Semplicemente

Primavera, amore, poesia.
Cosa può esserci di più banale?
O di più sublime?
E quanto è bello trovare in uno dei libri che vengono ritenuti sacri un passo che racchiude da secoli l’essenza di tutto ciò?
Gli ebrei leggono questo brano celebrando la loro Pasqua, noi lo usiamo nella liturgia del matrimonio.
Ma più spesso questo libro (il Cantico dei Cantici) viene schivato perché troppo naturale, troppo amorevole, forse troppo erotico.
Eppure viene considerato l’essenza della scrittura sacra, paragonato al sancta sanctorum del tempio di Gerusalemme.
Perché il nucleo dell’uomo è l’amore profondo, così forte (più forte della morte, dicono i versi del Cantico) da imbarazzarci se lo percepiamo.
Ma non qui.
Non siamo forse su La Poesia e Lo Spirito?
Auguro a tutti di pronunciare o ascoltare parole simili a quelle che seguono vivendo questa primavera che arriva.

Ora parla il mio diletto e mi dice:
«Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni!
Perché, ecco, l’inverno è passato,
è cessata la pioggia, se n’è andata;
i fiori sono apparsi nei campi,
il tempo del canto è tornato
e la voce della tortora ancora si fa sentire
nella nostra campagna.
Il fico ha messo fuori i primi frutti
e le viti fiorite spandono fragranza.
Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni!
O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia,
nei nascondigli dei dirupi,
mostrami il tuo viso,
fammi sentire la tua voce,
perché la tua voce è soave,
il tuo viso è leggiadro».

[Cantico dei Cantici – Capitolo II – versetti 10-14]

L’immagine in alto a sinistra è il Cantico dei Cantici IV (1958), ed è opera di Marc Chagall (1887-1985). Olio su carta. (Musée National Message Biblique Marc Chagall).

5 pensieri su “Semplicemente

  1. jolanda catalano

    Ho sempre dato al Cantico dei Cantici la priorità assoluta nelle mie letture.
    Di tanto in tanto lo rileggo e mi sembra sempre nuovo,diverso,moderno,splendido.
    Grazie Arturo per questa proposta.
    serena Pasqua
    jolanda

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  2. Gaja

    Il Cantico è *semplicemente* sublime.
    Ed è sublime leggerlo oggi, venerdì santo, primo giorno di primavera.
    Grazie, Arti.

    Rispondi
  3. lucy

    il cantico è conturbante perchè ci pare impossibile che nella storia drammatica di quel popolo e della vicenda dei suoi rapporti con dio ci sia posto per un inno alla gioia dell’amore che tocca corde così “umane”.
    ma è ancora un canto religioso, anche senza allegorie: che c’è di più sacro del vincolo d’amore esclusivo (che non esclude!) di due sposi?
    è conturbante, unheimlicht: perché in questo tempo che tutto consuma non siamo più abituati a parlare d’amore…
    semplicemente.
    grazie, art.
    buona pasqua!

    Rispondi
  4. claudia

    Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
    come sigillo sul tuo braccio;
    perché forte come la morte è l’amore,
    tenace come gli inferi è la passione:
    le sue vampe son vampe di fuoco,
    una fiamma del Signore!
    Le grandi acque non possono spegnere l’amore
    né i fiumi travolgerlo.
    Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
    in cambio dell’amore, non ne avrebbe che dispregio.

    un libro che non cessa mai di sorprendermi

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  5. Stella Maria

    Io dormo, ma il mio cuore veglia.
    un rumore! è il mio diletto che bussa:
    “Aprimi, sorella mia,
    mia amica, mia colomba, perfetta mia:
    perchè il mio capo è bagnato di rugiada,
    i miei riccioli di gocce notturne”.
    “Mi sono tolta la veste;
    come indossarla ancora?
    Mi sono lavata i piedi;
    come sporcarli?”.
    Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio
    e un fremito mi ha sconvolta.
    Mi sono alzata per aprire al mio diletto
    e le mie mani stillavano mirra,
    fluiva mirra dalle mie dita
    sulla maniglia del chiavistello.
    Ho aperto allora al mio diletto
    ma il mio diletto già se n’era andato, era scomparso.
    Io venni meno per la sua scomparsa.
    L’ho cercato , ma non l’ho trovato,
    l’ho chiamato, ma non m’ha risposto.
    mi han trovata le guardie che perlustrano la città;
    mi han percossa, mi hanno ferita,
    mi han tolto il mantello
    le guardie delle mura.
    Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
    se trovate il mio diletto,
    che cosa gli racconterete?
    Che sono malata d’amore!

    (Cantico dei Cantici IV poema, 2-8)

    un abbraccio
    Stella

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