Miserere asfalto (afasie dell’attitudine) #2

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77.
In un baccano di altolà il gerundio della sopravvivenza
78.
“Buone vacanze” è un augurio davvero lugubre: vacanza dal cancro del giorno che si dipana in un pagliaccio di tradimenti? le fatiche non hanno mai vacanza né con la danza della gioia né con il chiavistello del padrone che ci attende uso di vita, disuso di libertà
79.
“Buon Natale” è ancora più lugubre: lasciando a chi vuole il significato religioso, ne può rimanere un altro quale le doglie della partoriente con non annesso il sorriso dell’abbraccio: resta la femmina di donna che, forse, piangerà depressione o l’io disgiunto in un unto assioma
80.
Dammi il brevetto che produca valenza, conventicole di baci, anche
81.
Sempre sotto qualcuno e qualcosa la cuna del mondo
82.
Coriandolo d’alchimia starti a guardare a mo’ di falco costumare una pozzanghera almeno in uno sgangherato albergo il grande amarci, comunque in gola all’asfodelo, fiore dei morti
83.
Parve svezzato il coagulo del sangue se dal fondaco delle celle morte uscì la vergine in preda all’estro di solo amore senza concepire
84.
Si faccia gioconda la bora di Trieste
85.
Le curve degli alambicchi intorno al busto a mo’ di abito da gran sera e fumida la perla dentro lo sguardo
86.
Sul tetto delle parabole un tempo si giocò con gli stracci, con la cicale imprendibile, con le cimase seducenti e dalla terra soltanto il più puntuto dei cipressi sembrò capire l’ire del boia dalla botola al cielo
87.
Il petto in gola perde colpi, ma tutti gli schermi della casa stanno accesi festa delle feste
88.
Con una lezione di apostrofo ti bacio, calvario unto quanto un sedativo
89.
Nel quartiere più povero della città, il nonno è uso passeggiare con la merenda che poi scartava al giardinetto buttando la carta nel cestino insieme alla cartaccia che trova lungo i passi.
90.
In un solicello di basto si fa domenica
91.
La luna lo palpeggia come una verissima innamorata ancora non conquistata né stata
92.
Nell’orto c’è penuria di solchi, la lastra piatta della terra gli arreca torto
93.
Tra un domani e un andirivieni preferisco uno scoglio irraggiungibile
94.
Dalla caserma hanno ricavato un museo: e pensare che le sentinelle dalle garitte piansero, disperarono lacrime di piombo con neanche uno scoppio
95.
Partì a morte da un’osteria
96.
Le mani roride lasciano un’impronta per il giocattolo dell’aria
97.
Ottuagenaria la nascita fa la fila per morire
98.
Col tuo colpo d’ascia ho figliato un arcobaleno al teatro del più garbato amore
99.
I capelli li hai tagliati le unghie le hai tagliate eppure la rovina è ben lontana dall’arrendersi e la cerbiatta vigila le rimanenze del silenzio
100.
Sotto il balcone l’edicolante appende calamite non buone per notizie di ferro
101.
Le puntualità degli ultimi, di chi va alla mensa dei poveri o al guardaroba dell’usato con tutte le possibili e pessime esenzioni elargite dal comune
102.
Le bamboline di pezza nate dall’uncinetto fantastico di una donna qualsiasi in estro di picasso
103.
Il vento detestabile che strappa giù i nidi degli uccelli appena nati, il vento ha la bile invisibile come il peggiore dei serial killer
104.
Salva, te ne prego, un orafo che sappia piacere ai coralli che risistema in mare
105.
Un altro numero è andato e la lotteria è la vergine troia di regime senza giacergli accanto
106.
In prigione il bello del viaggiatore, ti viene a trovare solo chi ti ama e senza pietà ti ama, ti rosicchia di baci una mano l’unica toccabile dietro una balaustra di vetro antiproiettile e antivoce. Ma sei contento più dell’isola di pasqua, qui ti passeggi come al liceo quando ripassavi le pagine, dall’altro braccio della prigione ogni tanto ti arriva un lavoretto da fare e ti ci paghi le caramelle senza zucchero, così ne puoi mangiare moltissime senza danno; il lacerto d’uomo che è il secondino arriva a farti pena tanto è pieno di problemi relativi alla libertà; ogni giorno c’è una cosa sicura e buona da fare e tu obbedisci germoglio di te stesso in un soppresso.
107.
A giugno la spiga è senza inganno, gonfia o pudica il grano è senza nord
108.
Dammi un’aureola di corsa, quasi un neo dietro l’orecchio ch’io finalmente possa udire ogni tira tira tra angeli e mode di angeli
109.
Accreditami con lo stampo della luna, dammi un pulviscolo d’inedia come per aver voglia d’incontrarti così dopo, ormai, il tempo concesso
110.
A cielo aperto l’aeroplano ingolfa in goffaggine
111.
Entusiasmi di salsedine quando il tempo era piccolo, accoccolato spasmo del primo amore, eternità del perpetuo tuo stare al cambiamento
112.
Dopo le distanze le riparazioni delle ruote per nessun’altra distanza
113.
Con crudele anfiteatro ho visto scempio la curva a gomito di nascere per scempio
114.
Il tuo bavero sta troppo alto per poter inquadrare la giostra, il museo delle salme, l’orgoglio.
115.
Da adolescente la cresima e le novene: nulla di più luttuoso. La prima comunione con le foto e dopo altre foto con il vestito unico, più bello sul rudere romano vicino casa. Oggi le spose vanno al Colosseo per posare in argini di traffico i sorrisi comatosi.
116.
Se provi a dirmi amore ti rispondo che sono di plastica, stipendio da statale, dio di sottobosco, cosce di fiore, àncora di coma.
117.
Ogni numero è l’occaso dell’unico
118.
Se mi dispiaci ti bacerei ancor di più
119.
Dov’è la luna del tuo soppiatto quando ti amai vedendoti di striscio?
120.
Andai a Praga, andai da Franz, posai un sassolino sulla sua lapide, per poco piansi
121.
Oh, sì, m’innamorai spendendoti per qualunque, qualsiasi cosa, cosetta, cosuccia, grande cosa
122.
I numeri speculari sono morti, sono gemelli morti.
123.
Nel tinello della sfinge si consuma tutta intera la Grecia
124.
Di te il bivacco non avrà abitudine
125.
Mondami da questa perpetua nenia, da questa lamentazione che guarda le traversie del dado
126.
E’ un dolcetto lacrimoso che sa di asfittico: o è un diamante più freddo che lucente? Comunque sia, la noia è nota di calcetto verso la prima lattina
127.
E se domani avrò un cognome bello, e se domani
128.
ho sognato di lanciarmi dal balcone, altissimo, freccia in basso e salva!
129.
sai che c’è? è che ti scommetto e ti prometto in vita di latrare verso lo schifo dell’universo e qui mi fermo perché il sostantivo è troppo impegnativo…!
130.

17 pensieri su “Miserere asfalto (afasie dell’attitudine) #2

  1. Auberon

    destituzione letteraria e avtomatic (piccole dosi) anche qui. sono colpito/ grazie.
    la scrittura anche lei appassisce periodicamente.
    merito a quelli che ne abbandonano con sollecitudine l’aridità cercando di farla rinascere poco lontano.

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  2. listexxx

    grazie dei fori, per tanto tempo sai non li ho riempiti…

    pontelance, ma che mi fa dire…

    saluti,

    rs

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  3. La Signora del Pont di Lance

    Bere da un mestolo e un ricordo speciale.
    Era appeso di fianco all’acquaio.

    [Solmi:

    Mettete dei fiori nei vostri cannoni
    perché non vogliamo mai nel cielo
    molecole malate ma note musicali
    che formino gli accordi per
    una ballata di pace.
    una ballata di paaaaaaaaace
    di paaaaaaaaaaaace…
    ]

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  4. Anna L.B.

    “…Eppure ti mancherà
    mentre bevi da un ramaiolo,
    la madre sconosciuta di chi ti bacia con labbra d’acqua…”

    (autocitazione da Sale Rosso. A mia madre, come tutto per me d’ora in poi)

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  5. La Signora del Pont di Lance

    da non credersi per atei di sentimento et agnostici di brividi
    astenersi non interessati emozioni proustiane del terzo tipo
    nella cucina vuota
    unica testimone inattendibile la gatta che dorme
    a occhi chiusi ci ho riprovato
    sete acqua labbra e metallo
    e l’acqua dolce che nel metallo lo sembra anche di più mi ha baciato uguale uguale

    [Anna cara, far da madre è l’unica cosa che so far bene, nel caso, estendoti in volo sopra mezzo stivale italico protezione]

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  6. Gaja

    Anna, Signora, siete meravigliose… leggervi, stamattina, è stato un dono. Di Marina, della sua grandezza, ho già detto.

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  7. La Signora del Pont di Lance

    La bellezza è un circolo virtuoso. Una cosa bella ne calamita un’altra e così via. Non sempre eh…
    Marina è naturalmente sempre calamitosa di bellezza.
    Gaja inoltre lei ha già di partenza un nome calamitante a polarità positiva. Pensi se l’avessero chiamata Dolores, ringrazi mamma e papà anche per ciò…

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  8. Gaja

    Signora, mi trovo d’accordo con lei su tutto, davvero. Dalla bellezza che chiama bellezza, benché – purtroppo – non sempre, alla grandezza della dolente poetica di Marina.
    E la ringrazio. (e sì, ringrazio anche i miei: però, a volte, da una che si chiama Gaja ci si aspettano sempre sorrisi. Invece la vita è dura, mia Signora. Confesso, però, che sorridere mi piace, quindi, tutto sommato, va bene così.) Un abbraccio.

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  9. Gaja

    È vero, Anna! Siete davvero fantastiche, grazie, care.
    A te, Anna, un bacio particolare. Ti sono vicina sempre, da sorella. Ti penso molto, anche se non ti conosco, in questi giorni.
    Marina, scusami se ho approfittato del tuo post. Ti ribadisco tutta la mia ammirazione.

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  10. Anna L.B.

    Nella mia follia le frasi di Marina mi sembrano come carte, biglietti divinatori da pescare. Veramente belli.

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  11. Giovanni Nuscis

    104.
    Salva, te ne prego, un orafo che sappia piacere ai coralli che risistema in mare

    Come non ritrovarsi in questa! Ben vengano “afasie” come queste!

    Ciao, Marina

    Giovanni

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