di Luca Ariano

Posto una breve scelta antologica di poesie di Leonardo Sinisgalli che seguono il breve saggio uscito sul Foglio Clandestino e poi ripreso nella versione precedente del blog nella rubrica “I poeti obliati”. Con l’avvicinarsi del centenario della nascita (2008) ci auguriamo si possano finalmente trovare tra gli scaffali le poesie di Sinisgalli che mancano ormai da oltre vent’anni.
Antologia poetica
16 Settembre 1943
Mia madre diceva il 16 settembre,
poco prima di morire sulla mezzanotte,
che una pulce la pungeva sulla schiena
una pulce pesante come un cavallo.
Una zampa oscura la premeva sul letto.
Mia madre doveva sudare per resistere,
e spirare bocconi, senza aver trovato la forza
di dire una preghiera.
Sono tornati i fiori sulla loggia,
più nessuno li ha innaffiati.
Hanno rimesso i ferri ai puledri
e i giorni si sono consumati.
La brutta bestia miagola ancora
tra le crepe della vecchia casa.
Una sera del mese di agosto
noi stavamo sul terrazzo
a guardare in cielo l’immenso vespaio.
Il vento di agosto che distoglie la pula
dal grano e dà l’ebbrezza ai trebbiatori
incappucciati sulle aie,
e fa splendere le pale sulla paglia,
schiariva ai nostri occhi la speranza
di una pace sudata. Mio padre
si addormentò sulla sedia
al soffio di quell’aria serena.
Mia madre parlò a me che fumavo:
“L’acqua torbida” disse “scorre avanti
all’acqua sincera, il fiume
trascina la verità”.
Nasce ogni sera dalle crepe dei muri
Risaliranno ì fanciulli
la collina a primavera,
scriveranno i nomi gentili,
lasceranno inciso il loro cuore
sui calcinacci.
Si patisce anche l’urto delle rose
che il vento salernitano
piega sul nostro petto:
siamo i soli a non biasimare
la brevità della stretta.
Quell’ombra coglie il fiore
della prugna sul precipizio
e il piede non fa danno!
Mi gira intorno da Oriente
a Occidente il mio fiume
tumultuoso. Corre il leprotto
tra i giunchi e i fiabelli dei tòtari
che si spappolano scintillanti.
E’così lungo il crepuscolo
sulle tue rive, tra i sassi bianchi
e viola, che i vecchi ortolani
caduto il sole dimenticano
di ritornare.
LA VIGNA VECCHIA
Mi sono seduto per terra
accanto al pagliaio della vigna vecchia.
I fanciulli strappano le noci
dai rami, le schiacciano tra due pietre.
lo mi concio le mani di acido verde,
mi godo l’aria dal fondo degli alberi.
LA PIU’ BELL’ARIA
La più bell’aria dell’anno
nel più bel sito,
sull’erba che recinge gli Elisi.
Per una visita ai morti
è mossa tutta la tribù:
le sorelle saracine, le rosse nipoti.
Trascinammo gatti e cipolle
davanti alla cappella dove giace
la spoglia di mia madre.
Ci sdraiammo come a mensa
intorno al suo corpo disseccato.
Chi prega e chi mangia e chi ti piange
madre. Chi cinge di fiori freschi
il tuo letto di cenere.
STELLE VESPERTINE
O eternamente avverse
e a me sempre dilette
stelle vespertine,
vivide luci su opposti poli!
Vi guardo dall’alto della vigna
nel quieto firmamento
splendere sopra le case del mio borgo
stelle nemiche, stelle
in opposizione.
Mi calma il vostro scintillio, stelle
della promessa e dell’addio.
LA TEGOLA È TIEPIDA
La tegola è tiepida,
la creta è dolce.
Per questo va e viene tutti gli anni
la rondine chiostraiola.
VERSI PER L’ANNO NUOVO
Spazza il vento faville
di focaracci sulla neve.
La candela mattutina smoccola
sui quaderni. Mi torna il piacere
degli inverni di paese, mi spingo
a spiare un lembo d’aurora tra le stecche.
La vita s’infervora agli angoli morti,
si accumula nei giorni spenti.
Di soprassalto mi chiama uno squittio
tra gli arbusti della collina, un tralcio
sibila all’aria di dicembre.
Avanti giorno io scendo
dalla mia stradina cieca.
Pianto antico
I vecchi hanno il pianto facile.
In pieno meriggio
in un nascondiglio della casa vuota
scoppiano in lacrime seduti.
Li coglie di sorpresa
una disperazione infinita.
Portano alle labbra uno spicchio
secco di pera, la polpa
di un fico cotto sulle tegole.
Anche un sorso d’acqua
può spegnere una crisi
e la visita di una lumachina.
Tu sarai poeta
Nel giro breve di un giorno d’inverno
Ebbe fortuna e scherno.
Piccole mani lo incoronarono
Con un serto di salici
Nell’aula gelida del convento.
Ma per poco la gloria
Lo strinse sul sagrato
Sposo bambino al vento
Che brucia le arenarie.
La luce cinse il mattino
Con un cerchio di fuoco.
Compitava le rime al borbottio
Della brace, la testa sui quaderni
In una nicchia del camino.
Ex-voto
I vecchi non sanno a chi parlare
dei figli lontani,
si sfogano coi poveri
che vanno e vengono per casa.
Mia nonna consegna ogni domenica
una puparella di pane
a ciascuna delle sue fide mendiche.
Nomina Caietano
Iacinto Romualdo Peppe
Antonio: li vede sempre in pericolo
tra i coccodrilli del Maddalena.
Le visitatrici si portano via le sue lacrime
e una fetta di lardo.
In memoria
L’uccellino a tre ali
cardillo o canario
fischia sulla ringhiera:
tu ridi cogli occhi sfocati
e i dentini laschi
Vincenzino scellato
nel mio cuore che non ti ha sotterrato.
A casa mia
A casa mia si parla
con le mosche si vive
in compagnia delle mosche
d’inverno e d’estate
dov’é la mosca
come sta la mosca
è sparita la mosca
si grida quando si ritorna.
Le poesie sono tratte da: L’ellisse (poesie 1932-1972), a cura di Giuseppe Pontiggia, Mondadori, 1974.

che significa anche: cari editori, mi raccomando… (e concordo)
ma vuoi che mondadori… ? vabbè l’appello lo faccio lo stesso.
Me lo auguro davvero Matteo, di tutto cuore!Vedremo…
Un caro saluto
So che da anni ci sta lavorando Franco Vitelli (che ha curato per gli oscar Le poesie di Scotellaro uscite tre anni fa). Probabile che ‘sta cosa Mondadori la realizzi proprio l’anno prossimo.
Ottima notizia Giancarlo. l’Oscar di Scotellaro (altro poeta che fu a lungo dimenticato) è molto ben curato. Buon lavoro a Franco Vitelli e aspettiamo il 2008!
Un caro saluto
curioso come “Stelle vespertine” possa definirsi una chiara ripresa, per non dire un calco, e, nello stesso tempo, vi si trovi l’impronta del Sinisgalli più vero.
grazie, Luca, per il tuo prezioso lavoro.
fabrizio
Grazie a te Fabry e voi per questo bellissimo spazio!
Un caro saluto
Omaggio anche questo più che doveroso. Un gran poeta, un gran signore, un aristocratico dell’essere.