[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=BAcePPSsFP0&feature=related]
da qui
Dopo i fatti del Gunong Tahan – e la scoperta che il Bidello d’oro non era affatto morto, grazie alla faccia di bronzo resistente agli urti – Giulio da Padova decide di tenere una conferenza stampa in cui mettere i puntini sulle i – una sua specialità – in tema di scuole di scrittura. Ritiene, infatti, che la vicenda possa nuocere gravemente alla reputazione dei maestri autentici, quelli che lavorano nel campo da una vita. Ha scelto come sede una sala prestigiosa al Campidoglio, per dare più risalto alle precisazioni. L’ambiente è sfarzoso: sedie imbottite di velluto rosso, un tavolo di noce e un soffitto alto che aggiungerà solennità alle sue parole. Lo presenta una giornalista dall’aria combattiva; introduce l’argomento ricostruendo la storia della scrittura dai primi graffiti dell’uomo primitivo al sistema sumero ed egiziano, dai gettoni d’argilla della Siria trasformati in tavolette agli ideogrammi, i pittogrammi e i fonogrammi, dai rebus alla scrittura cuneiforme, e ancora i geroglifici, la lineare A e B, le scritture alfabetiche, quelle maya e cinesi. La gente è incuriosita e accende un fuoco di fila di domande; la giornalista replica, si creano discussioni in gruppi sparsi nella sala, fazioni, scuole di pensiero, alterchi tra i i fans degli egizi e dei sumeri; si passa a parlare di calcio e di politica, del governo incapace di risolvere i problemi, dell’urgenza di un rinnovamento generale, di religione e ateismo, vita extraterrestre, fecondazione in vitro, Vaticano, IOR, massoneria, sionismo e comunismo, Opus Dei e testi apocrifi, Dan Brown e vangelo di Tommaso. In qualche gruppo si viene alle mani, volano parole grosse e perfino tavolette, che la giornalista ha portato con sé per supportare con esempi pratici la sua argomentazione. Giulio si guarda intorno e non sa che pesci prendere. A un certo punto, raccoglie i fogli che ha sistemato sopra il tavolo, li infila nella borsa, si alza e se ne va. Nessuno se ne accorge, tantomeno la giornalista combattiva, impegnata a respingere l’assalto di un omaccione barbuto che brandisce una tavoletta piena di segni indecifrabili.

🙂
sei un grande fabry
bacio
la fu
Fabrizio, leggendo la descrizione di questa scena, inevitabilmente mi è scappato da ridere. Non so perchè mi ricorda qualche sceneggiata dei politici nel parlamento italiano, vista in TV.
Molto divertente :-)))))
Un abbraccio.
più che di scuole di scrittura ci sarebbe bisogno di una buona scuola per imparare ad ascoltare, pare che sia un’attivià in passivo ormai.
un abbraccio, fabry
f&r
:))))
geniale e imprevedibile come pochi altri, don Fabrizio!
Continui così,
l’Anonimo
Mitico!! -:)))
Ho dimenticato di chiedere se ci sono stati indagati per i diritti tv sulle riprese delle tavolette volanti e dell’assalto alla giornalista combattiva (la Delle Vecchie?)…In questo tempo sarebbe di piena attualita’!
😉 😉 😉
grazie!
peccato che Giulio da Padova abbia problemi di connessione, altrimenti si sarebbe divertito pure lui.
Se fossi Giulio da Padova, appena uscito dal Campidoglio, anche io mi fermerei a guardare da lontano, mentre lì dentro continuano le discussioni e gli alterchi e, come Daria, immaginerei che tutto quell’ambiente sfarzoso e consumistico esplodesse in mille pezzi: le sedie imbottite di velluto rosso, il tavolo di noce ed anche il soffitto.
Con la consapevolezza però che, purtroppo, il Bidello d’oro è duro a morire, “grazie alla faccia di bronzo resistente agli urti”!
ahah, grande intuizione! praticamente un quadretto di vita quotidiana: avete fatto caso come oramai ogni conversazione ‘seria’ finisce per acchiappare tutto? dai gettoni d’argilla della Siria alle riforme dritta dritta all’Opus Dei!
… Mancano solo le Tavole della Legge 🙂
Bello, ben scritto e divertente. Ma cos’è, un romanzo a puntate? Nel caso, vorrei poterlo leggere tutto di fila. Manco da un pezzo, e non conosco le ultime novità.
La mia email è sempre quella.
Ciao, don Fabrizio.
Si attende ansiosi in queste plaghe parallelo opus da parte di Giulio da Padova su vicende e patimenti di Fabrizio da Acilia, sulla via della reciproca assunzione al cielo della santità letteraria.
Detto senza ironia e con molto affetto
R.
vi ringrazio!
Fabrizio da Acilia? perché no?
sì, è uno dei primi romanzi online,
ignorato dalla Lipperini perché
se vale s’imporrà da solo
(cito dal romanzo stesso:-)
La morale della favola e’ che i Bidelli sono duri a morire; le scuole di scrittura nuocciono gravemente alla salute; da quando la conferenza stampa e’ degenerata in rissa, Giulio da Padova ha problemi di connessione (neuronale?) e si aggira cantando “Tavolette, non ne voglio piu’ ” per la Sala della Protomoteca al Campidoglio ormai devastata.
Leopoldo, pensaci tu! 🙂