Se non altro

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da qui

Nelle omelie bisogna fare esempi. Prendiamo la parabola del buon samaritano: demolisce in due battute il sacerdote e il levita, giustificati solo in parte dalla cosiddetta regola di purità, per cui chi toccava un cadavere si contaminava ritualmente. A nessun contemporaneo appare logico far morire un uomo per partecipare a un culto: è il momento migliore per l’esempio.
State viaggiando in auto e scorgete sul lato della strada una macchina in panne, con qualcuno che non sa come cavarsela. Non sospettate che potrebbe essere un furfante pronto ad aggredirvi e derubarvi, approfittando della vostra cortesia? Non è il motivo per cui tirate dritto, pensando che tanto ci sarà qualcuno con più tempo e muscoli, magari con un’arma per difendersi, e dunque molto più indicato per prestare soccorso allo sconosciuto bloccato sulla strada? Vedete? Il sacerdote e il levita siamo noi.
L’esempio li ha inchiodati e non possono far altro che annuire, magari contro voglia. La stessa parabola porge una seconda occasione da non perdere. Il dottore della legge chiede: E chi è il mio prossimo? Tu spieghi che in quel tempo l’idea di prossimo era assai circostanziata: si trattava del membro del popolo eletto o lo straniero capace di integrarsi. Tutti gli altri restavano fuori, ai margini, indegni di attenzione. Sul volto dei fedeli si disegnerà l’espressione disgustata di chi constata un’arretratezza morale e culturale ripugnante. A quel punto, applichi l’esempio.
Apprendete la notizia di un incidente, una sciagura aerea, un’attentato. Quale precisazione segue subito l’annuncio, come fossero elementi inseparabili? Nessun italiano tra le vittime; oppure: coinvolti tre italiani recatisi là per le vacanze. Nel primo caso, tiriamo un sospiro di sollievo, nel secondo ci rammarichiamo, sperando non si tratti di qualche conoscente. Che significa? Che abbiamo la stessa idea di prossimo. Vedete? Il dottore della legge siamo noi.
Dopo un poco, l’assemblea s’impratichisce e non ridacchia più del sacerdote e del levita, non disprezza il dottore della legge; l’effetto si moltiplica, si estende al collega d’ufficio, all’impiegato allo sportello, al salumiere, al marito, alla suocera, alla moglie. La forza dell’esempio ha trasformato un collegio giudicante in un’ équipe di cooperatori pronti a comprendere e soccorrere chiunque. Teoricamente, se non altro.

18 pensieri su “Se non altro

  1. Anonimo

    E’ vero che ormai siamo diventati tutti diffidenti su tutto, ma ancora mi devo riprendere da una notizia di cronaca nera della scorsa settimana:
    una giovane donna separata si era trasferita altrove per rifarsi una vita; in realta’ era ancora troppo scossa per frequentare qualcuno, quindi al massimo chattava su Internet e non dava confidenza di persona.
    Uno sconosciuto incontrato nel web, una mattina l’ha aspettata davanti al suo posto di lavoro – dove si recava in bicicletta- per farle una sorpresa… Peccato che lo squilibrato avesse con se’ un’arma!

    Ho ancora i brividi e penso che, per evitare fraintesi, d’ora in poi anche nel blog non faro’ domande a nessun altro tranne che a don Fabrizio 😉

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  2. f&r

    è lungo e difficile il cammino che conduce ad avere uno sguardo compassionevole sull’altro, siamo in cammino, speriamo di giungere alla meta.

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  3. Ale

    Fabry, quanto è difficile lasciarsi andare, permettere a questo amore di fluire …..dare quel là …..lo slancio necessario per morire un pò a noi stessi, dare spazio per accogliere quel prossimo che ci fa una paura terribile!!!
    ti abbraccio forte e continuo a riflettere ancora un pò
    ale

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  4. annamaria orlandi

    Abbiamo spesso momenti di paura,altri di coraggio.Ma la giustificazione del levita o delsacerdote è nell’osservanza di regole che devono essere messe al primo posto:principi non negoziabili che schiacciano ogni carità.Qui gli esempi sarebbero forse più complessi:ricordi quel Monsignor Maggiore che all’ ONU votò contro la depenalizzazione della pena di morte per gli omosessuali,in quei paesi in cui è in vigore,adducendo pretesti assurdi? in questo sacerdote la REGOLA prevarica ogni forma di carità.Altri esempi recenti analoghi potrebbero essere citati,anche in altri campi.Questo è forse più grave della vigliaccheria di chi non si ferma perchè ha paura,o di chi si” rallegra” perchè la sciagura è toccata ad altri;questa è pura e semplice meschinità umana.Che ne pensi?

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  5. alfonso

    Adriano Sofri “Chi è il mio prossimo”:

    Da molto tempo ho fatto della responsabilità verso le generazioni future il mio ubi consistam: da cui guardare anche alle generazioni schiacciate di oggi. Non abbiamo scelto, né voi né io, i nostri compagni di viaggio e di naufragio.

    per Sofri il prossimo, proprio come per Gesù, sono io per colui al quale mi avvicino

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  6. Anonimo

    Ama il prossimo tuo come te stesso
    Ama il tuo nemico

    L’amore e’ un dono gratuito che non puo’ essere imposto dall’esterno
    il Signore ci indica la via, ma non vuole sacrifici stoici: ci dice quindi che il cammino e’ graduale, partendo dal ricambiare l’amore di chi ci ama per primo, per arrivare poi ad amare addirittura i nemici (o almeno a non odiarli: benedite coloro che vi perseguitano; benedite e non maledite).

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  7. Anonimo

    Stasera in tv la giornalista Stella Pende ha intervistato medici e pazienti coinvolti in operazioni quando, bambini ancora molto piccoli, presentavano anomalie (tipo ermafroditismo) negli organi sessuali: medici e genitori decidevano “dall’esterno” quale sesso attribuire loro (in genere quello femminile). Ecco il perche’ di tanti cambi di sesso dopo la puberta’ o in eta’ adulta per riappropriarsi della sessualita’ perduta.

    Ma quante ancora dovremo sentirne raccontare di porcherie fatte dagli esseri umani prima di lasciare questo mondo?

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  8. Rashide

    Caro Fabrizio,

    Mi hai fatto pensare a mio padre che per fare il buon samaritano non si ha risparmiato la sua vita, lui era quello che se fermava dovunque per aggiutare a tutti.
    Grazie per farmi ricordare che era lui.
    Un abbraccio forte.

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  9. annamaria orlandi

    credo ci manchi la compassione. Patire con l’altro,o gioire con l’altro. Nella parabola del buon Samaritano emerge proprio questo:chi compatisce e chi rimane indifferente,trincerandosi dietro un muro di regole,assurde ieri come oggiQuanto alla sessualità imposta a quei poveri bambini,come alla sessualità negata ai diversi, penso che anche qui dovremmo mettere la persona al primo posto,cercando di superare barriere imposte da regole troppo rigide,che non conoscono la carità.

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  10. Anonimo

    Ho constatato una cosa:
    a volte il fariseo che, attaccato alle regole, punta sempre il dito (ad esempio, contro l’adultera) diventa piu’ clemente o addirittura passa dall’altro lato della barricata e attacca strenuamente la Chiesa di cui prima era devoto, quando il problema gli entra dentro casa (ad es: gli si separa la figlia; oppure il figlio fa outing sulla propria omosessualita’).
    Peccato che la sua non sia una vera conversione, ma opportunismo! 🙁

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  11. annamaria orlandi

    non volevo auspicare un pensiero concorde sull’omosessualità,che è un fenomeno sconosciuto ai più e viene preso in considerazione solo,come è stato detto,quando ci tocca da vicino.Volevo invece sottolineare l’insensibilità anche di uomini di chiesa verso situazioni in cui è a rischio la vita delle persone.La pena di morte spero non sia auspicabile per nessuno,qualsiasi sia il suo orientamento sessuale.Forse il discorso di monsignor Maggiore è passato inosservato.anche se ha suscitato un’invettiva vibrata di Michele Serra su Repubblica.Come nel caso Englaro l’ interpretazione rigida e meschina di una regola fondamentale,la tutela della vita,ha oscurato la carità.Gesù ci invita ad amare il nostro prossimo senza giudicarlo, guardando alla persona e alla sua sofferenza,senza falsi preconcetti.

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