Poiché ogni carne è come l’erba

 

 

Alberto Veléz ( Colombia, 1957)

 

EL GUAMO

Amanece. Sobre el guamo bañado
De rocío, un mirlo canta.
Sabor del tiempo en esa voz
Y en esas plumas que arden
Sin consumirse nunca. El mundo
Se despierta a la tristeza, a sus
Habituales tareas, insistiendo en
Su afán de no caer en el olvido.
Pobre empeño. La voraz Boca no
Dejará sucio ningún hueso.

Y sin embargo, nadie negaría
La belleza del día que se abre entre
La niebla. La humedad y la luz
Besándose se apartan. Los niños
Se levantan con sus juegos. Los
Mugidos de las vacas llenan
De alegría los establos. Terminan
Los hombres y mujeres sus batallas
De amor. Y el mirlo canta
Sobre el guamo bañado de rocío.

Mi corazón lo ve todo desde un
Sueño. Sé que no soy ni el mirlo
Ni la mañana que se abre sino el
Tiempo, que es todas las cosas.
Él nos une, separándonos.
Mi gozo es el gozo de sorprender un nacimiento,
La florescencia de la vida.
Mientras ese secreto nos sea revelado,
No importa la certeza de ser carne abatida,
Carne sin tiempo duradero.

 

IL GUAMO

Alba. Sul guamo bagnato

Di rugiada, canta un merlo.

Sapore del tempo in questa voce

E in queste piume che ardono

Senza ridursi a cenere. Il mondo

Si sveglia alla tristezza, ai

Suoi doveri quotidiani, cercando con

Fervore di non cadere nell’oblio.

Poveri sforzi. La bocca vorace

Non risparmierà alcun osso.

 

Eppure, nessuno negherebbe

La Bellezza del giorno che s’apre

Nella nebbia. Umidità e luce,

Baciandosi, s’allontanano. I bambini

Si svegliano ai loro giochi. Il

Mugghiare delle mucche riempie d’allegria

le stalle. Uomini e donne

smettono le loro battaglie

D’amore. E il merlo canta

sul guamo, bagnato di rugiada.

 

Il mio cuore vede tutto ciò da un

Sogno. So che non sono né il merlo

Né la mattina che s’apre, ma

Tempo che è tutto,

E che ci unisce, separandoci.

La mia gioia è la gioia di sorprendere una nascita.

La fioritura della vita.

Finché questo segreto ci è rivelato

Non importa la certezza di essere carne abbattuta,

Carne senza tempo che dura.

 

 

RETRATO DE MUJER

No espera nada. Acaso una
Muerte serena. Y ni eso. Porque
A su pecho es extraña la mesura.
Todo le sucede entre borrascas.

El amor la golpeó,
Le arrancó lo ojos.
Pero ella resistió sus arrebatos
Y vive, y porfía en ver,
Día a día, la luz
Entrar por su ventana.

 

RITRATTO DI DONNA

Non spera in nulla. Forse in una

Morte pacifica. O neppure quella. Perché

Non conosce la misura

A lei, tutto succede in una burrasca.

 

L’amore la stese al suolo.

Le scavò gli occhi.

Ma lei resistette ai suoi colpi

E vive e insiste nel vedere,

Giorno dopo giorno, la luce

Entrare dalla finestra.

 

RETRATO

Está sola.
Se acaricia la cara con un mano fría, y fuerza una sonrisa.
Qué cansancio.
Qué pesada es la hora sobre su espalda.
Se dobla, se refugia en su carne temblorosa.
No es la soledad a lo que teme
Sino a esos encuentros necesarios que
La golpean con apretones de manos, risas,
Chistes, opiniones.
Quisiera tanto estar viva. Pero no puede.
Un día y otro el trabajo la devora.
La aplasta contra sus propios huesos.
Si pudiera volar, cerrar los ojos y
Convertirse en lluvia, en viento,
En niña de nuevo.

Pero está sola. Y no sueña.
El cansancio baja desde sus mejillas carne abajo
Y la abate,
La hunde en un sollozo gutural
Que la desnuda.

 

RITRATTO

E’ sola.

Si accarezza il viso con una mano fredda, e si sforza di sorridere.

Che stanchezza.

Così pesante è l’ora sulle sue spalle.

Si china, si rifugia nella sua carne tremante.

Non è la solitudine che teme

Ma quegli incontri inevitabili che

La colpiscono con una stretta di mano, risate,

Scherzi, opinioni.

Le piacerebbe tanto essere viva. Ma non riesce.

Giorno dopo giorno il lavoro la divora.

La spinge contro le sue stesse ossa.

Se fosse capace di volare e chiudere gli occhi,

Trasformarsi in pioggia o vento,

ancora in una bambina.

 

Ma è sola. E non sogna.

La stanchezza scende dalle sue guance flaccide

E l’abbatte,

L’annienta in un singhiozzo gutturale

Che la denuda.

 

IX

Toda desnudez es naufragio:
Abandonas tierra firme y caes en un país sin límites.
El otro cuerpo está ahí, para que lo toques y hagas tuyo.
Pero siempre es ajeno.

Buceamos en la carne como perros en busca de la presa,
Que es más fuerte, más rápida, más sabia.

También somos presas.
Nos desnudamos y vemos en los ojos que nos miran
Nacer y morir el mundo en un instante.

Dulce guerra.
No puedo abandonarla.
No puedo.
¿Te mordió a ti la carne con tanta intensidad?
¿Abriste en la noche los ojos para ver tu cuarto lleno de bocas,
Senos, nalgas, muslos como dagas, soles de carne
En el techo y las cornisas?

¿Qué pasa con la carne, padre, cuando mueres?
¿Hay retozo, tiempo para el cansancio de la cópula?

 

IX

Tutta nudità è naufragio:

Si abbandona la terra ferma e si cade in un paese senza limiti.

L’altro corpo è là, per essere toccato e posseduto.

Eppure è sempre estraneo.

 

Ci immergiamo nella carne come cani alla ricerca della preda

Che è più forte, più veloce, più saggia.

 

Anche noi siamo prede.

Ci spogliamo e vediamo nell’occhio che ci guarda,

Il mondo nascere e morire in un istante.

 

Dolce guerra.

Non posso abbandonarla.

Non posso.

Sei stato morsicato così intensamente dalla carne?

Hai aperto gli occhi di notte per vedere la tua stanza piena di bocche,

seni, sederi, cosce come pugnali, soli di carne

nel soffitto e nel cornicione?

 

Che cosa succede alla carne, padre, quando muore?

Ci sarà tempo per la fatica di un amplesso?

 

 

MEMORIA

El mundo entonces eran las muchachas.
Los senos tenían nombres. Y las bocas.
A veces, el sueño estallaba en nuestras manos
Y las ingles se inflamaban de un licor espeso,
Regalo de los dioses.
Mañanas y noches de la carne,
Cuerpos cayendo por el fin del tiempo.

Fueron largos los insomnios.
Sin descanso, la sangre fluyó hasta nuestros miembros
Y faltó el aire para un deseo que no cesó ni esperó tregua.

Y los muchachos de entonces
Alardeamos de las batallas que perdimos.

 

 

MEMORIA

Un tempo, le ragazze erano il mondo.

I seni avevano nomi. E bocche.

Talvolta il sogno si spezzava nelle nostre mani

E l’inguine si gonfiava di un liquore denso,

Regalo degli dei.

Mattine e notti della carne,

Corpi cadenti per la fine del tempo.

 

Lungo era l’insonnia.

Senza sosta il sangue fluiva nei nostri membri

E ci mancava l’aria per un desiderio che non cessava e non ci dava tregua.

 

E noi, i ragazzi di quel tempo,

Eravamo orgogliosi delle battaglie che perdevamo.

 

VIII

Hoy he visto una foto en la que tienes
Sombrero, pantalón remangado y caña de pescar.
Estabas feliz, como si el mundo todavía
No existiera.
¿Qué pensabas esa tarde de risas?

Al verte en la fotografía,
Un puño se cerró sobre mi corazón.

A mí me alimenta la ocasional tristeza
De verte desde la perspectiva de los años
Como un hombre joven, inmune a las tormentas de la noche.
O como un anciano derrotado por la luz,
Con la fatiga de Dios sobre sus hombros.

¿Pensabas en qué esa tarde,
En quién?

 
VIII

Oggi ho visto una foto nella quale

Tu porti un cappello, un paio di pantaloni tirati su e una canna da pesca.

Eri felice come se il mondo non

Esistesse ancora.

Che cosa nascondevi in quel pomeriggio allegro?

 

Vedendoti in questa foto,

un pugno si chiuse sopra il mio cuore.

Mi coglie l’occasionale tristezza

Nel vederti dopo tanti anni

Da giovane uomo, immune ai tormenti della notte

O da vecchio sfidato dalla luce

Con la fatica di Dio sulle sue spalle.

 

A che cosa pensavi quel pomeriggio?

A chi?

 

XXIII

Siempre amé los árboles.
Coleccioné sus nombres como luego coleccioné mis apetitos.
Cuando estoy solo,
Recuerdo las formas de su sombra.
Desde allí me contemplas,
Como en esa lejana tarde de la infancia
En la que cambié mi herencia por un puñado de hojas.

 

XXIII

Ho sempre amato gli alberi.

Ho raccolto i loro nomi così come più tardi ho raccolto i miei appetititi.

Quando sono da solo,

Mi ricordo le forme delle loro ombre.

Da lì mi guardate,

Come in un pomeriggio d’infanzia, lontano,

Quando scambiavo la mia eredità per un pugno di foglie.

 

XXXV

¿Qué mirabas entonces, cuando la luz
No era luz sino agonía?

Tu vejez fue un alud:
Primero se te cayeron los hombros,
Después los brazos y por fin los sueños.
No quedó nada de ti.

¿Cómo viviste?
¿Qué dolor te sostuvo?

En algo nos parecemos:
En la terca decisión de soportar
Sin escándalos la ira de Dios.

 

XXXV

Che cosa guardavi quando la luce

Non era luce ma agonia?

 

La tua vecchiaia era una frana:

prima caddero le tue spalle,

poi le tue braccia e poi i tuoi sogni.

Nulla rimase di te.

 

Come sei vissuto?

Quale dolore ti sosteneva?

 

In una cosa ci assomigliamo:

la determinazione di sopportare

senza scandalizzarci l’ira di Dio.

 

Traduzione di Stefanie Golisch

Il quadro è di Francis Bacon

 

3 pensieri su “Poiché ogni carne è come l’erba”

  1. M&C

    “…La mia gioia è la gioia di sorprendere una nascita.
    La fioritura della vita.
    Finché questo segreto ci è rivelato
    Non importa la certezza di essere carne abbattuta,
    Carne senza tempo che dura.”

    La capacità di sorprendersi ancora, di guardare al miracolo della Vita con lo stesso stupore di un bambino….
    Un invito ed una speranza a non cadere “nell’oblio dei doveri quotidiani”!

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  2. stefanie golisch

    This is a message to Alberto Veléz, who, maybe googleing his name, might find my translations of his extraordinary poetry. I also translated this little selection in german and found already a literary journal who would like to publish them. I tried to contact you, but it seems to by quiete difficult! So, Mr. Velez, if you, by chance, find this message, please contact me: [email protected].
    And, of course: thank you for your wonderful, deep poems!

    Stefanie Golisch

    Rispondi ↓
  3. Tiziana Tius

    E si perdono al tatto le carni che giovano alle parole, ma i silenzi cercano speranze nuove che ritornino al ventre, al primo vagito, così la poesia spiega le ali e vola a rendere giustizia. Tiziana Tius

    Rispondi ↓

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