Dolore della casa

Sebastiano Aglieco – Dolore della casa – Il Ponte del Sale Rovigo 2006

di Marco Molinari

a

La morte di una persona cara è sempre stato un impulso potente per la scrittura poetica. Gli esempi sono numerosissimi e pertanto mi sento esonerato dal farne. In quei momenti il dolore tocca il punto del non ritorno, l’estremo limite della forza. Tutto il corpo ne è scosso, l’anima e lo spirito risalgono in superficie come pesci a cui manca l’ossigeno nell’acqua. Morte, anima del morente, anima dolorante si pongono sul palcoscenico della vita come “dramatis personae”. Anche Sebastiano Aglieco, poeta dei delicati chiaroscuri, come non potrebbe non essere per un siciliano innestato nelle brume della Brianza, anche per questo poeta è giunta purtroppo questa chiamata. La sua risposta è un libro di liriche dense e asciutte, dal titolo Dolore della casa edito da Il Ponte del Sale di Rovigo.

C’è, immediatamente, nell’esergo il percorso che imboccherà l’opera. Da Rilke, risuonano tre domande che gettano le basi di una ricerca: Dov’è la sua morte? Troverai un motivo nel canto? Dove si colloca in te la morte? Partendo da questi interrogativi, Sebastiano avvia un confronto sulla carta, all’interno della poesia, tutto basato sul pacato ragionamento e sull’illuminazione filosofica. Chiamando a raccolta i numi tutelari, in cui crede fermamente, il poeta riesce ad instaurare un colloquio col dolore e a rivoltarlo in luce e speranza, a beneficio di tutti. Non c’è disperazione, né grido, né strazio, ma dialogo: la morte è apparentata alla scrittura, e in questa si compirà. Le parole che scorrono nelle pagine accompagnano le stazioni dell’addio, ne divengono la forma estrema, poesia e morte sono allora accomunate da una stessa tensione morale. La morte non è quindi l’evento irreparabile, ma semplice e infinita trasformazione, il dialogo con chi ci ha lasciato non si interrompe, ma assume nuove forme, nuovi canali entro i quali perpetuarsi. E il rapporto, ora che i corpi si sono liberati, perde improvvisamente tutto il non detto che si è incrostato negli anni, diviene leggero, fatto di presagi e apparizioni. Alcuni versi incoronano mirabilmente il mistero: “…Un tempo ti assomigliavo, ed era/la prova che sognavo./Ora mi assomigli/sogni, forse, o rivivi.”. Un altro punto che il poeta annota con quieta e condivisa accettazione, è che, dopo la morte, il legame con la persona amata per certi versi si allenta, perde il suo carattere di esclusività famigliare, per divenire pubblico, comune a tutta la società dei viventi. Percorso particolare questo di Sebastiano, in controtendenza rispetto ad uno stringersi esclusivo del nodo degli affetti e delle confidenze, in un linguaggio cifrato che accomunerà chi è partito con chi è rimasto. Per Sebastiano, invece, questo momento è quello della condivisione, dell’aprirsi agli altri, per sentire il dolore di tutti, ma per comunicare anche la forza che si forgia in una prova così impegnativa: “…Non eri più solo mia, ma di tutti/tutti ero io, e li riassumevo/con l’idea di un mondo in te/l’origine di tutti, nella terra.”; “…per la prima volta/ti accoglieranno i bambini come/hanno fatto oggi…”. Ecco, questa forza arriva a Sebastiano anche dai bambini, quei piccoli amici che lo accompagnano nel suo pellegrinaggio alla “casa del dolore”, la casa che non udrà più la voce di sua madre risuonare per le stanze, la casa che ha salutato qualche anno prima per seguire il suo destino di uomo in altre stanze, in un’altra terra. Ma i bambini lo attendono, gli corrono incontro al ritorno, lo riportano in quell’unica terra dove si sente saldo e forte. Loro sconfiggono la morte, e non perché, o non solo perché la loro giovinezza è l’antidoto all’abisso, il loro affacciarsi pieno di speranze vince ogni limite e finitezza, ma soprattutto perché i bambini hanno dentro in modo naturale una luminosità, una grazia che li accomuna al divino, uno speciale filo che li congiunge alle potenze celesti. E’ quello che da ora accomuna Sebastiano alla sua “madre bambina”, il rinnovato dialogo col cielo che avrà nuovi linguaggi per manifestarsi e alleggerire i nostri passi pesanti: “Ho sognato gli altri questa notte/ma tu non sei venuta/hai portato la tempesta stamattina/il grigiore del tempo come a volte fanno/i morti, per mettersi in contatto con i vivi…”.

E’ possibile leggere una selezione del libro su Liberinversi

Un pensiero su “Dolore della casa

  1. Antonio Fiori

    Ho subito accostato il ‘Dolore’ di Aglieco al ‘Seme del piangere’ di Caproni, non solo per l’evidente triste comunanza del tema, ma per la pulizia del verso, seppure nella diversità di stile e di sguardi. Una delle migliori raccolte poetiche lette negli ultimi due anni.
    Antonio

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *