Mio figlio,
che non esiste,
è un rivolo di vento
rubato all’aria,
è una moto
che ondeggia per la città.
Tutta Cola di Rienzo fa
su una sola ruota
e respira l’odore
di alberi fioriti,
non come gli altri il fumo
delle sigarette.
Impazza nei mercati rionali,
sfibra le ossa
e mi chiede: “Padre mio posso
chiederti una cosa?”. Poi sparisce
ogni volta, lontano
e vicino al contempo.

“Figlio che non esiste” …ma che ovunque si trova: dis-seminato; e che ci giunge, ci interroga nella latenza dell’appercezione – infinita – dell’amore.
Giovanni Nuscis
un figlio pensato, de-sidera nascere, scendere da un universo di respiri fatti di domande che ci fioriscono. è un figlio che c’è, in un altrove nutrito di pensieri e speranze, come quando i bambini chiedono: dov’ero ,mamma , quando non c’ero?
e la risposta è fatta di silenzi pieni di mistero.
elena f.
Toccante.
Proprio. Ottimo, Emanuele.
Penso che un’autentica poesia possegga la prontezza dell’istante, come se nascesse di colpo anche quando è concepita in ben più lunghe scansioni del tempo.
La poesia di Emanuele la possiede e la sua freschezza rende leggeri i macigni e fa sentire lo spessore delle piume.
Sono contenta di aver letto commenti tanto positivi su di lui.