Criteri metodici di Antonio GRAMSCI

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Sarebbe assurdo pretendere che ogni anno o anche ogni dieci anni, la letteratura di un paese produca un Promessi sposi o un Sepolcri ecc. Appunto perciò l’attività critica normale non può non avere prevalentemente carattere “culturale” ed essere una critica di “tendenze” a meno di diventare un continuo massacro.


E in questo caso, come scegliere l’opera da massacrare, lo scrittore da dimostrare estraneo all’arte? Pare questo un problema trascurabile e invece, a rifletterci dal punto di vista dell’organizzazione moderna della vita culturale, è fondamentale. Una attività critica che fosse permanentemente negativa, fatta di stroncature, di dimostrazioni che si tratta di “non poesia”, diventerebbe stucchevole e rivoltante: la “scelta” sembrerebbe una caccia all’uomo, oppure potrebbe essere ritenuta “casuale” e quindi irrilevante. Pare certo che l’attività critica debba sempre avere un aspetto positivo, nel senso che debba mettere in rilievo, nell’opera presa in esame, un valore positivo, che se non può essere artistico, può essere culturale e allora non tanto varrà il singolo libro – salvo casi eccezionali – quanto i gruppi di lavori messi in serie per tendenza culturale. Sulla scelta: | il criterio più semplice, oltre l’intuizione del critico e l’esame sistematico di tutta la letteratura, lavoro colossale e quasi impossibile da farsi individualmente, pare quello della “fortuna libraria”, intesa in due sensi: “ fortuna di lettori” e “fortuna presso gli editori” che in certi paesi dove la vita intellettuale è controllata da organi governativi, ha pure il suo significato perchè indica quale indirizzo lo Stato vorrebbe dare alla cultura nazionale. Partendo dai criteri della estetica crociana, si presentano gli stessi problemi: poiché “frammenti” di poesia possono trovarsi da per tutto, nell’”Amore Illustrato” come nell’opera di scienza strettamente specializzata, il critico dovrebbe conoscere “tutto” per essere in grado di rilevare la “perla” nel brago. In realtà ogni singolo critico sente di appartenere a una organizzazione di cultura che opera come insieme; ciò che sfugge a uno viene “scoperto” e segnalato da un altro ecc. Anche il dilagare dei “premi letterari” non è che una manifestazione, più o meno bene organizzata, con maggiori o minori elementi di frode, di questo servizio di “segnalazione” collettiva della critica letteraria militante.
E’ da notare che in certi periodi storici l’attività pratica può assorbire le maggiori intelligenze creative di una nazione: in un certo senso, in tali periodi, tutte le migliori forze umane vengono concentrate nel lavoro strutturale e non ancora si può parlare di superstrutture: secondo ciò che scrive il Cambon nella prefazione all’edizione francese dell’autobiografia di Henri Ford, in America si è costruita una teoria sociologica su questa base, per giustificare l’assenza, negli Stati Uniti, di una fioritura culturale umanistica e artistica. In ogni caso questa teoria, per avere almeno un’apparenza di giustificazione, deve essere in grado di mostrare una vasta attività creatrice nel campo pratico, sebbene rimanga senza risposta la quistione: se questa attività “poetico-creativa” | esiste ed è vitale, esaltando tutte le forze vitali, le energie, le volontà, gli entusiasmi dell’uomo, come non esalta l’energia letteraria e non crea un’epica? Se ciò non avviene, nasce il legittimo dubbio che si tratti di energie “burocratiche”, di forze non espansive universalmente, ma repressive e brutali: si può pensare che i costruttori delle Piramidi, schiavi trattati con la frusta, concepissero liricamente il loro lavoro? Ciò che è da rilevare è che le forze che dirigono questa grandiosa attività pratica, non sono repressive solo nei confronti del lavoro strumentale, ciò che può capirsi, ma sono repressive universalmente, ciò che appunto è tipico e fa sì che una certa energia letteraria, come in America, si manifesti nei refrattari all’organizzazione dell’attività pratica che si vorrebbe gabellare come “epica” in se stessa. Tuttavia la situazione è peggiore dove alla nullità artistica non corrisponde neanche un’attività pratico-strutturale di una certa grandiosità e si giustifica la nullità artistica con un’attività pratica che si “verificherà” e a sua volta produrrà un’attività artistica.
In realtà ogni forza innovatrice è repressiva nei confronti dei propri avversari, ma [in quanto] scatena forze latenti, le potenzia, le esalta, è espansiva e l’espansività è di gran lunga il suo carattere distintivo. Le restaurazioni, con qualsiasi nome si presentino, e in special modo le restaurazioni che avvengono nell’epoca attuale, sono universalmente repressive: il “padre Bresciani”, la letteratura brescianesca diventa predominante. La psicologia che ha preceduto una tale manifestazione intellettuale è quella creata dal panico, da una paura cosmica di forze demoniache che non comprendono e non si possono quindi controllare altro che con una universale costruzione repressiva. Il ricordo di questo panico (della sua fase acuta) perdura a lungo | e dirige la volontà e i sentimenti: la libertà e la spontaneità creatrice spariscono e rimane l’astio, lo spirito di vendetta, l’accecamento balordo ammantati dalla mellifluità gesuitica. Tutto diventa pratico (nel senso deteriore), tutto è propaganda, polemica, negazione implicita, in forma meschina, angusta, spesso ignobile e rivoltante come nell’Ebreo di Verona.
Quistione della gioventù letteraria di una generazione. Certo, nel giudicare uno scrittore, di cui si esamina il primo libro, occorrerà tener conto dell’”età”, perché il giudizio sarà sempre anche di cultura: un frutto acerbo di un giovane può essere apprezzato come una promessa e ottenere un incoraggiamento. Ma i bozzacchioni non sono promesse, anche se paiono aver lo stesso gusto dei frutti acerbi.

Antonio GRAMSCI Quaderni dal carcere (Einaudi) – quaderno 23 (VI)§ (36)

4 pensieri su “Criteri metodici di Antonio GRAMSCI

  1. elena f

    come dicevo più sopra (nel post di fabry) pare che il problema della critica letteraria si ponga oggi come allora a partire da una competenza e da uno studio che abbiano come obiettivo la conoscenza approfondita della propria cultura e del mondo letterario. sorge una domanda:
    può il web diventare un luogo davvero libero da propaganda(di qualunque bandiera) in grado di dare voce alla novità a partire però dalle proprie radici culturali che in quanto tali non possono essere negate?

    grazie giovanni

    buona serata

    elena f

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  2. fabry2007

    una riflessione opportuna, Giovanni.
    su Vibrisse, Mozzi aveva lanciato giorni fa l’interrogativo sulla necessità di conoscere anche la letteratura minore o minima. ma l’idea più importante è quella della repressione, che può assumere le sfumature più diverse.

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  3. Giovanni Nuscis

    Elena e Fabrizio.

    Lo scritto di Gramsci mi è parso attuale per più di un aspetto; a cominciare dall’approccio duttile e incruento all’opera letteraria, superamento del giudizio iperspecialistico comunque inesaustivo, per la sua natura complessa. Con riferimento alle tue osservazioni, Elena, sul post dedicato a Magrelli, c’è un interessante saggio di Andrea Inglese (“Precondizioni per un discorso sul canone”)sull’ultimo numero de La Clessidra (1/2007), che sarebbe auspicabile ospitare qui da noi. Egli tra l’altro dice: “l’attività poetica mi è sempre sembrata sembrata selvaggiamente dilettantesca, ostile ad ogni specialismo”; e poi, “tutti i saperi possono contare per un poeta, ma in special modo quelli che lo orientano ad uno sguardo sulla “totalità”. Totalità è un termine ormai tabù, di ascendenza hegeliana e marxista. Eppure solo dei saperi orientati alla totalità possono oggi fornire strumenti critici nei confronti dei saperi settoriali.” Condivido appieno queste osservazioni che estenderei all’attività critica, pur nella imprescindibilità di una “conoscenza approfondita della propria cultura e del mondo letterario”: la poesia nasce da altra poesia (intertestualità)- così come le “proprie” riflessioni nascono, seppure in misura minimale, da altre riflessioni – come la metafora senechiana dell’ape ci insegna. (C’è un ottimo saggio di Luciano Cicu, docente di lingua e letteratura latina nella locale facoltà di lettere (“Le api il miele la Poesia” edito da La Sapienza)
    Quanto alla repressione, Fabrizio, e alla letteratura minore, Internet, come sappiamo, sta svolgendo un ruolo fondamentale. Ma il potere editoriale e quello accademico restano pur sempre impermeabili e chiuse alle non poche eccellenze ampiamente riconosciute nel webbico al di qua.

    (Altra riflessione che mi sta a cuore è contenuta nel post che uscirà il 15 agosto).

    Un caro saluto

    Giovanni

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  4. Antonio Fiori

    Di sorprendente attualità, il Gramsci dei quaderni. Qui, in particolare, sul ruolo e i doveri del critico, sul senso da dare ai premi letterari, sul peso della storia e del potere sulla attività letteraria e critica…
    Vien voglia solo di aggiungere: meditate gente, meditate.
    Antonio

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