere versi scritti in fretta, per caso, di contrabbando, vorrei trovare il tempo per riprendere un lavoro sulla prosa, in linea con quello che avevo sviluppato con il volume Nel condominio di carne (uscito nel 2002 ma iniziato negli anni Novanta). Mi attira il contrasto fra prosa e poesia in termini di disturbo, disagio, frizione. D’altronde, sia pure in forme diverse, si tratta di una pista che attraversa tutta la tradizione della modernità, da Henri Michaux, con Ecuador, a Bohumil Hrabal, con Una solitudine troppo rumorosa. Nel primo caso, versi e prose convivono alternandosi; nel secondo, si avventano gli uni contro le altre, al punto che lo scrittore praghese dovette riscrivere il testo completamente, “saltando” da un genere all’altro. Ecco, mi interessa questo punto di rottura della frase, del ritmo».
Come lavora?
«Scrivo poesia e prosa nei ritagli di tempo del mio lavoro all’università, e a questo vorrei dedicare due parole (sul modo in cui prende forma la scrittura, infatti, avrei poco da dire). Amo l’insegnamento, amo la ricerca, e soffro per come viene fraintesa e negata la funzione dell’università. La situazione italiana mi ricorda una scena del film Hannibal the cannibal, quando un uomo viene costretto a mangiare il proprio cervello. È facile indicare gli innegabili difetti del sistema accademico, ed è indispensabile porvi rimedio, ma questo non deve portare a distruggerlo. Svalutando la didattica e la trasmissione del sapere, la nostra società si condanna a divorare il proprio cervello. Così il progetto sarà completo, e avremo un mondo invaso dai reality show, popolato di veline, finalmente disinfettato da qualsiasi spazio critico. D’altronde, un tempo l a classe politica andava all’opera, oggi va allo stadio…»
Ha mai avuto la tentazione del silenzio?
«Vorrei rispondere citando uno scambio di lettere fra André Gide e Paul Valéry. Il primo, enfatico e magniloquente, confessa all’amico: “Se mi impedissero di scrivere, mi suiciderei”. L’altro, tanto più sbrigativo e profondo nel suo apparente cinismo, gli ribatte: “Se mi obbligassero a scrivere, mi suiciderei”.»
Come vede la situazione della poesia italiana?
«Non saprei rispondere in maniera pertinente. Quando dirigevo la collana di poesia Guanda, impegno durato alcuni anni, seguivo con grande attenzione la produzione poetica su volumi e riviste. Ora non ho più la possibilità di farlo, e dunque dispongo di una competenza assai minore. Come se non bastasse, insegno letteratura francese, e non italiana. Ci tengo a precisarlo: non avendo un quadro esatto della situazione, devo limitarmi ad affermazioni generiche. Scrivere poesie, non significa conoscere le poesie che si scrivono nel proprio paese, né tantomeno essere in grado di giudicarle. Premesso ciò, e a partire dal fatto che leggo sempre molte raccolte di versi (sebbene in modo casuale e disordinato), ho l’impressione di un panorama estremamente differenziato e vivo».
Ha degli amici tra i poeti?
«Sì».
C’è qualcuno che riconosce come erede?
«E’ una domanda che mi fa sorridere. In un romanzo di John Banville, L’intoccabile, ho letto questa frase che mi ha sorpreso: “Auden ha scritto da qualche parte che, qualunque fosse l’età della compagnia, era sempre convinto di essere il più giovane nella stanza: a me capita lo stesso”. A me anche».
Le nuove generazioni: quali nomi?
«Qui vale lo stesso discorso fatto poco fa a proposito della competenza critica (tema legato a una deontologia che si dovrebbe appunto insegnare all’università). Ciò detto, fra i nomi già affermati, citerei quelli di Elisa Biagini o Mario Desiati. Certo è che, assieme a loro, c’è una nuova generazione estremamente vivace e varia, con pubblicazioni condannate a una circolazione limitata, ma talvolta di alta qualità. Tra i testi più interessanti che ho letto di recente, ricordo quelli di Marco Giovenale, Vincenzo Ostuni e Giulio Marzaioli, ma ne dimentico troppi».
Le voci più vitali della poesia straniera oggi?
«Senza parlare dei classici (da Bonnefoy a Walcott, dalla Szymborska a Heaney), indicherei Charles Simic e Sharon Olds».
Quelli da tradurre?
«Moltissimi, a cominciare dagli autori di paesi lontani dalla nostra cultura. Ma qui sarebbe opportuna una riflessione molto più ampia. Come è possibile che Essere senza destino, il romanzo più noto del premio Nobel ungherese Imre Kertész, sia stato tradotto dal tedesco, o che il vertice della narrativa classica giapponese, il Genji Monogatari, sia disponibile solo nella traduzione dall’inglese?»
A quale suo libro tiene di più?
«Sempre all’ultimo, ma più in particolare a Esercizi di tiptologia».
E perchè?
«Perché è quello in cui mi divincolo con più decisione dalla morsa dell’angoscia».
I maestri a cui si è ispirato? Quelli che ha conosciuto?
«Oltre a Michaux e Hrabal, direi Mandel’stam, Ponge, Tozzi. Sono accostamenti incongrui, me ne rendo conto, ma tanto più aderenti all’urgenza con cui cercavo determinate soluzioni. Quanto alla seconda domanda, ho avuto la fortuna di incontrare Betocchi, Fortini, Montale, Sereni, Brodskij, Paz, mentre ho conosciuto da vicino Caproni, Bertolucci, Luzi, Porta. Alcune di queste presenze mi hanno segnato, ma tutte mi hanno lasciato il senso di una profonda ricchezza intellettuale. A ben vedere, infatti, è proprio questo il punto di massimo dissidio tra l’universo mediatico a cui accennavo prima, e quello culturale: certe opere non sono belle “benché” difficili (come magari direbbe, quasi scusandosi, qualche presentatore televisivo), ma belle “perché” difficili».
Ha uno sguardo ottimista o pessimista sulla società di oggi?
«Ottimismo della volontà e pessimismo della ragione. Ma come è possibile che, nell’era della sensibilizzazione ecologica, si beva acqua racchiusa in bottiglie di plastica? Ritengo questa pratica comprensibile sul piano del mercato, criminale su quello della logica e, soprattutto, della sopravvivenza. La privatizzazione dei beni naturali è un peccato mortale».

29 pensieri su “Magrelli sulla poesia

  1. Giovanni Nuscis

    “I nuovi sapienti? Sono proprio i poeti”

    Conforta e preoccupa allo stesso tempo, considerata la loro ininflenza e sociale:-)

    Grazie, Fabrizio

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  2. elena f

    Non saprei rispondere in maniera pertinente. Quando dirigevo la collana di poesia Guanda, impegno durato alcuni anni, seguivo con grande attenzione la produzione poetica su volumi e riviste. Ora non ho più la possibilità di farlo, e dunque dispongo di una competenza assai minore. Come se non bastasse, insegno letteratura francese, e non italiana. Ci tengo a precisarlo: non avendo un quadro esatto della situazione, devo limitarmi ad affermazioni generiche. Scrivere poesie, non significa conoscere le poesie che si scrivono nel proprio paese, né tantomeno essere in grado di giudicarle. Premesso ciò, e a partire dal fatto che leggo sempre molte raccolte di versi (sebbene in modo casuale e disordinato), ho l’impressione di un panorama estremamente differenziato e vivo».

    mi sembra una buona base di partenza per riflettere sul ruolo del poeta e su quello del critico e sulla necessità di ridare respiro ad una disciplina, quella critica, a partire da competenze che siano tali per ricerca e studio e non solo per affezione

    grazie fabry

    buona serata

    elena f

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  3. fabry2007

    ci vorrebbe davvero un bicchiere d’acqua fresca. oggi è difficile trovarlo.
    i poeti dovrebbero cercare di usare meno plastica possibile.
    grazie a Giovanni, Elena e Alessandro.

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  4. Stefano Calosso

    @Fabry2007
    Premesso che sono idealmente d’accordo con te e che pure io tento nei miei versi di usare, come tu dici, meno plastica possibile, mi lancio in un amichevole provocazione:

    Di plastica è la tastiera sulla quale sto battendo questo commento, di plastica è la penna con la quale scrivo i miei versi se non ho a portata di mano la mia tastiera di plastica…
    I nostri stessi tessuti corporei si stanno ibridando con la plastica…

    Ah ci vorrebbe davvero un bicchiere d’acqua fresca… la trovi in frigo, l’acqua fresca, in una bottiglia di plastica.

    Che diavolo dovrebbe esistere al giorno d’oggi se non una poesia di plastica?

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  5. Angela D.N.

    ..”Scrivere poesie, non significa conoscere le poesie che si scrivono nel proprio paese, né tantomeno essere in grado di giudicarle.”..
    mi sembra una affermazione di notevole rilevanza, che se da un lato affranca i ‘non poeti’ carica ‘i poeti’ di inquietanti interrogativi. prescindere dalla conoscenza che vuol dire porsi fuori dal ‘tempo’ cioè dalla storia e dall’attualità, rimanda ad una fonte che è sorgente e che non ha condotte e non per la plastica, di cui sopra, ma vien da chiedersi: dove bevono i poeti?
    e perchè vogliono fare gli ingegneri idraulici?
    con grande simpatia e affetto..

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  6. Gian Ruggero Manzoni

    Came sempre Valerio non si sbilancia mai facendo nomi di poeti italiani viventi… è un suo vezzo, o, forse, una sua ‘strategia’… fatto sta che da quando lo conosco (cioè 23 anni) non ne ha mai fatto uno. Vecchia lenza!

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  7. Gian Ruggero Manzoni

    Ho fatto un errore tremendo in matematica! Sono 27 gli anni, non 24… lui, Tondelli ed io pubblicammo tutti nel 1980 con Feltrinelli. Ecco cosa significa avere 50anni (sono del ’57 come Valerio) e bere acqua contenuta in bottiglie di plastica.

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  8. Angela D.N.

    eheheh.. 🙂 ma nessuno va con bidone alla sorgente? ineffetti il bidone è pure di plastica e poi a volere usare il vetro bisognerebbe essere certi della sorgente..non facile obiettivamente

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  9. elena f

    non mi pare che il punto fosse la plastica… ma evidentemente il caldo mette sete 🙂

    buon pomeriggio

    elena f

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  10. lorenzo carlucci

    “I nuovi sapienti? Sono proprio i poeti”

    c’è da chiedersi quale sia il pregiudizio o l’automatismo che ci (o meglio, vi) fa pensare che un tizio come magrelli possa sapere qualcosa circa la “sapienza”.

    citerei a proposito proprio magrelli: “Si aggrava il dissidio tra mass media e cultura”.

    lorenzo carlucci

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  11. Domenico Lombardini

    più che altro a me sembra che il tessuto culturale italiano, per quello che è, soffre di un ipertrofismo umanista, nocivo non solo per la produzione, e l’asserzione che i poeti siano i nuovi sapienti la dice lunga.

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  12. lorenzo carlucci

    lombardini, è termine che possiede una ricchezza semantica non indifferente, che forse il tuo curriculum non umanista ti impedisce di cogliere, ma lo spunto è ottimo e sempre benvenuto per un attacco frontale alla cultura umanistica, per il quale puoi allearti bellamente con il buon odifreddi, sulla pagina di repubblica. questa violenza retorica è umanista o scientista? qualche discorso per una conciliazione, dialogo, avvicinamento sarebbe benvenuto. o dovremmo restar contenti con roba tipo “il vangelo della scienza” del succitato odifreddi?

    lorenzo

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  13. elena f

    @lorenzo

    l’affermazione poeti=nuovi sapienti sembra essere di pierangela rossi autrice dell’intervista, oltretutto poco aderente alle risposte che le ha dato magrelli. non mi pare che magrelli dia in nessuna delle risposte adito ad un’equazione simile.

    buon pomeriggio

    elena f

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  14. Antonio Fiori

    Beh, Gian Ruggero, qualche nome alla fine lo fa il nostro Magrelli: Biagini, Desiati, Ostuni, Giovenale, Marzaioli.
    Quanto al disordine e casualità delle letture, certo questo non induce a giudizi critici convinti né a una piena consapevolezza dello ‘stato dell’arte’. Valerio Magrelli è stato uno dei primissimi autori italiani contemporanei che ho letto, e mi sono sentito subito in sintonia con la sua poesia. Negli ultimi anni la sua produzione ha avuto rallentamenti e deviazioni, ma ogni volta che leggo il suo nome sulla stampa per un’intervista o un parere mi precipito sempre con una speciale curiosità…
    Antonio

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  15. Domenico Lombardini

    @ Lorenzo, a proposito di riconciliazione: si presume che ri-conciliare sia ri-unire cose che, in passato, sono state separate. Ma chi lo può fare? Se noti, ci sono più scrittori dal curriculum scientifico (Gadda, Schnitzler, ecc.) che umanisti prestati alla “scienza”, almeno qui in Italia (Goethe, ad esempio, era anche naturalista). Questo per motivi che vanno dal cattivo insegnamento in Italia a un certo scetticismo per la scienza in generale. Io trovo piuttosto scorante il livello di cultura scientifica in Italia, questo poi causa, a mio parere, un processo continuo di segregazione tra questa e quella a cultura, non permettendo una continuità e osmosi tra di esse. Io a volte mi chiedo, forse sbagliando: come si fa a scrivere, in generale, se non si ha cognizione, che so, dell’evoluzionismo, della rivoluzione genomica, del DNA, ecc.
    Sarei lieto che qualcuno mi dicesse a tal proposito la sua opinione, grazie.

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  16. Alessandro

    io la penso come Antonio Fiori, e poi anche sui nomi concordo con Magrelli; magari ce ne saranno tanti altri di poeti (anche se come diceva Moravia al funerale di Pasolini . di poeti ce ne sono 2/3 in un secolo) ma certo è che Elisa Biagini e Marco Giovenale rappresentano due punti di riferimento per la poesia italian contemporanea, specialmente per quelli nati negli anni ’70
    Alessandro Seri

    Rispondi
  17. lorenzo

    lombardini, ma davvero pensi che l’ignoranza in italia sia soltanto scientifica? e vedo che scrivi “ri-unire”, “ri-conciliare” col trattino, ma come ti viene? e ti “scori” pure? e vuoi compilare una class-i-fica dei letterati/scienziati contro gli scienziati/letterati? la separazione di scienza e filosofia, per dirne una, non è cosa tanto antica, e, se tu conosci tanti letterati scientificamente ignoranti (verissimo) stai certo che è vero anche il contrario. o peggio: scienziati di presunzione tale da ritenere triviale la filosofia, che non lo è. domanda: come si fa a fare la guerra delle culture quando le culture non ci sono?

    ciao,

    lorenzo

    Rispondi
  18. lorenzo

    gentile elena f, non ho detto che magrelli presume d’essere un sapiente, ho detto che il pubblico presume che magrelli sappia qualcosa della sapienza.

    buon tardo pomeriggio,

    lorenzo

    Rispondi
  19. elena f

    gentile lorenzo, direi che il primo a fugare quest’ipotesi sia proprio magrelli e le sue risposte, evidentemente credo molto più di lei nell’intelligenza e nella capacità di discernimento dei lettori e dei redattori di questo blog.

    buona serata

    elena f

    Rispondi
  20. fk

    E’ tornato il prof. Carlucci a farci lezione. Ne siamo davvero onorati, esimio professore. Grazie. Non solo di essere qui, ma di esistere, sempre. Nondimeno (ho scritto giusto?) se ogni tanto vorrà essere leggermente meno spocchioso, tronfio, trombonesco, antipatico et(trattino)cetera, stia certo che ne saremo contenti. In caso contrario, ho il fondato timore che qualcuno potrebbe leggermente risentirsi; e magari dare – virtualmente, s’intende – “fuoco alle polveri”.

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  21. lapoesiaelospirito

    Come diceva Totò: lo faranno…

    La saluto, e si comporti bene, eh? Che, detto tra noi, non ci è piaciuto per niente il suo modo di trattare la sig.na Daino, per esempio. Un’altra brutta mossa come quella, Carlucci, e lei è fuori. Nel senso che le impediamo di venire a darci le sue preziosissime lezioni su questo blog. Chiaro?

    FK

    Rispondi
  22. Gian Ruggero Manzoni

    #19 .azzz.!!! Saltate, in lettura, quelle 4 righe. Hai ragione, Antonio, ha fatto 5 nomi. Miracolo! Finalmente Valerio dice! Mia scivolta senile, addirittura salto i punti salienti dei post. Sono d’accordo per Desiati. Trovo la Biagini un po’ costruita e Giovenale da intendersi + come intellettuale prestato alla poesia che come poeta puro, ma questi sono cavilli e gusti miei. Bravo Valerione, finalmente sta dicendo.

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