Giorgio Seferis

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A cura di Elena F. Ricciardi

*
Rima

Labbra, sciolte di quella mia passione moritura
mani, catene della mia gioventù menomante
colorito d’un viso perso nella natura
uccelli… cacce… piante

Corpo grappolo nero al sole che dardeggia
corpo,dove fai vela , ricca nave?
E’ l’ora che la sera nel sòffoco boccheggia
e frugare la tenebra m’è grave…

(Ogni giorno la vita più scarseggia).

*

I

Rosa del fato, il varco cercavi per ferire
ma ti chinavi come segreto che si schiuda
ed era quello l’ordine che volesti impartire
ed era il suo sorriso come una spada nuda.

Avvivava il tuo nimbo saliente la natura
dalla tua spina il sogno della via si partiva
ed era il nostro anelito d’averti un’alba pura –
facile il mondo: un battito schietto di vena viva.

(da Svolta)
*

XVIII

Ho lasciato passare una fiumana
fra le mie dita
senza bere una stilla : m’accoro
Naufrago nella pietra
Un pino basso sulla terra rossa,
l’unica compagnia.
Tutto che amai s’è perso con le case
che l’altra estate erano nuove, e sono
dirupate nel vento dell’autunno.

(da Leggenda)
*

I Santorino

Piega, se puoi, sul mare scuro dimenticando
la musica d’un flauto sopra quei piedi nudi
che calcarono il tuo sonno in quell’altra vita ora sommersa.

Scrivi, se puoi, sull’ultimo tuo ciottolo
il giorno il nome il luogo
gettalo a mare perchè vada a picco.

Ci siamo ritrovati nudi sopra la pomice
rimirando le isole affioranti
rimirando le rosse isole andare a fondo
nel loro sonno, nel nostro.
Ci siamo ritrovati qua nudi, con la bilancia
che traboccava verso l’ingiustizia.

Tallone di potenza volontà senz’ombra calcolato amore
piani che si maturano al sole meridiano
rotta del fato al battito della giovane mano
sull’omero:
qui nel luogo smembrato che non regge
nel luogo che fu nostro
colano a picco – ruggine e cenere – le isole.

Are crollate
e gli amici scordati
foglie di palma nel fango.

Lascia, se puoi ,viaggiare le tue mani
sul margine del tempo con la nave
che toccò l’orizzonte.
Quando il dado ha battuto sul marmo
e la lancia ha battuto la corazza
e l’occhio ha conosciuto il forestiero
e seccato è l’amore
in anime bucate,
quando ti guardi attorno e tutt’in giro
trovi piedi falciati
in giro mani morte
occhi ciechi di buio,
quando non hai più scelta
di quella morte che volevi tua,
udendo un grido
e sia grido di lupo,
il tuo diritto,
lascia, se puoi, viaggiare le tue mani
staccati via dal tempo infido e cola
a picco:
chi solleva i macigni cola a picco.

*

Efeso

Parlava seduto su un marmo
simile a rovina d’antico portale:
sterminato e vuoto a destra il campo
a sinistra scendevano le ombre dal monte:
“La poesia è ovunque. La tua voce
a volte incede al suo fianco
come il delfino che per poco ti accompagna
vascello d’oro nel sole
e poi scompare. La poesia è ovunque
come le ali del vento nel vento
che per un attimo hanno sfiorato le ali del gabbiano.
Uguale e diverso dalla nostra vita, come cambia
il volto di una donna che si è spogliata,
e tuttavia rimane uguale. Lo sa
che ha amato: alla luce degli altri
il mondo implode: ma tu ricorda
Ade e Dioniso sono la stessa cosa”.
Disse e imboccò la grande strada
che mena al porto di un tempo, ora inghiottito
laggiù fra i giunchi. Il crepuscolo pareva
per la morte di un animale,
così nudo.
Ricordo ancora:
viaggiava sulle coste della Ionia, in vuote conchiglie di teatri
dove solo la lucertola striscia sull’arida pietra,
e io gli chiesi: ” Un giorno torneranno a riempirsi?”
E mi rispose: ” Forse, nell’ora della morte “.
E corse nell’orchestra urlando:
“Lasciatemi ascoltare mio fratello! “.
Ed era duro il silenzio attorno a noi
e non rigato nel vetro azzurro.

Giorgio Seferis, pseudonimo di G.Seferiadis. Nacque a Smirne nel 1900. Lauteatosi in Legge seguì la carriera diplomatica, fu ambasciatore a Beirut (1953-56) e a Londra (1957-62). In Campo letterario esordì nel 1931 con la raccolta ” Svolta “, cui seguirono “ La cisterna “(1932), ” Leggenda“(1935), “Quaderno d’esercizi” (1940), “Giornale di bordo I ” (1940), ” Giornale di bordo II ” (1944), ” Tordo ” (1947), ” Cipro ove l’oracolo …” (1955, divenuta poi Giornale di bordo III ),
Tre poesie segrete ” (1966), Ricevette per la sua attività di poeta numerosi riconoscimenti in patria e fuori fra cui il Premio Nobel per la Letteratura nel 1963 e lauree honoris causa dalle università di Cambridge (1960) , Oxoford (1964), Princeton (1965) fu autore di saggi sulla poesia greca e straniera (sul poema seicentesco ” Erotòcrito ” e sulla poesia di Eliot e di Kavafis). Tra le prose il diario “I Giorni I eII” (1975) e il romanzo “Sei notti sull’Acropoli ” (1974). Le sue traduzioni di Eliot e di Valéry contribuirono in maniera decisiva all’affermazione di entrambi i poeti in grecia. Ha tradotto “L’Apocalisse” di S. Giovanni, “Il cantico dei Cantici” e numerosi altri poeti fra cui Yeats e Laforgue. Morì ad Atene nel 1971.

(Biografia e testi da “Antologia della poesia greca contemporanea”, Crocetti Editore)

13 pensieri su “Giorgio Seferis

  1. robertorossitesta

    “chi solleva i macigni cola a picco”:
    un naufragare non dolce ma titanico, che guardiamo con un po’ di sana invidia noi, mandati a fondo da pietruzze a stento visibili.
    La poesia greca del Novecento ci ha dato una rosa di autori fortemente caratterizzati ma uno più potente dell’altro, averne…
    Grazie di questo mare per nulla turistico,
    un caro saluto,
    Roberto

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  2. elena f

    @ roberto

    grazie a te.
    la grecia è stata, è , e resta, secondo me, terra inesauribile di poesia

    buona giornata

    elena f

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  3. lapoesiaelospirito

    Anelito montante,
    nel fato io verso il vino
    come l’ampolla d’oro nel sole.
    Là scorsi Itaca, venire paludata
    da suoni intatti.
    Ricordi? ancora
    veleggiava sulle coste della Ionia, in vuote salme argentee di cubi navali
    dove soltanto la pietra struscia
    contro il greto delle scure membra
    dei transitanti

    E io a loro dissi: ” Un giorno torneranno ai loro continenti abbandonati?”
    Dal Corno d’Africa una voce eolica
    spinse il vento contro la terra sparsa
    le ali dei gabbiani spente contro
    le mani dell’ultima luna.

    Da: Arpe ed erbe – di Kostantinos Kraspenidis .
    Trad. di Fk

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  4. mario

    posso dire che non mi piace? Per quel che vale, così da bloggarolo della domenica. Magari dovrei leggerne qualcos’altro. Ma queste io le sento distanti e forse anche pesanti, un incedere epico che lascia poco spazio, che non respira. Ma vi faccio il piacere, si è meglio.
    Comunque sia, grazie, non conoscevo.

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  5. elena f

    George Chakiris
    West Side Story- oscar miglior attore non protagonista nel 62 per (bernardo), Maria interpretata da Natalie Wood.

    buona giornata

    elena f

    Rispondi

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