20. Storie

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da qui

In tempi migliori, Cesare non lo avrebbe fatto, ma ora è disperato. E’ entrato nella casella di posta elettronica di un erudito assai noto nel mondo editoriale, il dottor Cavedagna, e sta seguendo passo passo il dialogo serrato da lui intrattenuto con Teodora, donna di età indefinibile e divoratrice insaziabile di libri. Discutono di articoli in forma di elzeviro che potrebbero confluire in un romanzo da pubblicare in rete o su uno dei quotidiani nazionali. Legge, non senza imbarazzo, cercando di evitare i passi che potrebbero sfociare in confidenze personali. Se s’imbatte in frasi del tipo quando mi dici così oppure devo confessarti, le salta a pie’ pari, rischiando di perdere particolari decisivi, ma conservando una coerenza apprezzabile e paradossale nello stesso tempo. Dagli scambi epistolari s’indovinano frammenti di racconto: la rabbia di Simone Vangelis, la passione di Medardo, il fascino di Viola, l’energia inesauribile di Cloe, l’angoscia di Alberto, le aspirazioni e i desideri del protagonista Brice Cento e via così, fino alla Venezia di Marco e alle traduzioni di Amerigo; il tutto inframmezzato dalle disavventure casalinghe del dottor Cavedagna, una sorta di fil rouge che attraversa le storie e ne costituisce il tessuto connettivo, la mappa sdrucita eppure in grado di dare ordine all’insieme. La vera sorpresa, per Cesare, è constatare come ogni snodo del racconto lo coinvolga al punto da suggerirgli possibili sviluppi, soluzioni inaspettate: Vangelis che spara contro Brice mentre questi si allontana; Viola che si getta d’impulso nelle braccia di Medardo; Amerigo che all’ultimo momento si salva dall’impatto con l’automobile di Cosimo; Alberto che lascia la cattedra accademica e diventa uno scrittore di culto; Marco che dimentica Venezia sedotto dalla bellezza eterna della capitale. Si rende conto che una storia può generarne mille, che il plagio non esiste e questo suo frugare nella posta altrui in fondo fa parte dell’intreccio, è un servizio che rende alla causa della letteratura.

10 pensieri su “20. Storie

  1. Anonimo

    Perche’ Cesare e’ disperato se e’ convinto che questo suo frugare nella posta altrui è un servizio che rende alla causa della letteratura?
    Basta che non pubblichi a suo nome gli elzeviri scritti a piu’ mani dal dott. Cavedagna e Teodora la musa divoratrice di libri.

    Dica, don Fabrizio, qualcuno ha sbirciato nella sua posta elettronica?

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  2. claudia

    di fatto la frase dice Cesare è disperato… per questo fruga; infatti in tempi migliori non lo avrebbe fatto, dunque, non è disperato perché fruga.
    la disperazione è causa del suo frugare (e comunque guardare nella posta altrui, benché col fine di rendere servizio alla letteratura, non è deontologicamente corretto :-)))

    che poi da una storia ne nascano mille è un po’ come nella vita: da un’azione ne scaturiscono, sempre, a catena, migliaia e, tutte, di solito, impreviste

    ciao!

    Claudia

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  3. Ema

    “Cesare non lo avrebbe fatto, ma ora è disperato.”

    La paura di essere sterili, lo spauracchio del taccuino vuoto!

    Per fortuna ogni tanto si può sbirciare nella posta(possibilmente senza paradossali coerenze) e tornare a far parte dell’intreccio!

    “Tu prova ad avere un mondo nel cuore
    e non riesci ad esprimerlo con le parole,
    e la luce del giorno si divide la piazza
    tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,
    e neppure la notte ti lascia da solo:
    gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro”
    F.De Andrè

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  4. M&C

    “Si rende conto che una storia può generarne mille, che il plagio non esiste”
    Anche io ormai l’ho capito…
    Però frugare nella posta altrui no, non può far parte dell’intreccio, non può essere giustificato: non è rispettoso, anzi è sopraffazione, e anche un po’ da vigliacchi…
    C’è un limite a tutto e il fine non può mai giustificare i mezzi (mi scuserà Niccolò Machiavelli….).

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  5. Barbara

    In fondo questo sbirciare nella posta altrui (che non andrebbe mai fatto naturalmente) è un po’ quello che fa lo scrittore quando entra nella vita dei suoi personaggi e li viviseziona per raccontarne la storia. Poi ogni storia può essere declinata in tanti modi diversi ma se ne sceglie uno e tutto quello che ne consegue.
    Però, a pensarci bene, e se fossero i personaggi che vivisezionano lo scrittore? 🙂
    Barbara

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  6. Titti

    A proposito di STORIE, correva l’anno 1982 e Riccardo Fogli cantava a Sanremo…

    Storie di tutti i giorni
    vecchi discorsi sempre da fare
    storie ferme sulle panchine
    in attesa di un lieto fine
    storie di noi brava gente
    che fa fatica s’innamora con niente
    vita di sempre ma in mente grandi idee.
    Un giorno in più che se ne va
    un orologio fermo da un’eternità
    per tutti quelli così come noi
    da sempre in corsa sempre a metà
    un giorno in più che passa ormai
    con questo amore che non è grande come vorrei.
    Storie come amici perduti
    che cambiano strada se li saluti
    storie che non fanno rumore
    come una stanza chiusa a chiave
    storie che non hanno futuro
    come un piccolo punto su un grande muro
    dove scriverci un rigo a una donna che non c’è più….

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  7. Stella Maria

    La vera sorpresa, per Cesare, è constatare come ogni snodo del racconto lo coinvolga al punto da suggerirgli possibili sviluppi, soluzioni inaspettate.
    Ecco cosa accade quando riusciamo ad immergerci in un libro, ci si ferma e si continua la storia a modo nostro scoprendo quasi sempre che l’autore la continua diversa, m anche questo è un gioco divertente a dimostrazione che la storia ci ha coinvolti totalmente e allo scrittore, soprattutto se è il preferito, non muoviamo critiche ma un sorriso all’angolo della bocca come per dire: mi hai fregato ancora! Oppure: provaci ancora … Sam!:-)opss, Faber Maria Leopoldo:-)
    Però Cesare, una cosa è la lettura dei libri ben altra quella della posta altrui e non ci si può lavar la coscienza così, con coerenza “apprezzabile e paradossale”, … e poi scusa, ci lasci a bocca aperta non raccontandoci le confidenze dei due? i particolari di una storia … online come va tanto di moda averne? nell’era del gossip questo non va bene, no, no:-)))))))))))
    smack Faber, o scack? :-))
    SM

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